Qualche lieve scorrettezza e look rock ‘n’ roll: Supergirl è un cinefumetto un po’ tamarro, ma godibile- immagine 2

Milly Alcock (25 anni, australiana) è Supergirl: era apparsa nel finale di Superman (2025), il film su suo cugino.

LA SUPERCUGINA DEL PIÙ CELEBRE SUPERMAN torna in sala con un cinecomic anomalo e bislacco, tra mondi spaziali da B movie e atmosfere western polverose e postapocalittiche. La sceneggiatura è “teenageriale” e un po’ confusa (alcune sequenze sembrano scritte da un adolescente nerd appassionato di fumetti e videogiochi). La protagonista Milly Alcock, look e attitudine grunge rock, e il cattivo Krem (Matthias Schoenaerts) rendono però talora scorretta e divertente l’operazione. Per chi a Superman preferisce Kurt Cobain!

Spazio profondo, in un pianeta illuminato da un sole rosso. Kara Zor-El (Milly Alcock), ovvero Supergirl, da tempo esule del pianeta Krypton, festeggia il compleanno sola con il buffo cagnolino Krypto. La donna beve troppi superalcolici in bettole spaziali frequentate da alieni orribili. Ruthye (Eve Ridley), ragazzina umana la cui famiglia è stata sterminata dal sanguinario Krem (Matthias Schoenaerts) e dalla sua gang di Banditi, chiede aiuto a Kara. Supergirl, cugina di Superman (David Corenswet), sembra cinica e scostante, ma si vedrà costretta ad accompagnare Ruthye in un viaggio spaziale alla ricerca degli spietati assassini. Alle due ragazze si unirà il roccioso e burbero motociclista e cacciatore di taglie Lobo (Jason Momoa). Che ne sarà del gruppo? E del fido Krypto?

Se vi aspettate un cinecomic al femminile, capace di creare una nuova mitopoiesi “femminista”, resterete delusi. Supergirl è un piccolo pastiche che mescola stili, generi e supereroi già visti. Sembra concepito più per “divertire” che per far “pensare”. Progettato da James Gunn (regista dell’ultimo Superman, I guardiani della galassia e The Suicide Squad), è la quintessenza del postmoderno ludico e pop. Quello in cui ogni cosa sembra, almeno in parte, già nota, rielaborazione di mondi e stili conosciuti. Non ri-vediamo solo l’“universo” del cugino Superman, che compare in diverse sequenze, ma anche tanto cinema fantastico/fantascientifico. Da Guerre stellari (i bar popolati da alieni brutti e bozzoluti) a Mad Max (l’estetica di Krem e i suoi banditi). L’intuizione più brillante è mostrare Kara Zor-El (perfetta Milly Alcock) quasi come una rockstar malvestita, stropicciata, alcolizzata e segnata dal lutto. Un incrocio fra Kurt Cobain e “Dude” Lebowski al femminile. Il personaggio non indosserà la celebre tutina rossoblù per quasi tutto il film. Anzi, commenterà, vedendo il cugino Superman nella tuta da fumetto: «Ma perché indossa i mutandoni?!».

Supergirl riesce così a incarnare l’elogio della bontà che non significa melensaggine… Potremmo chiederci cosa sarebbe potuto essere questo film se il talentuoso regista Craig Gillespie (I, Tonya, Crudelia) avesse dato un minimo di autorialità all’opera. Pare ormai davvero difficile oggi, nel sovraffollamento di eroi in calzamaglia, trovare qualcosa di nuovo, originale e potente. Supergirl non lo è, ma ha l’innegabile capacità di divertire e creare simpatia.

Scorrettezza troppo lieve e debitrice a I guardiani della galassia? Forse, ma che la prima inquadratura sia dedicata al cagnolino Krypto che urina su una foto di Superman fa capire immediatamente un mood quantomeno super difforme, vitale e bislacco.

Qualche lieve scorrettezza e look rock ‘n’ roll: Supergirl è un cinefumetto un po’ tamarro, ma godibile- immagine 5

Milly Alcock e Matthias Schoenaerts