Black



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Intervista Darkthrone (Nocturno Culto)

Intervista a Nocturno Culto (Darkthrone) da parte di Mickey E.Vil (The Mugshots, Radio Onda D’Urto FM). In fondo alla pagina è possibile ascoltare la stessa in versione audio con sottotitoli. Buona fruizione.

Cosa si può scrivere dei Darkthrone nel 2026? Nulla che non sia già stato scritto, suppongo, trattandosi di una band che non ha mai lasciato nulla al caso quando si trattava di far parlare di sé – nel bene e nel male. Perciò meglio lasciare la parola a Nocturno Culto, un affabile interlocutore che, nonostante sia uno dei personaggi-chiave della scena black metal norvegese (e mondiale), rende evidente la propria attitudine “down to earth” nel raccontare le vicissitudini dei Darkthrone ma non solo, come leggerete…

Dunque, caro Nocturno Culto, cosa devono aspettarsi i fan dal sound di Prehistoric Metal e in cosa si differenzia da quello di It Beckons Us All?

Beh, quando si parla dei Darkthrone, bisogna aspettarsi l’imprevisto, perché, sai, nei primi anni ’90 potevamo anche avere un’idea di come avremmo dovuto suonare. Il suono, la produzione. Ma negli anni successivi è stato tutto molto casuale, anche per quanto riguarda il sound. E credo che abbiamo esplorato questo percorso per un po’ e adesso dobbiamo andare oltre.

Ci racconti il processo di composizione e il successivo lavoro di produzione negli Chaka Khan Studios?

Sì, beh, ogni volta che siamo stati lì è andata in modo un po’ diverso. Voglio dire, come dicevo, la preparazione di questo album è stata come quella del precedente: ci scambiamo idee e parliamo di ritmiche e cose del genere. Quindi, quando entriamo finalmente in studio, direi che siamo al 90% a posto con tutti i dettagli, e il resto, sai, quel 10%, lo definiamo in studio. Per quanto riguarda la produzione del suono, è sempre casuale quale attrezzatura usiamo. Però la batteria è stata più o meno la stessa, anche se ovviamente il suono della batteria è diverso in ogni album. Insomma, sì. È molto stressante stare in studio con i Darkthrone, soprattutto nei primi tre giorni. Non è facile. È davvero dura. E, sai, non è nemmeno così divertente. Ed è un lavoro duro. E penso che uno dei motivi sia che ci imponiamo un limite di tempo, il che è piuttosto rigido. Quindi, sì, ogni tanto ci stressiamo un po’. Però ormai abbiamo iniziato a prenotare lo studio per più tempo, nel dubbio. Ma finiamo sempre per usarne comunque quattro giorni.

Come può, secondo te, la musica metal essere “prehistoric” nel 2026?

Non lo so. Penso abbia a che fare con il trovare, cioè, le radici di tutto, quando si parla di metal. È un bel titolo, comunque. E mostra davvero che siamo su una strada diversa rispetto alla maggior parte delle altre band, immagino. Quindi, sì. È difficile da spiegare, ma il metal preistorico deve essere ancora migliore del metal storico di oggi. Non lo so…

All’epoca, nei primi anni ’90, com’era far parte della scena black metal norvegese? Dall’esterno sembrava qualcosa di ultraterreno. Ma com’era davvero la vostra vita quotidiana?

Beh, credo che la vita quotidiana fosse diversa per ognuno di noi. Voglio dire, avevamo le nostre cose da fare, ma in sostanza vivere in quel periodo era… Cioè, ripensandoci adesso, tutte le band di allora, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, suonavano in modo molto diverso. Voglio dire, la gente si ispirava a cose differenti quando tutti suonavano uguali uno all’altro. Ma credo che la scena metal in Norvegia, allora, fosse molto… sì, era dura. Era qualcosa che non può più succedere, sai. Perché era davvero speciale. Tutti, voglio dire, ogni band stava nel proprio angolo e cercava di capire le cose da sola. Naturalmente tutti erano ispirati dalla musica in generale. Ma creare tutti quei tipi di band che suonavano in modo così diverso è stato… È stata una bella esperienza. Voglio dire, sì, come ho detto, una cosa del genere non può accadere due volte, almeno non qui in Norvegia, quindi è finita. Però è stata fonte d’ispirazione. Sì, quindi direi che è stato un bel periodo, anche se poteva essere piuttosto imprevedibile. Ma è stato bello, sì.

Quindi hai sia ricordi belli che brutti di quei giorni, oppure solo belli?

Direi soprattutto ricordi belli, in sostanza. Voglio dire, Fenriz e io eravamo… Cioè, eravamo sostanzialmente dentro la musica. Voglio dire, era quello il nostro mondo. E naturalmente le cose che succedevano internamente nei Darkthrone, riguardo all’ispirazione e al modo di pensare, erano qualcosa che tenevamo per noi. Però, sì, voglio dire, abbiamo parlato con altre persone e conosciuto altre persone e band, e così via. È stato fantastico. Ricordo persino che gli Enslaved di Bergen vennero a trovarci, credo nel 1990 o qualcosa del genere. Quindi sì, abbiamo conosciuto tantissima gente, brava gente.

