Italia e Germania hanno unito le forze per scoprire la verità sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, madre e figlia, per sospetto avvelenamento da ricina. Si è svolto oggi, 29 giugno, al Centro Antiveleni Tossicologico «Maugeri» a Pavia un vertice tra esperti e investigatori legato all’indagine sul giallo di Pietracatella (Campobasso), la località del Molise dove nei giorni dello scorso di Natale sono morte mamma e figlia.





Il punto sull’inchiesta

Oltre agli uomini della squadra mobile di Campobasso e ai consulenti del Centro pavese, guidato dal professor Carlo Locatelli, erano presenti anche gli altri consulenti nominati dalla Procura di Larino, i super esperti del «Robert Koch Institute» di Berlino. Il confronto è servito per analizzare i risultati del lavoro svolto dai consulenti italiani e da quelli tedeschi. Da quanto si è saputo in Germania le metodiche per l’accertamento della ricina sono molto sviluppate. L’incontro odierno è servito per fare il punto della situazione soprattutto per la parte scientifica dell’inchiesta. 



Un incontro di due ore

L’incontro è durato un paio di ore, dalle 16 alle 18. Erano presenti, tra gli altri, per la prima volta tutti insieme, il procuratore di Larino Elvira Antonelli, il questore di Campobasso Domenico Farinacci, il capo della Squadra Mobile del capoluogo molisano Marco Graziano, il direttore del Centro antiveleni di Pavia Carlo Locatelli e gli esperti tedeschi Christian Herzog e Sylvia Worbs.

All’incontro potevano partecipare anche le parti offese e gli indagati. Era presente l’avvocato di Gianni e Alice Di Vita, Vittorino Facciolla.

La nuova fase cruciale

Durante il vertice è stato deciso anche il calendario del lavoro da svolgere. Si apre dunque, a sei mesi dai delitti, una nuova fase cruciale per l’inchiesta: i consulenti italiani vengono infatti affiancati del direttore del Centro per i rischi biologici e patogeni speciali presso il Robert Koch Institut di Berlino, Christian Herzog, e dalla collaboratrice del laboratorio per le tossine biologiche dello stesso istituto tedesco, Sylvia Worbs. La struttura di Berlino ha sviluppato tecniche particolarmente avanzate in grado di individuare tracce di ricina anche a mesi di distanza.



Analisi su alimenti, vestiti e anticorpi

Dovranno analizzare, tra l’altro, i 70 alimenti sequestrati nelle due case della famiglia Di Vita a Pietracatella; lo scopo è quello di verificare se in questi alimenti siano presenti o meno tracce di ricina. Gli stessi consulenti dovranno anche cercare tracce del veleno da indumenti, mobili e altri oggetti presenti nella casa della famiglia. Ci sarà per questo un approfondito sopralluogo nell’abitazione che stando a quanto trapela ora da Pavia avverrà a breve. Infine tra i nuovi accertamenti al via in queste ore ci sono pure quelli necessari per verificare la presenza di anticorpi contro la ricina in Gianni e Alice Di Vita con lo scopo di accertare l’eventuale avvenuta assunzione di veleno da parte dei due familiari delle vittime, unici superstiti. 




Ultimo aggiornamento: lunedì 29 giugno 2026, 19:13





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