Un caso accertato di dengue in Italia ha fatto scattare i protocolli sanitari di profilassi. Il caso di contagio è stato segnalato dal Comune di Bologna. Le aree pubbliche e private sono state sottoposte a disinfestazione per evitare che la malattia possa diffondersi attraverso le zanzare tigre. Questi insetti, infatti, sono i vettori principali di molte infezioni virali. Ogni anno in Italia si spendono milioni di euro nella lotta anti zanzare: spray, larvicidi, zanzariere, sono tutti metodi efficaci, ma non definitivi. C’è però una nuova tecnica che promette di risolvere il problema. 

Le zanzare tigre: una specie pericolosa per la salute 

Sono arrivate su una nave cargo e in breve tempo hanno colonizzato tutte le regioni. Le zanzare tigre (Aedes albopictus), chiamate così per le loro striature caratteristiche che ricordano i grandi felini, sono approdate in Italia grazie al commercio degli pneumatici usati. Negli anni Novanta una o più imbarcazioni hanno trasportato questo insetto che si nascondeva nei copertoni delle auto e da quel momento ha iniziato a proliferare non solo in Italia, ma nei principali Paesi europei.

Originarie dell’Asia (Cina, Indonesia, India), le zanzare tigre sono molto diffuse nelle foreste tropicali. Ambienti caldi in cui è facile trovare ristagni d’acqua fondamentali per lo sviluppo delle larve. Ma questa specie di zanzare, aliena per i nostri habitat, si è presto adattata alle giungle di cemento delle nostre città riproducendosi nei tombini, nei sottovasi delle piante, in ogni innocua piccola raccolta d’acqua condominiale. Dove ci sono acqua e un clima temperato, lì si moltiplicano le zanzare tigre. Che sono molto aggressive nei confronti dell’uomo e per questo dette “antropofile”.

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La loro attività è pressoché diurna, fino al tramonto, ma si è notato che la luce artificiale può prolungare i loro “pasti” fino a tarda sera. Ciò che però preoccupa di più di questa specie invasiva è il loro essere vettori di infezioni virali, tra cui alcune, molto gravi: dengue, chikungunya, zika e febbre gialla.

Le epidemie passate: dall’Emilia alla Calabria

Le zanzare tigre non sono soltanto un semplice fastidio, ma rappresentano un rischio sanitario. Dengue, chikungunya, zika e febbre gialla sono malattie virali trasmesse all’uomo dalla puntura di zanzare del genere Aedes. La dengue provoca febbri alte, mal di testa acuti, dolori muscolari, nausea e vomito. Sintomi simili a quelli causati dalla chikungunya, nei casi sintomatici da virus zika e dalla febbre gialla. In Italia nei primi cinque mesi del 2026 le arbovirosi – malattie provocate da punture di zecche, zanzare e simili – sono state 155. Tutte associate a viaggi all’estero.

Il problema però si pone quando i soggetti infetti non vengono intercettati dalle autorità sanitarie e le ulteriori punture di zanzare “italiane” possono diffondere il virus. La zanzara tigre è stata responsabile di un’epidemia di chikungunya in Emilia-Romagna nel 2007, con 250 contagi. Nel 2017 è poi scoppiato un focolaio tra Anzio e Roma che ha generato un focolaio secondario in Calabria: in totale 298 casi. Sebbene non siano patologie endemiche, l’attenzione delle autorità sanitarie locali è molto elevata.

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Nessuno, tuttavia, è al sicuro. Laddove è segnalata la presenza di zanzare tigre, si può correre il rischio di essere contagiati da infezioni da non sottovalutare. Ma i casi stagionali non devono provocare allarmismi. Nonostante l’insetto si possa trovare più o meno ovunque, i casi segnalati non destano infatti troppa preoccupazione tra gli studiosi. Tuttavia, esiste un’intera branca di ricerca che prova a sterminare le zanzare tigre intervenendo nel loro processo riproduttivo: si tratta della tecnica del maschio sterile.

La tecnica del maschio sterile: come funziona

In questo campo il Centro agricoltura ambiente (Caa) di Crevalcore in provincia di Bologna, è all’avanguardia. L’istituto dal 2008 è accreditato anche per prove con organismi patogeni, nei laboratori a livello di biosicurezza Bsl3, il penultimo prima del massimo grado di contenimento. Romeo Bellini, dal 1988 e fino a qualche anno fa direttore del dipartimento di Entomologia medica del Caa, ha pubblicato alcuni degli studi più importanti sulla tecnica del maschio sterile. 

