di
Rinaldo Frignani

Uccisi madre, padre e figlia di 8 anni del Bangladesh: grave il primogenito. Ricercato un connazionale. L’ipotesi: respinto dalla donna, si sarebbe vendicato

«Un uomo non muore da solo. Dovresti morire con i tuoi cari. Così nessuno deve soffrire per nessuno». Shahadat Hossain, 43 anni, nato in Bangladesh, richiedente asilo in attesa di ricevere il permesso di soggiorno dalla Questura di Frosinone, lo ha scritto sul suo profilo Facebook prima della strage, per la quale è accusato, di una famiglia di connazionali per i quali era ormai diventato una scomoda presenza in casa. E solo il giorno precedente aveva esultato, sempre sui social, perché Neymar era tornato in campo ai Mondiali americani con la nazionale brasiliana di calcio. Adesso è ricercato dappertutto dalla polizia, non solo a Roma, ma anche in altre città dove potrebbe essersi rifugiato da qualche conoscente.

Nella serata di venerdì Hossain — disoccupato dopo aver, per qualche settimana, raccolto mance fuori da un supermercato di Casalotti, alla periferia ovest della Capitale, aiutando chi portava la spesa — è stato visto fuggire alle 22 dalla palazzina di via Montiglio dove erano stati appena uccisi a colpi di mannaia la piccola Islam Arowa, 8 anni, e i suoi genitori, Kamal Uddin Babul e Jahan Hosne Momotay, di 39 e 38 anni. 



















































Unico sopravvissuto il figlio maggiore della coppia, Amir Hossain Uddin Babul, ricoverato in prognosi riservata al Policlinico Gemelli. È stato salvato da alcuni passanti che portavano a spasso i cani e che sono accorsi mentre l’aggressore gli stava sopra, tenendolo fermo per continuare a colpirlo con la lama. 

Una scena da film dell’orrore. Come quella che si è presentata qualche istante più tardi ai primi poliziotti arrivati in via Montiglio dopo essere stati avvisati dai vicini di casa: i corpi della mamma e della bambina erano stati trascinati sul pavimento e nascosti sotto un letto. Sulle braccia i segni evidenti di un disperato tentativo di difesa. In un’altra stanza invece il cadavere di Kamal Uddin, che da almeno 15 anni lavorava anche lui davanti a un supermercato vicino casa aiutando i clienti a caricare la spesa in macchina. Anche lui ha lottato per sopravvivere.

L’ossessione

Gli investigatori della Squadra mobile, diretti da Roberto Pititto, indagano ora sul movente della strage che sarebbe avvenuta in due fasi: inizialmente Shahadat Hossain, già con moglie e figli residenti a Londra, si sarebbe recato come ogni giorno nell’appartamento di via Montiglio dove ormai veniva visto sempre più spesso, come per strada, insieme alla moglie di Kamal, e avrebbe cercato un approccio con la 38enne, venendo respinto. Era già successo altre volte. A quel punto per vendicarsi avrebbe afferrato la mannaia avventandosi sulla donna e la figlioletta, uccidendole. Nessuna delle due avrebbe fatto in tempo a gridare per chiedere aiuto. 

Nessuno nel palazzo si è accorto di quello che stava accadendo. Non si esclude, vista l’assidua frequentazione con la famiglia di Kamal, soprattutto quando quest’ultimo era al lavoro, che Shahadat Hossain possa aver preteso qualcosa di più di una semplice amicizia dalla moglie, che aiutava a portare le buste della spesa, ma che allo stesso tempo pedinava anche quando usciva con la bambina per andare a mangiare un gelato vicino casa. «Era come se volesse controllarla, entrava nel nostro locale senza consumare nulla. Succedeva spesso», confermano nel bar.

Il secondo assalto

La seconda fase della strage, secondo le ricostruzioni, l’ha messa in atto più tardi, dopo aver tentato di cancellare le tracce di sangue dall’appartamento. Kamal Uddin e il figlio, di ritorno dal lavoro, lo hanno sorpreso in casa. Da capire se Hossain — conterraneo della moglie del 39enne, entrambi provengono da Noakhali, nel sotto-distretto di Companiganj — li stesse aspettando per completare la mattanza oppure si sia attardato nel pulire l’appartamento dal sangue. Fatto sta che avrebbe subito eliminato il capofamiglia, inseguendo poi in strada il ragazzo fuggito nonostante le ferite. «Stavo guardando Norvegia-Francia in tv — racconta Agostino, sindacalista Cgil che abita di fronte — all’improvviso ho sentito grida provenire dalla strada: mi sono affacciato alla finestra e ho visto l’assassino, con la maglia blu, fuggire e il ragazzo ferito a terra».

Le indagini e la fuga

Il killer è scappato a piedi, si è tolto la t-shirt, poi recuperata dalla polizia, è passato davanti alla sua abitazione ed è sparito nel nulla. Ancora a piedi, probabilmente. Da solo, quasi sicuramente. Visto il tenore del messaggio lasciato sui social non è ancora chiaro se il massacro sia stato premeditato oppure frutto di una decisione improvvisa davanti all’opposizione della donna.

Le indagini sono coordinate dalla Procura che ha aperto un fascicolo per omicidio plurimo e tentato omicidio aggravato. Le autopsie sono state disposte e saranno svolte all’istituto di medicina legale del Gemelli. Ma sotto choc è un intero quartiere di Roma, con il sindaco Roberto Gualtieri che parla di «tragedia di gravità inaudita, difficile anche solo da immaginare».
 «Tutta la città è sgomenta — sottolinea il primo cittadino —. La comunità di Casalotti è sconvolta. In questo momento di dolore voglio far arrivare, a nome mio e di tutta l’amministrazione, la nostra vicinanza ai familiari, agli amici e a tutti coloro che volevano bene a questa famiglia. Un pensiero particolare va al giovane figlio sopravvissuto».


Vai a tutte le notizie di Roma

Iscriviti alla newsletter di Corriere Roma

28 giugno 2026