di
Simone Dinelli
Diego Mecchi: «Sento il bisogno di parlare e raccontare com’era davvero Mirko. In questi giorni ho letto un sacco di falsità e cattiverie sulle quali non riesco a passare sopra»
«Sento il bisogno di parlare e raccontare com’era davvero Mirko. In questi giorni ho letto un sacco di falsità e cattiverie sulle quali non riesco a passare sopra». A dirlo è Diego Mecchi, musicista e compositore camaiorese, oltre che insegnante di canto del giovane di 24 anni ucciso con la madre mercoledì scorso a fucilate dal padre Piero Moriconi, nel giardino di casa a Pieve di Camaiore.
Mecchi, come e quando ha conosciuto Mirko Moriconi?
«Nel 2020, proprio nell’anno dell’emergenza Covid. Mirko non aveva ancora compiuto 18 anni: un giorno mi scrive e mi dice che vorrebbe chiedermi aiuto per diventare un cantante. Io sono un artista che viaggia molto e spesso è fuori per lavoro, ma in quel periodo ero fermo. Accetto, ci incontriamo il giorno successivo e nasce subito una simpatia reciproca, ben presto estesa anche a mia moglie».
Cosa ricorda di quell’incontro?
«Un ragazzone alto 1,93 metri, un vero gigante che dietro a quell’aspetto fisico imponente nascondeva dolcezza e timidezza. Ebbi subito la sensazione che fosse in cerca di qualcosa. O meglio ancora, di qualcuno che lo capisse».
Come andarono le prime lezioni di canto?
«La partenza non fu semplice. Mirko soffriva sin da bambino di dislessia e dunque iniziammo da lezioni di dizione: gli facevo leggere frasi di Shakespeare, che ripeteva sino a che non pronunciava in modo esatto. E così arrivarono i primi miglioramenti».
Aveva una enorme passione per la musica, come si vede dalle sue riflessioni sui social.
«Sì, è vero. Non era un grande cantante e non lo sarebbe mai stato: questo lo sapeva anche lui. Ma gli interessava solo migliorarsi e devo dire che quando rappava era piacevole ascoltarlo. Tirava fuori la dolcezza e la forza interiore che aveva dentro di sé».
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Si confidava con lei sulla sua vita privata?
«Molto. Quando ci siamo conosciuti lui stava con una ragazza, ma si capiva che c’era qualcosa che gli mancava. Raggiunto un certo livello di confidenza, eravamo nel 2022, l’ho invitato a fare coming out: ricordo bene quel giorno».
Cosa gli disse?
«Parlammo a lungo e io lo esortai a essere se stesso. “Sappiamo entrambi che sei gay”, furono le mie parole. “Non è una colpa. Vivi la tua vita con serenità, non è certo questo che cambia il giudizio su una persona”».
E Mirko come reagì?
«Forse quelle parole rappresentarono una spinta per una decisione già presa: iniziò a parlare della sua omosessualità alle persone a lui più strette e la sua vita svoltò in positivo».
In che modo?
«Mirko sin da ragazzino era stato bullizzato per il fatto di essere sovrappeso. Quando ci siamo conosciuti pesava 157 chili. Dopo l’outing fu come se si fosse liberato di un peso. Dimagrì arrivando a perdere circa 60 chili, iniziando a partecipare a concorsi di canto e facendosi intervistare in radio: insomma, cominciò ad affrontare la vita con gioia».
Cosa le raccontava Mirko del suo rapporto con i genitori?
«La madre Kety credo abbia sempre saputo dell’omosessualità del figlio, l’ha sostenuto con grande dolcezza. Si capisce bene anche dai pensieri di Mirko sui social».
E col padre?
«Da quello che mi raccontava, lo amava molto e si era anche tatuato il suo nome sul braccio. Però soffriva per il fatto che il papà non accettasse la sua omosessualità. Ho letto molti commenti in questi giorni, ma una cosa la posso dire con certezza: è così che Mirko viveva la situazione. Il giorno di quel post del 2022 portato adesso al centro della cronaca («È brutto pensare che un padre ti preferisce morto che gay», ndr) chiamò me e mia moglie e si mise a piangere al telefono. Mirko avrebbe fatto qualsiasi cosa per avere la comprensione e l’accettazione del padre».
Durante l’interrogatorio Piero Moriconi ha parlato del figlio definendolo alcolizzato e drogato.
«Posso rispondere solo per la mia esperienza diretta con Mirko, che era piuttosto assidua visto che ci vedevamo per le lezioni 2-3 volte a settimane. Mai visto niente che potesse in qualche modo farmi pensare ad un suo stato di alterazione. Per ciò che ho visto, sono accuse infondate».
Lei ha mai conosciuto il padre di Mirko?
«L’ho visto solo una volta e non posso giudicarlo caratterialmente, ma certo quello che ha fatto è imperdonabile. In questi giorni ho letto i commenti di tante persone che in qualche modo giustificano il suo gesto verso moglie e figlio: ma come si può?».
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28 giugno 2026 ( modifica il 29 giugno 2026 | 07:50)
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