La Flotta del Nord della Marina russa celebra uno dei traguardi più significativi, e per alcuni più spaventosi, della sua modernizzazione navale degli ultimi decenni. L’incrociatore lanciamissili a propulsione nucleare Admiral Nakhimov, appartenente alla leggendaria classe Kirov di matrice sovietica, ha fatto ufficialmente rientro lo scorso 26 giugno nel porto di Severomorsk, la sua base storica, dopo ben ventinove anni di assenza dovuti a una complessa e infinita opera di rifacimento. Considerato il restauro bellico più articolato e difficile nella storia della Russia, il mastodontico incrociatore si trova ormai alle battute conclusive delle sue prove in mare. La complessa cronistoria del suo risveglio ha visto lo scafo tornare a galleggiare il 25 luglio del 2025, per poi riprendere a navigare autonomamente nell’agosto dello stesso anno, rompendo un digiuno di motori durato ventotto anni. Il primo giugno di quest’anno è iniziata la fase finale dei test, culminata appunto con l’ingresso trionfale a Severomorsk.
Alcune specifiche tecniche della classe: perché è un gigante?
La classe Kirov dell’Admiral Nakhimov ha tutto il diritto di essere considerata “leggendaria” da parte degli stimatori più attenti della tecnologia bellica. Altresì denominata come “проекта 1144 Орлан” (Progetto 1144 Orlan), la Kirov entra in pieno servizio negli anni ’80 per conto della Voenno-morskoj flot SSSR, la Marina Militare sovietica in servizio dal 1937 al 1991, anno della dissoluzione dell’URSS, chiaramente. Nota in patria dagli esperti anche come Atomnyj Raketnyj KRejser, è una nave colossale che riesce a rivaleggiare senza alcun problema anche con le moderne portaerei e gli attuali incrociatori: lunga 252 metri e larga quasi 30 metri, è sospinta da due reattori nucleari KN-3 e 2 turbine a vapore GT3A-688 da 140.000cv che la possono portare a sfiorare la velocità (incredibile per una nave di quelle dimensioni) di circa 60 km/h. Per mettere in proporzione, una delle 11 portaerei degli Stati Uniti, la USS George Washington, anch’essa nucleare, è spinta da 4 turbine a vapore da 264.000cv e può raggiungere una velocità massima di 56 km/h, mentre un incrociatore americano di classe Virginia può arrivare a 57km/h. La Kirov ha un’autonomia di circa 1.900 km e può ospitare più di 700 persone nell’equipaggio.

La classe navale “genetrice” della Nakhimov ha inoltre uno degli arsenali più completi mai visti all’interno della marina russa (indipendentemente dall’epoca): per quanto concerne i sensori di bordo (i radar, insomma), la classe Kirov ne detiene di 4 tipologie, ovvero 2 radar di scoperta (notoriamente di tipo Top Pair e Top Steer), 6 radar missilistici (normalmente di tipo Eye Bowl, Top Dome e Pop Group), 3 radar di navigazione (di tipo Palm Frond) e ben 5 radar di tiro (come i Kite Screech e i Bass Tilt CIWS). Dal punto di vista dei sistemi difensivi, la classe detiene ogni tipologia di tecnologia per la deterrenza composta da 2 sonar (uno a prua e uno da traino), 15 contromisure EW per la guerra elettronica (di tipo Side Globe, Bell e Rum Tub) e 2 esche lanciachaff per confondere i radar.

