L’eliminazione ai sedicesimi contro il Paraguay impone riflessioni in federazioni: il ct non sembra intenzionato a dimettersi, ma l’ex allenatore del Liverpool sembra lo soluzione più logica per il futuro

La Germania deve ripartire da Jürgen Klopp: al Mondiale l’ex tecnico di Dortmund e Liverpool è presente come commentatore tv ed era già stato ribattezzato il Bundestrainer ombra. Non sarà facile convincerlo: era a bordocampo ieri, subito ha scartato l’argomento e Julian Nagelsmann a caldo ha detto che non si vuole dimettere. Ha un contratto fino al 2028, non si definisce “uno che scappa e deciderà la federazione”. Il tecnico ha il sostegno di Rudi Voeller, direttore delle nazionali, ma sarà il consiglio federale, a acque meno agitate, a prendere le decisioni. Erano già stati commessi degli errori con Joachim Löw, confermandolo dopo l’uscita alla prima fase in Russia, come con Hansi Flick dopo il Qatar. Dovrebbero servire da lezione, anche se nel ‘94 Berti Vogts non si dimise dopo l’altro Mondiale in Usa e dopo due anni vinse l’Europeo. Ma quella Germania era arrivata fino ai quarti, non era uscita ai sedicesimi come adesso. Una bocciatura che si può riassumere in una sola parola: disastro

FUORI DAL MONDO—  

Statisticamente sarebbe una spedizione migliore di quella degli ultimi due Mondiali, perché la prima fase almeno è stata superata. Ma è un dato superfluo, quasi ridicolo: allora non c’erano i sedicesimi, il turno aggiunto è stato fatale e a nessuno importa se sia stato compiuto un passo in più. La spedizione tedesca negli Usa è stata un fallimento totale come in Russia e in Qatar. Nel 2018 venne pagata la riconoscenza ai campioni mondiali del 2014. Nel 2022 troppi pensieri rivolti alla posizione politica da tenere e non a quella in campo. Quando due anni fa all’Europeo la Germania uscì ai quarti contro la Spagna, lamentandosi di un vistosissimo fallo di mano di Cucurella non punito in area, Nagelsmann, che era in carica da nove mesi, disse subito: “Vinceremo il Mondiale”. Il risultato si è visto con il ko ai rigori contro il Paraguay e ora dovrebbe essere lui a tirare le conseguenze.

STELLE SPENTE—  

Tutto l’ambiente pensava alla Francia da sfidare negli ottavi. Voeller qualche giorno fa aveva frenato le sicurezze. “Prima c’è il Paraguay”. Ma poi aveva anche ribadito, in ottica Francia: “Quando siamo al massimo possiamo battere chiunque”. Vista dall’Italia c’è un po’ d’invidia per tutta la qualità della rosa tedesca, ma da Wirtz a Musiala, da Neuer a Sané, tutto questo talento non è stato tradotto in unità di prestazioni, ciascuno per i proprio motivi. Le condizioni ancora non brillanti di Musiala dopo l’infortunio di un anno fa; la depressione sportiva di Wirtz per il difficile impatto a Liverpool; l’appannamento fisico del portiere monumento, 40 anni, tornato apposta per questa coppa e che adesso saluta definitivamente. Non ha mai salvato, come faceva un tempo, una difesa fragile: ha incassato 5 reti in 4 gare, mai imbattuto, neppure nel 7-1 a Curaçao. Havertz ha provato a rinvigorire la compagnia, ma nel rigore fallito con rincorsa alla Zaza si vede come il timore si fosse impossessato di lui. E poi la mancanza di personalità e continuità dei gregari, ma chiamarli così è quasi un’offesa, perché Pavlovic è titolare nel Bayern e Nmecha nel Borussia Dortmund. La sorpresa Undav ha funzionato quando appunto era una sorpresa, non un titolare conosciuto.

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GLI SBAGLI DI NAGELSMANN—  

Era il più giovane ct a questo Mondiale. Il suo tutor, Voeller, si dimise dopo l’uscita all’Europeo 2004, nonostante nessuno glielo avesse chiesto e fosse anche uomo immagine per il Mondiale 2006 da giocare in casa, senza qualificazioni. Nagelsmann dovrebbe seguire il suo esempio. A parte le contestazioni arbitrali per il gol annullato a Tah nei supplementari, in generale il ct non è riuscito a far brillare l’anima di un gruppo che staziona nei migliori club d’Europa. Non ha avuto fortuna con gli infortuni di Gnabry, Karl e poi durante il torneo di Schlotterbeck. Ma insistere su Kimmich terzino, mentre nel Bayern è regista, è stato un azzardo che non ha pagato. Nel finale contro il Paraguay si è corretto, ma era tardi. Schierare la formazione quasi titolare contro l’Ecuador, a primo posto già sicuro, è stato un errore previsto. Ieri a Boston faceva caldo, non è uno stadio con l’aria condizionata come nel sud del Paese. Contro un avversario cinicamente schierato davanti alla porta si è visto di tutto tranne la freschezza. La Germania sapeva di non avere le disponibilità raffinate di Francia e Spagna, o il campione assoluto dell’Argentina. Ma un gruppo di talento doveva imporre la propria personalità, anche quando arrivi ai rigori. Al Mondiale la Germania non aveva mai perso dal dischetto. Poi se usciva con la Francia, Nagelsmann, specialista nel distribuire su altri le colpe, avrebbe avuto l’alibi per continuare, come due fa dopo la bocciatura con la Spagna, oggettivamente più forte. Invece rimane fuori dalle 16 migliori del mondo per non aver battuto il Paraguay, numero 41 del ranking Fifa. Il risultato dovrebbe essere una sentenza per tutti.