Prima di Walt Disney. Prima di Biancaneve. Prima che Hollywood trasformasse l’animazione in un impero. Il primo lungometraggio animato arrivato integro fino a noi fu realizzato da una donna. Si chiamava Lotte Reiniger, e nel 1926 firmò “Le avventure del principe Achmed”. Cento anni dopo, a Bologna, un’altra donna, la musicista Valeria Sturba, gli ha dato una nuova voce. A Bologna c’è un festival di film “vecchi” frequentato soprattutto da giovani. È Il cinema Ritrovato, una delle più importanti rassegne al mondo dedicate al cinema del passato, alle riscoperte, ai restauri di capolavori. Nella piazzetta dedicata a Pier Paolo Pasolini, ieri sera è stato proiettato un film di una bellezza estrema. È il primo lungometraggio di animazione della storia. O almeno: il primo arrivato integro fino a noi. È del 1926, compie esattamente cento anni. E no, non lo ha realizzato Walt Disney, né il suo amico e collega Ub Iwerks. Lo ha realizzato una donna. Si chiamava Lotte Reiniger. E ieri sera, un’altra donna ha vestito quel film di suoni. Si chiama Valeria Sturba. Il primo lungometraggio animato è opera di una donna, e quasi nessuno lo sa. Nella memoria collettiva, Disney ha occupato tutto lo spazio: per lei, pioniera dimenticata, una dissolvenza al nero. Ma ieri la hanno riscoperta tanti ragazzi e ragazze, il pubblico giovane del Cinema Ritrovato. Lotte Reiniger era nata a Berlino nel 1899. Aveva vent’anni, quando la Germania viveva un momento magico per l’arte, per il cinema, per il teatro: con i film di Lang e Murnau, i quadri di Kokoschka e di Grosz, il teatro di Max Reinhardt. Tutto sarebbe stato spazzato via dal nazismo. Ma quando lei aveva vent’anni, c’era spazio per sognare, per creare. Il film presentato al Cinema Ritrovato si chiama “Die Abenteuer des Prinzen Achmed”, le avventure del principe Achmed. In Italia è conosciuto come “Achmed, il principe fantastico”. È una storia d’amore, ambientata in un Oriente che mescola le Mille e una notte alle fiabe giapponesi. Lotte Reiniger disegnava figure solo in silhouette, ma con questa tecnica era capace di esprimere ogni sfumatura dell’animo. Quando realizzò “Le avventure del Principe Achmed”, Lotte Reiniger aveva appena 27 anni. Da tre lavorava al progetto. Ci sono 300mila inquadrature, nel film. Alcune terribilmente emozionanti. C’è un cavallo che sale nel cielo vertiginosamente, supera le nuvole, che si colorano di toni sempre più “freddi”, fino a darci la sensazione di una creatura – il principe – e del suo cavallo smarriti nello spazio più estremo. In luoghi mai esplorati sino ad allora. Come era, di fatto, per quei territori del racconto che stava esplorando la Reiniger. Dovevano passare ancora undici anni, prima che Disney realizzasse “Biancaneve e i sette nani”, il suo primo lungometraggio. La proiezione di ieri è stata resa memorabile dal commento sonoro di una musicista, Valeria Sturba, che ha intrecciato alle immagini una tessitura di loop, note suonate dal vivo col violino, il violino stesso usato come uno strumento percussivo da pizzicare, e poi canti, accordi di tastiere, persino polifonie con due temi musicali in tonalità differenti suonati contemporaneamente. Valeria Sturba è una polistrumentista, cantante e compositrice il cui orizzonte musicale spazia dalla canzone d’autore al rock al jazz. A maggio 2024 è uscito il suo primo album solista, “Le cose strane”. Lavora da sola e in duo con Vincenzo Vasi, ha collaborato con Cristina Donà e con Elio e le Storie tese. Ascoltarla, insieme alle immagini intense, magnetiche, poetiche di Lotte Reinniger, è stata una rivelazione. Valeria lavora con i suoni e con i rumori, con i silenzi e con i pieni. Per una sera, nella piazza dedicata a Pasolini, due artiste che non si sono mai conosciute hanno dialogato attraverso un secolo. Lotte Reiniger, pioniera dell’animazione, e Valeria Sturba, esploratrice di suoni. Una creando immagini quando alle donne era raramente concesso occupare il centro della scena. L’altra restituendo oggi vita, respiro e presente a quelle stesse immagini. E ricordandoci quanto spesso la storia dell’arte debba ancora recuperare i nomi delle donne che l’hanno costruita.