di
Paolo Foschini

La regina della disco incontra al Corriere i cento cantanti del Coro Divertimento Vocale del maestro Carlo Morandi dopo avere visto online la loro interpretazione di «I will survive» in piazza a Milano: «Quel brano è un inno alla speranza»

Se siete un coro di Gallarate, provincia di Varese, e tra i pezzi in repertorio avete I will survive di Gloria Gaynor, e vi dicessero che in un torrido pomeriggio di giugno lo canterete davanti a Gloria Gaynor – solo voi e lei – arrivata apposta per incontrarvi, senza neanche passare dall’hotel dopo sei ore di treno da Napoli, rispondereste che è un sogno. E in effetti lo era. Ma come si sa i sogni a volte si avverano: in questo caso voi vi chiamereste Coro Divertimento Vocale e la scena che avete appena letto non solo è successa ma è stata molto di più, domenica 28 giugno, nella Sala Buzzati del Corriere della Sera. Da una parte più di cento coristi e coriste di tutte le età tra cui i fondatori di questa realtà che oggi comprende anche i loro figli e nipoti, nata trent’anni fa quando loro erano alle medie e chiesero al loro prof di musica Carlo Morandi – lo stesso che li dirige tuttora – di continuare a farli cantare. Dall’altra la regina della soul-dance anni Ottanta, che prima li ascolta tra il divertito e il commosso poi si mette a cantare con loro l’attacco di Oh Happy Day: non preparato, appena sussurrato nel microfono, con il coro a rispondere pianissimo. Una roba da pelledoca. «Un incontro emozionante anche per me: non lo dimenticherò», dice lei alla fine.

In tutto questo la notizia sta, più ancora che nel fatto in sé, nella sua genesi. Perché tutto era cominciato quando il Coro Divertimento Vocale — la cui storia è quella appena detta — aveva tenuto nel maggio scorso accanto a piazza Duomo il concerto finale di Milano Civil Week, tre giornate dedicate ai temi della cittadinanza attiva promosse anche quest’anno dal Corriere – Buone Notizie con il Comune e col mondo del Terzo settore. Morale, tra gli altri pezzi avevano fatto appunto I Will Survive coinvolgendo in pratica tutta la piazza. E fin qui vabbé. Seguito della storia: un video di quel momento circola sui social più di altri, Gloria Gaynor lo nota, lo riprende e lo rilancia a sua volta con un «Thank you!» e a quel punto Nuria Rosini, una delle coriste, da Gallarate prende il coraggio in mano e scrive a Gloria Gaynor su Instagram che «sarebbe bello cantarla per lei», lo staff della star risponde «perché no?», e Nuria «quando?», e lo staff di Gloria «saremo in Italia a fine giugno, facciamo domenica 28?».
Detto fatto
: la sera precedente la star ha in programma un concerto a Napoli, lunedì 29 ne ha un altro al Parco della Musica di Segrate, in mezzo decide di metterci dapprima il viaggio in treno Napoli-Milano e poi, direttamente dalla Stazione Centrale, un van che l’ha portata al Corriere dove il Coro col suo maestro Morandi e il presidente Luciano Spairani l’aspettavano pronti.
Lei è arrivata perfetta e incurante del caldo, è stata ricevuta dalla condirettrice Barbara Stefanelli e dalla responsabile di Buone Notizie Elisabetta Soglio, ha raccontato la nascita del brano che nel 1978 la rese un monumento mondiale: «Avevo subìto una operazione e il testo mi era sembrato un bellissimo inno alla speranza ma i miei discografici non erano convinti, allora sono andata a cantarlo allo Studio 54 di New York dove tutti sono impazziti». E non si sono più fermati. «Se vuole continuare anche lei con noi — le dice il maestro Morandi alla fine — proviamo tutti i martedì sera a Gallarate». Lei ride e ringrazia: «Ci penserò».



















































29 giugno 2026 ( modifica il 29 giugno 2026 | 19:25)