di
Alessia Colaianni
Il nuovo libro di Valter Tucci, psicologo e direttore del laboratorio di Genetica ed Epigenetica del Comportamento dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova racconta come la vulnerabilità possa cambiare il mondo
L’inseguimento tra leone e gazzella è forse la scena più comune, quella che torna subito alla nostra mente quando si parla di predazione. Il carnivoro possente che riesce a braccare l’esile bovide e affonda le fauci nelle sue carni, il meritato pasto. Il predatore forte e la preda debole. Questo binomio, sin troppo semplificato per descrivere la reale complessità dei rapporti ecologici tra organismi, è poi diventato un modello con cui descrivere le dinamiche sociali, culturali, politiche ed economiche di noi esseri umani. Valter Tucci ci invita a osservare con più attenzione la natura per capire che nella vulnerabilità delle prede si riflette quell’adattabilità a cui dovremmo ispirarci per affrontare le sfide del futuro. È questo il messaggio del suo nuovo libro L’intelligenza delle prede. I poteri dei vulnerabili cambieranno il mondo, edito da Bompiani.
La forza della preda
Siamo abituati a un racconto stereotipato della predazione, che vede nel predatore il protagonista, il vincitore. Dal saggio dello psicologo e direttore del laboratorio di Genetica ed Epigenetica del Comportamento dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, invece, emerge una visione più completa dei rapporti che intercorrono tra le diverse specie e un differente punto di vista sugli animali che generalmente rivestono il ruolo di preda. Da un lato il predatore non è infallibile: può sbagliare, riprovare, tirarsi indietro in situazioni sfavorevoli o indebolirsi; dall’altro la preda mostra grande capacità di adattamento, di lettura del proprio territorio e di tutti quegli indizi che le possono servire per sopravvivere. «Un aspetto importante è che, se osserviamo attentamente la preda, vediamo una capacità di adattamento, una flessibilità e una sensibilità a determinati contesti molto più ampie. — ci spiega l’autore, intervistato in occasione dell’uscita del libro —. La preda deve adattarsi, saper riconoscere quali sono i segnali rilevanti nell’ambiente, trovare una strategia, comprendere i tempi e individuare il momento giusto per agire. Il predatore, invece, può essere molto più limitato in termini di comportamenti. Per questo mi sembrava importante celebrare ciò che in natura è più complesso».
Imparare dagli altri animali (con qualche accorgimento)
L’intelligenza delle prede non mira solo a una rilettura della predazione da una prospettiva biologica, desidera anche scardinare quelle analogie e quegli schemi che hanno permeato ambiti come società, politica ed economia con logiche estremamente banalizzate in cui la potenza, la dominazione, finanche il sopruso, accostati alla figura del predatore, sono valori a cui aspirare. Proiettare dinamiche di altre specie sull’essere umano può essere insidioso ed esporre al rischio di leggere negli altri animali comportamenti che appartengono a Homo sapiens e, viceversa, in qualche modo forzare logiche tipiche di altri animali per adattarle alle nostre vite. Allora quali lezioni possiamo realmente apprendere dalla natura per aiutarci ad affrontare le sfide dei nostri tempi? Tucci è molto chiaro su questo aspetto: «Ogni volta che studiamo la natura impariamo qualcosa, perché possiede un repertorio di cambiamenti e di soluzioni per noi quasi inimmaginabile: è una fonte straordinariamente ricca di risposte in qualunque campo. Inoltre, con gli altri animali condividiamo la biologia, la fisiologia e una buona parte della nostra genetica, quindi rappresentano sicuramente modelli utili. Detto questo, mi preme sottolineare che ogni comportamento che osserviamo negli altri animali è legato a uno specifico contesto fisico e a una determinata storia evolutiva. Per questo motivo bisogna essere cauti e comprendere che non esiste un rapporto uno a uno tra noi e le altre specie — prosegue lo scienziato — . Il rapporto predatore-preda è qualcosa che abbiamo trasferito dal mondo animale al nostro quasi integralmente, ma non si applica alla nostra situazione. Noi siamo molto più ricchi e complessi rispetto al contesto in cui vivono gli altri animali. Basti pensare al tema delle risorse: le condividiamo, le produciamo, abbiamo sviluppato capacità cognitive molto più elevate e ci siamo dati delle regole per evitare la sopraffazione degli altri. Certo, attualmente le regole vengono talvolta utilizzate anche per quello, ma storicamente non è questo il loro scopo. Proprio per questo, secondo me, è fondamentale comprendere come funzionano i comportamenti degli altri animali, anche per prendere le distanze da interpretazioni troppo semplicistiche del nostro modo di vivere e di relazionarci».
Tra serpenti immuni al veleno e modelli matematici ispirati a lepri
Tra pagine del libro si susseguono curiosi esempi tratti dal regno animale. Veniamo a conoscenza di alcuni serpenti che si sono adattati, perdendo efficienza e velocità, per riuscire ad attaccare i tritoni del genere Taricha senza essere uccisi dal loro veleno; guardiamo da vicino come i lupi selezionano le loro prede; leggiamo con stupore come ci si possa difendere con l’inganno o facendo squadra. L’autore ci rivela che la lepre delle nevi è l’animale che lo ha più colpito, non a caso il suo comportamento è stato usato per validare modelli matematici per la previsione delle dinamiche preda-predatore. «La lepre dimostra una straordinaria capacità di difendersi, sopravvivere e adattarsi a diverse forme di predazione. È un po’ quello che succede anche nella nostra specie. Crescendo, infatti, incontriamo diversi pericoli. Alla fine il nostro repertorio di sopravvivenza è il risultato di tutti questi meccanismi che impariamo a bilanciare in base al contesto. Credo che in questo sia racchiusa parte dell’essenza del libro: la preda deve essere flessibile, deve saper riconoscere ogni forma di pericolo e non soltanto il predatore per antonomasia».
Osservare da una nuova prospettiva
Il saggio di Tucci offre a lettrici e lettori un nuovo sguardo attraverso cui osservare il presente. Guerre, crisi economiche, instabilità politica e fragilità ambientale sono gli effetti del continuo abuso di una forza aggressiva, incapace di fermarsi in tempo, analizzare le circostanze e modificare la rotta. Come suggerisce l’autore potrebbe essere la vulnerabilità a salvarci dal baratro, in maniera inaspettata rispetto ai valori che storicamente abbiamo nutrito: «Quando pensiamo alla vulnerabilità, non è automatico il passaggio a fragilità e debolezza, perché non tutta la vulnerabilità significa debolezza. La vulnerabilità è più vicina all’esposizione. Noi tutti siamo oggi in una situazione di vulnerabilità perché siamo esposti: abbiamo creduto nell’illusione di una protezione garantita dal progresso e scopriamo che questa protezione non esiste. Siamo, anzi, sempre più esposti. Nel mondo animale la preda ha sempre sviluppato nuove forme di adattamento che le hanno permesso di sopravvivere. Guardando la nostra società, mi sembra che abbiamo perso questo meccanismo di difesa, convinti invece di aver costruito un sistema sicuro. Non è così. Forse è il momento di fare un passo indietro, verso la logica della preda», conclude.
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28 giugno 2026 ( modifica il 28 giugno 2026 | 12:58)
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