Amarcord e ritrovo a 45 anni dalle radio libere. La nascita delle radio libere a metà degli anni Settanta ha rivoluzionato il panorama comunicativo italiano, fino ad allora dominato dal monopolio Rai. Sfruttando le frequenze Fm inutilizzate, molti giovani iniziarono a trasmettere da studi improvvisati in garage o soffitte. Con un semplice trasmettitore, un microfono e un giradischi, nacquero emittenti animate da una profonda passione, capaci di dare voce alle comunità locali attraverso musica, informazione e dirette telefoniche.

In questo contesto pionieristico sorse a Rovigo “Radio Antenna Est” (poi Radio Rovigo Città e Radio Rovigo Star). Guidati da Ugo e Otello, un gruppo di ragazzi uniti dall’entusiasmo trasformò il sogno della radio in realtà, dividendosi i compiti tra tecnica, musica e notiziari. L’organizzazione era artigianale ma efficace: si usavano telefoni a disco con microfoni a ventosa per le dirette e vinili portati da casa. Non mancavano l’inventiva e gli scherzi, come nascondere a Roberto Marchi il 45 giri dei Boston “More than a Feeling”.

La radio divenne una vera palestra di vita e un luogo di crescita. Tra i ricordi più vivi ci sono i viaggi verso i Lidi ferraresi a bordo di una “Bianchina” stipata di dischi con Roberto Marchi e Vova dj Vbm (noto dj afro), i trucchi per sbloccare le linee telefoniche intasate dalle emittenti concorrenti (Radio Club, Radio Ombra, Radio Blu) e le proteste del vicino Elio per il volume alto, nonostante le pareti fossero insonorizzate alla buona con scatole delle uova. Emergevano poi i “miracoli” di montaggio manuale compiuti da Leonardo Bosi con due registratori a cassette e scherzi storici come la bici del “Paglia” appesa a un platano.

A distanza di cinquant’anni dalla nascita delle radio libere, questa avventura si è rivelata uno straordinario legame umano. Di recente, dopo ben 45 anni, gran parte della storica “famiglia” si è ritrovata a Buso nel locale di Paolo “Torta” Fuso. All’appello hanno risposto Leonardo, Simone, Roberto, Loris, Massimo “Ruota”, Saverio, Cristina, Michele, Stefano, Maurizio e Marco. Tra i presenti si avvertiva il rammarico per gli assenti e il ricordo commosso di chi è scomparso prematuramente, come Giancarlo “Negro” Negrello, o di chi si è perso di vista, come Paolo Cotta di Lendinara. Tra pizza, birra, i prodotti agricoli condivisi e la musica anni ’70-’80 curata da Simone e Saverio su un iPad, la serata è volata via tra i sorrisi emozionati dei presenti e lo stupore dei clienti del locale.

La storia di Radio Antenna Est resta il simbolo di una stagione polesana irripetibile: una personale “Radiofreccia” vissuta con immensa fortuna.