“L’idea di fare una lotta agli insetti nocivi tramite la sterilizzazione con l’uso di radiazioni è molto datata, parliamo degli anni 60”, spiega a Dossier Today.it. All’inizio la ricerca si è concentrata soprattutto nell’ambito agricolo e dell’allevamento: “Contro la mosca carnaria negli Stati Uniti, le mosche della frutta, la mosca tse-tse”.

L’applicazione di questa tecnica alle zanzare è arrivata solo più di recente per le difficoltà di allevamento di questi insetti. La prima fase prevede infatti la crescita delle larve di zanzare fino allo stadio di pupa. A questo stadio avviene la selezione dei maschi, di solito più piccoli delle femmine, attraverso macchine di precisione. “Con le stesse macchine a raggi X che si usano negli ospedali bombardiamo con dosi di radiazioni predeterminate i maschi prima che diventino adulti: i loro spermatozoi subiscono mutazioni genetiche che, una volta che si uniranno agli ovuli delle femmine selvatiche, produrranno embrioni destinati a morire”, riassume Bellini.

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I maschi sterili vengono rilasciati in natura così da competere con gli altri maschi, non sterili, nel ciclo riproduttivo. L’obiettivo finale è impedire che possano nascere nuove femmine, le uniche che ci pungono. Il Caa collabora da anni con diversi istituti europei e al momento ha all’attivo alcuni progetti nel Canton Ticino (Svizzera), in Germania e in Austria. Dal 2022 il Comune di Bologna finanzia un progetto pilota per contrastare la diffusione della zanzara tigre e lo scoppio di potenziali focolai. Il 19 giugno è stato accertato un caso di dengue nel territorio comunale, in zona Borgo Panigale. L’ente ha attivato le misure di profilassi, che prevedono trattamenti di disinfestazione, sia in area pubblica che nei cortili privati.

Il progetto a Bologna dopo il contagio di giugno 2026

Negli scorsi anni, da aprile a settembre, nell’area di Casteldebole sono state rilasciate migliaia e migliaia di maschi sterili. L’efficacia del trattamento, oltre al porta a porta con interventi larvicidi sul territorio, è stata monitorata ogni 14 giorni con 15 ovitrappole. “Abbiamo ottenuto un abbattimento della popolazione di circa il 70 per cento rispetto alle aree trattate con i mezzi di convenzionali”, sottolinea Bellini, mantenendo così il numero di esemplari al di sotto della soglia di molestia e di diffusione di malattie.

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Nel 2026 la sperimentazione si è allargata al quartiere San Donato – San Vitale, che va dall’area fiere e che sfiora il centro cittadino. La zona interessata è amplia circa 170 ettari: “Rilasciamo tra i 2.000 e 3.000 maschi per ettaro per settimana come dosaggio, parliamo di circa 400-500mila esemplari in media ogni 7 giorni”, aggiunge l’entomologo. Per arrivare a questi numeri l’investimento economico non è indifferente: “Il costo dipende dalle situazioni, su Bologna, grosso modo, si aggira sui 1.000 euro per ettaro per stagione”.

 L’obiettivo nel medio periodo è di abbattere l’impegno finanziario richiesto agli enti pubblici: “Vogliamo che la tecnologia diventi accessibile a tutti i Comuni, perché in Italia sono le amministrazioni locali le responsabili della lotta alle zanzare”. Perciò si punta a costruire una biofabbrica entro 2-3 anni “così da passare da una produzione di 1 milione di maschi sterili a settimana a 10 milioni”.

Quanto spendiamo per uccidere le zanzare

La zanzara tigre non è l’unica specie aliena arrivata in Italia negli ultimi anni. I nostri confini sono stati violati anche dalla cimice asiatica (Halyomorpha halys), dannosa per la frutticoltura, la formica di fuoco o guerriera (Solenopsis invicta), segnalata per la prima volta nel 2022 in Sicilia orientale, e il calabrone asiatico (Vespa velutina nigrithorax), molto diffuso in alcune regioni del Centro e Nord Italia e potenzialmente pericoloso per l’apicoltura in quanto è un vorace predatore di api.

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Per proteggere le proprie coltivazioni e difendersi da questi e altri insetti, gli imprenditori italiani sono disposti a spendere milioni di euro. Soltanto per le zanzare, uno studio a cui ha collaborato anche Romeo Bellini ha stimato che la spesa media annua per nucleo familiare in Emilia-Romagna è pari a 84,63 euro. Un valore circa 30 volte superiore alla spesa sostenuta dalle amministrazioni regionali e locali per interventi contro le zanzare nelle aree pubbliche. 

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