E come pensi che i giovani norvegesi percepiscano oggi il black metal?

Non lo so. Sai, è molto difficile dirlo, perché ovviamente sono consapevoli del passato. Ma una cosa è esserne consapevoli, un’altra è esserci dentro. Però spero che quel periodo sia stato fonte d’ispirazione anche per le generazioni più giovani, perché la musica che abbiamo prodotto allora, cioè, ogni band era molto autentica e sincera. Ed è questa la strada che Fenriz e io seguiamo ancora. Non l’abbiamo abbandonata, no. No, no, no, no… (cantando!)

…decisamente no! E cosa possiamo aspettarci dal tuo prossimo progetto heavy rock, Avrak, sia in studio sia dal vivo?

Beh, stiamo cercando di fare… Beh, potete aspettarvi un approccio un po’ più classico al metal. Non suona per niente come i Darkthrone o qualcosa del genere. Voglio dire, abbiamo lavorato duramente a questo album per farlo venire così com’è. E quindi ci piace definirci una hard rock band, ma in realtà è heavy metal. È molto crossover, ma più classico. Voglio dire, usiamo voci pulite, usiamo voci sporche. Quindi è un heavy metal molto melodico.

E pensi che in futuro lavorerai ancora sulla musica dei Gift Of Gods?

Beh, avevo in mente di farlo subito dopo l’uscita dell’album dei Gift Of Gods. Ma è stato difficile. Penso che Avrak sia diventato qualcosa che ha in parte sostituito quel desiderio di suonare cose diverse. Suonare un heavy metal più classico è… Per un chitarrista è fantastico, almeno per me. Mi piace suonare questo tipo di heavy classico. Quindi non direi che i Gift Of Gods siano finiti… Veh, non chiuderei nessuna porta, ma per ora penso che Avrak prenderà il mio tempo e anche il mio impegno nei live, si spera. Sì, abbiamo già fatto un concerto. E l’abbiamo fatto persino prima che l’album uscisse.

Quali sono i tuoi artisti e dischi non metal preferiti?

A livello personale? Beh, al di là delle band metal, in realtà non ascolto così tanto metal. Sono un po’ ovunque, musicalmente. Ascolto tutta la musica elettronica degli anni ’90, ascolto roba vecchia… In sostanza, le mie radici rock vengono soprattutto dagli anni ’70. Quindi ascolto molta musica degli anni ’70 e non ho un nome preferito in assoluto. C’è tantissimo da scoprire in questo mondo musicale e servirebbe più di una vita per trovare tutto ciò che vale davvero.

Pensi che avere un lavoro normale e non dipendere solo dalla musica ti dia più libertà, soprattutto in termini di libertà artistica?

Beh, la vedrei in modo un po’ diverso, perché se sei una band che suona dal vivo continuamente, sai cosa vuole il pubblico e quando torni a registrare o a fare un altro album pensi: cosa piace alla folla? Beh, è questo tipo di musica, e finisci per ripeterti un po’ troppo. Per me e Fenriz è così: siamo semplicemente molto presi da due tipi di musica diversi, ed è questo che… Sai, ci rende molto… Non siamo una band statica. Facciamo quello che vogliamo e quello che ci sembra giusto. Quindi direi che avere un lavoro diurno ti lascia anche molto tempo per pensare alla musica.

Hai dei ricordi legati all’Italia nella tua vita personale o musicale?

Sì, sono stato a Milano. Sono stato in Italia diverse volte, ma ricordo soprattutto che ero a Milano, non ricordo se nel 2012 o 2011 o qualcosa del genere, per una settimana, praticamente solo per girare un po’ in città. E so che gli italiani, la cucina italiana, sono fantastici, e so che voi italiani amate moltissimo il vostro cibo, e anch’io. Vicino al mio hotel c’era un piccolo viale dove c’era una specie di ristorante, frequentato solo dalla gente del posto, ed è stata un’esperienza fantastica. Ci andavo ogni giorno. Era tutto così fantastico, sai, bere vino, mangiare cibo straordinario. È stato fantastico, assolutamente fantastico.

Quindi, che saluto finale e che messaggio vorresti mandare ai fan italiani dei Darkthrone e ai futuri fan degli Avrak?

Quello che vorrei dire è semplicemente grazie a tutti per averci prestato attenzione. Quando Fenriz e io ci siamo incontrati per la prima volta e i Darkthrone stavano nascendo, non ci aspettavamo un percorso così lungo. E invece le persone ci seguono ancora. È fantastico e dà la sensazione che tutto questo abbia un senso. E per quanto riguarda gli Avrak, so che la gente è curiosa, e davvero spero… Voglio dire, potrebbe essere qualcosa di… Non lo so. Sarà interessante, un’uscita interessante. Ma voglio ringraziare tutti e, sì, in sostanza questo!

Interview with Nocturno Culto (DARKTHRONE) 2026 – Heavy Demons Radio Show