JESI Era il lontano gennaio 2020 quando iniziarono le prime interlocuzione con la Regione per avviare, proprio nelle Marche – più nello specifico, a Jesi – un mega polo logistico del colosso dell’e-commerce Amazon. Uno dei più grandi a livello europeo. Da allora, l’iter si è sviluppato come una sadica corsa a ostacoli, un gioco dell’oca in cui, ad un passo dal traguardo, si tornava sempre alla casella di partenza. Ci sono stati momenti in cui anche i più propensi all’ottimismo e alla fede cieca stavano per gettare la spugna. E invece, ora quel miraggio ha assunto i contorni di un’operazione tanto reale quanto prossima: il 6 luglio, l’hub alla Coppetella aprirà i battenti e diventerà operativo, finalmente (la struttura è pronta da mesi).

 

La traiettoria di sviluppo

I piani della multinazionale per il polo di Jesi li aveva illustrati direttamente l’amministratore delegato di Amazon Italia Logistica Lorenzo Barbo, in un sopralluogo a cui avevano preso parte, tra gli altri, anche l’allora viceministro alle Infrastrutture Bignami (oggi capogruppo alla Camera di FdI) e il governatore Acquaroli. Era il 28 marzo 2024 e Barbo aveva spiegato come da quell’edificio sarebbero stati «smistati pacchi diretti verso 200 destinazioni. Il magazzino servirà principalmente il Centro-Sud, ma è previsto che sia legato con tutta Europa». Le Marche diventeranno così cuore logistico del Vecchio Continente, chi l’avrebbe mai detto. Un hub da 180 milioni di euro e 240mila metri quadri sviluppato su quattro piani, che nel giro di tre anni assumerà mille addetti a tempo indeterminato. Fin qui, l’hub in senso stretto. Ma attorno al polo Amazon ruota tutto un indotto che conta di brillare di luce riflessa in termini di sviluppo. A partire da Interporto Marche che, nelle fasi iniziali del complicatissimo iter di approdo della multinazionale Usa a Jesi, ha venduto una parte dei suoi terreni per permettere la realizzazione della struttura. «Accogliamo con piacere l’avvio dell’impianto Amazon che porterà lavoro anche nell’indotto – esulta Massimo Stronati, presidente di Interporto Marche Spa – Siamo pronti a supportare con gli spazi logistici ed i parcheggi buffer le movimentazioni di camion per alleggerire il traffico locale».

Cosa fa l’interporto

Tradotto dal gergo tecnico: l’interporto mette a disposizione della multinazionale, nelle ore di punta del traffico, degli stalli nei quali i camion pronti ripartire dall’hub di Amazon possono sostare dai 30 minuti alle due ore quando l’autostrada è congestionata. «Lunedì prossimo, inoltre, Interporto Marche pubblicherà il bando di locazione dei locali (una decina, ndr) della nuova palazzina ristrutturata nei mesi scorsi – aggiorna la road map Stronati – Abbiamo ottenuto già numerose dimostrazioni di interesse da parte di aziende ed enti anche a livello nazionale e internazionale». Oltre alla vocazione di centro intermodale, l’ambizione dell’interporto del futuro è quella di diventare sempre più un centro servizi a supporto dei grandi player. «Per Amazon faremo un lavoro di sartoria marchigiana su misura», scherza (fino ad un certo punto) Stronati. Distributori di benzina ed idrogeno, spazi, punti ristoro e motel da mettere a disposizione delle aziende intenzionate ad insediarsi nell’area. Oltre ai binari potenziati per movimentare merci e ai magazzini per il trasporto su gomma, l’infrastruttura di via Coppetella si prepara a percorrere un’altra traiettoria di sviluppo: diventare base per gli scambi di merce in arrivo da e in partenza per Cina e Giappone: «Al momento, insieme alla Regione, stiamo lavorando su queste destinazioni – spiega Stronati – Così svilupperemmo la piattaforma logistica con porto e aeroporto. E siamo all’opera anche per ampliare i nostri spazi per le società satellite di Amazon». L’effetto domino – una volta tanto – positivo.