La classe continua a splendere anche dal punto di vista dell’arsenale bellico offensivo, come verrà trattato anche avanti con la nave specifica. La Kirov detiene 20 missili antinave P-700 Granit (altresì noti come SS-N-19 Shipwreck), 192 missili antiarei di tipo S-300F Fort, S-300FM Fort-M e 3K95 Kinzhal e ben 4 lanciarazzi MIT RBU-6000 capaci di sparare ben 12 razzi antisommergibile da 213 mm (o anche 300, in alcune istanze). La classe, nel 1980, venne anche pensata per trasportare 2 elicotteri antisommergibile Kamov Ka-25.
Un arsenale da primato mondiale: 176 celle di lancio verticale
La portata degli interventi di ammodernamento è stata talmente profonda che la maggior parte degli analisti militari considera l’Admiral Nakhimov come una nave da combattimento completamente nuova al suo interno. Tutti i vecchi sistemi missilistici dell’era sovietica sono stati integralmente sostituiti per fare spazio al più imponente arsenale al mondo di missili da crociera e ordigni terra-aria a lungo raggio. La nave vanta ora la bellezza di 176 celle di lancio verticale. Per comprendere la mostruosità di questa potenza di fuoco, basti pensare che le più pesantemente armate unità navali occidentali moderne, come i cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke Flight III della Marina degli Stati Uniti, integrano solo 96 celle, mentre i cacciatorpediniere cinesi della classe Type 055, i più temibili di Pechino, si fermano a 112 vettori.

Oltre a questa spaventosa capacità d’attacco, la super-nave russa ha potenziato enormemente le sue difese anti-sommergibile introducendo il nuovo sistema anti-siluro Paket-NK e il sistema missilistico Otvet. Questa micidiale combinazione tecnologica, unita alla capacità di ospitare a bordo fino a tre elicotteri Kamov Ka-27 specializzati nella caccia ai sottomarini, permetterà all’equipaggio di localizzare, tracciare e ingaggiare i sommergibili nemici a grandissime distanze. Si tratta di una risorsa cruciale per Mosca, specialmente nell’area operativa della Flotta del Nord, dove si prevede che si concentreranno le future operazioni sottomarine della Nato.
L’ombra dei radar obsoleti e il problema dell’invisibilità
Nonostante il design risalga ancora all’Unione Sovietica, la struttura originaria possedeva un potenziale di aggiornamento così elevato da permettere oggi alla Russia di schierare l’unica nave di superficie in grado di competere quasi alla pari con i gioielli tecnologici americani e asiatici, come i già citati Type 055 cinesi o i sudcoreani della classe Sejong the Great. Se da un lato le tecnologie dei missili da crociera russi sono ritenute all’avanguardia mondiale, dall’altro gli esperti sollevano forti dubbi sulla reale sofisticatezza dei radar e dei sistemi di trasmissione dati installati a bordo, giudicati probabilmente meno avanzati rispetto alle controparti cinesi e statunitensi. Un altro grande punto debole dell’Admiral Nakhimov risiede nella totale assenza di accorgimenti strutturali per la riduzione della sezione radar. Al contrario delle moderne navi invisibili, come la classe Zumwalt americana o il Type 055 cinese, l’incrociatore russo risulta imponente e facilmente rilevabile e tracciabile anche a lunghissima distanza, un difetto strutturale che comunque condivide con i cacciatorpediniere americani Arleigh Burke e con tutte le altre grandi navi della flotta russa.
I test nel Mar di Barents e la protezione dei sottomarini nucleari
L’ultima fase delle prove in mare ha lo scopo di verificare minuziosamente ogni singolo apparato del colosso d’acciaio prima dell’accettazione formale da parte dei vertici militari. I test comprendono la valutazione delle prestazioni della propulsione nucleare, i sistemi di navigazione, l’integrazione del sistema di combattimento, il funzionamento dei radar, le comunicazioni e le interfacce delle armi, con durissime prove di resistenza condotte nelle gelide acque del Mar Bianco e del Mar di Barents. Il ritorno a Severomorsk dimostra che la nave sta superando i test con successo e si avvicina all’integrazione operativa.
Severomorsk non è una scelta casuale: si tratta del quartier generale e della base principale della Flotta del Nord, situata sulla sponda orientale della Baia di Kola e strategicamente fondamentale perché libera dai ghiacci per tutto l’anno. Oltre a ospitare la rinata Admiral Nakhimov, la base custodisce il nucleo duro della flotta sottomarina a propulsione nucleare russa, compresi i sottomarini d’attacco e quelli balistici. Ed è proprio questo il compito finale assegnato al mastodontico incrociatore: fare da scudo e proteggere i sottomarini strategici russi carichi di testate atomiche.
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