di
Valentina Iorio
Il presidente: «Adotteremo misure adeguate». I giudici della Corte hanno annunciato anche che non esamineranno il ricorso presentato dal presidente contro la condanna a risarcire la scrittrice E. Jean Carroll per abusi e diffamazione
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che il presidente Donald Trump, per ora, non può procedere al licenziamento della governatrice della Federal Reserve Lisa Cook. La decisione, adottata con cinque voti a favore e quattro contrari, rappresenta una battuta d’arresto per il presidente americano e preserva l’indipendenza della Federal Reserve.
Il presidente aveva ordinato il licenziamento della governatrice per presunte irregolarità sui mutui ipotecari. Cook aveva respinto le accuse, dichiarando di «non avere alcuna intenzione di farsi intimidire e di dimettersi dal suo incarico a causa di alcune questioni sollevate in un post».
La decisione della Corte
Il presidente della Corte Suprema, John Roberts, ha spiegato che consentire a Trump di rimuovere Cook aprirebbe la strada alla possibilità per il presidente di rimuovere un membro della Federal Reserve in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo, senza preavviso e senza alcun controllo giudiziario successivo. Il presidente Roberts e il collega conservatore Brett Kavanaugh si sono schierati contro il licenziamento di Cook insieme ai tre giudici liberali della Corte, Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson.
Trump torna ad attaccare Cook
Dopo la sentenza il presidente americano è tornato ad attaccare la governatrice Cook su Truth. In una serie di post, Trump ha affermato che la sentenza sarebbe stata emessa «su basi strettamente procedurali» e ha assicurato che la sua amministrazione agirà «immediatamente» per impedire che «chi ha commesso illeciti prenda decisioni vitali per il benessere degli Stati Uniti». Trump ha ribadito le accuse nei confronti di Cook sostenendo che la sua permanenza nel board della Fed sarebbe incompatibile con il ruolo ricoperto.
L’altra sentenza che amplia i poteri del presidente
In un’altra sentenza, sempre lunedì 29 giugno, la Corte Suprema ha riconosciuto al presidente ampi poteri per rimuovere, senza dover fornire motivazioni, i vertici di altre agenzie federali indipendenti. La decisione, come hanno sottolineano i media americani, appare in contrasto con la sentenza che ha bloccato, almeno per ora, il licenziamento della governatrice della Fed. Come dimostra anche la reazione di Trump che, in questo caso, ha accolto la sentenza con toni trionfalistici, affermando che ha «completamente e inequivocabilmente» superato un precedente giuridico in vigore da 90 anni, rafforzando in modo significativo i poteri della presidenza.
Respinto il ricorso di Trump contro Carroll
Sempre nella giornata di lunedì, la Corte Suprema ha annunciato che non esaminerà il ricorso presentato da Donald Trump contro il verdetto emesso da una giuria federale di New York che aveva condannato l’allora ex presidente a risarcire con 5 milioni di dollari la scrittrice E. Jean Carroll, per averla abusata sessualmente e diffamata. Il rifiuto di esaminare il ricorso rappresenta una sconfitta per il presidente americano quanto se non più della sentenza sul licenziamento di Lisa Cook. E anche in questo caso Trump non ha tardato a manifestare la propria irritazione. «Sorprendentemente, la Corte suprema ha rifiutato di “esaminare” un caso falso intentato contro di me da una donna che non ho mai incontrato (una foto con una celebrita’ di decenni fa, in cui era in fila con suo marito, non dimostra nulla!). Continuerò a combattere questo caso di strumentalizzazione della giustizia e di lawfare, compresa la ridicola accusa di diffamazione, con tutta la mia forza e determinazione», ha commentato su Truth.
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29 giugno 2026 ( modifica il 29 giugno 2026 | 19:36)
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