di
Sara Gandolfi
La donna e i figli si trovavano nella palazzina di otto piani che è in parte collassata dopo le scosse: «Lei era cosciente, ha mandato dei messaggi». La nuova scossa ha spostato la palazzina di 8 millimetri e costretto i soccorritori a fermarsi. I numeri della Farnesina: «Morti 11 italiani, 40 i dispersi»
DALLA NOSTRA INVIATA
LA GUAIRA – Operazioni sospese a Macuto. Con «amarezza» e «grande rammarico» alle 9, ora locale, i Vigili del fuoco italiani si sono arresi. Troppo pericoloso continuare la ricerca, anche perché da ore non arrivava più alcun segnale da sotto le macerie. Gli italiani sono stati gli ultimi ad andarsene, dopo la squadra olandese e quella ecuadoriana. Ma la scossa di assestamento di magnitudo 4,6 ha fatto spostare la palazzina di quasi 8 millimetri. Intanto è arrivato un nuovo bilancio delle vittime reso noto dala presidente dell’Assemblea Nazionale Jorge Rodriguez: 1.719 morti, e tra loro 11 sono italiani. I dispersi, dice la Farnesina, sono almeno 40.
«Fino all’ultimo, continueremo a scavare e a sperare che finisca bene», aveva detto il vigile del fuoco venuto da Susa, in provincia di Torino, fino in Venezuela per cercare di salvare vite umane. Quella per tirare fuori vivi una donna di 34 anni e due dei suoi tre figli, intrappolati da oltre quattro giorni sotto le macerie di uno stabile crollato nello stato devastato di La Guaira, era apparsa da subito una lotta contro il tempo. Anche perché la terra non smette di tremare.
«Ha risposto alle nostre sollecitazioni, battendo contro un tubo. Era cosciente e prima aveva anche scambiato qualche messaggio su Whatsapp con il fratello», aveva spiegato ieri sera al Corriere Luca Cari, portavoce dei Vigili del fuoco.
La madre di Dilinger Carolei Rada Gonzalez piangeva ricordando i tre nipotini. «Ero con loro l’altro giorno al parco a giocare. Mia figlia è una combattente e una persona molto solare. Prego Dio che ce la faccia». Il marito era al lavoro quando il sisma li ha sorpresi in quella dannata casa che è sprofondata su se stessa. Erano otto piani, ne sono rimasti cinque. I primi tre non ci sono più, schiacciati dalla forza di quelli sopra.
I Vigili del fuoco si sono fermati dopo oltre 13 ore ininterrotte di lavoro. Con lunghi turni di otto ore, dandosi il cambio ogni 10 minuti all’interno di quella trappola infernale.
Avevano disegnato su un grande foglio la pianta dei tre piani appiattiti dalla pressione, e davanti tenevano la mappa del primo, dove è intrappolata la donna con i suoi figli. «È tutto a pezzi, macerie finissime, le tiri via e ne scivolano altre», dicevano. Uscivano sudatissimi e ricoperti di polvere. Qualcuno con i pantaloni strappati.
L’infermiere Matteo Brignone, che li segue in questa impresa, gettava subito loro l’acqua sulla testa per rinfrescare il cuore e la mente. Circolava una foto della mamma con i tre bambini. «Io preferisco non vederla», dice uno di loro.
Ad agire, insieme agli italiani, c’erano i soccorritori ecuadoregni – che erano entrati nel palazzo sventrato da quello che un tempo era l’ingresso principale – e gli olandesi – entrati da destra, con il loro cane.
29 giugno 2026 ( modifica il 29 giugno 2026 | 20:26)
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