Questi 6 frutti antinfiammatori consigliati da Harvard aiutano a contrastare l’infiammazione e a prendersi cura del microbiota intestinale
Da qualche anno seguo con interesse gli aggiornamenti di Harvard dedicati a salute e benessere. Tra studi scientifici, nuove evidenze e consigli pratici sulla nutrizione, il blog dell’università americana è spesso una fonte preziosa per comprendere come le nostre abitudini quotidiane possano influenzare il benessere a lungo termine. Non sorprende, quindi, che la mia attenzione sia stata catturata da un recente approfondimento dedicato ai frutti con maggiori proprietà antinfiammatorie.
Lo studio di Harvard
Alcuni giorni fa, mentre sorseggiavo il primo caffè della giornata, mi sono imbattuta in un articolo dal titolo Eat These Fruits for Their Anti-Inflammatory Benefits (“Mangia questi frutti per i loro benefici antinfiammatori”). L’incipit, revisionato da Howard E. LeWine, direttore medico di Harvard Health Publishing, riassumeva così il messaggio principale: «Consumare ogni giorno tra i 250 e i 350 grammi di frutta di varietà diverse può aumentare l’attività antiossidante dell’organismo. La frutta è particolarmente ricca di composti antinfiammatori, importanti per contribuire a proteggere il corpo da malattie cardiovascolari, diabete, alcune forme di tumore e patologie intestinali».
Ma come interpretare correttamente queste indicazioni? Per capire meglio cosa dice davvero la letteratura scientifica e quali siano le implicazioni pratiche nella vita di tutti i giorni, abbiamo chiesto alla nutrizionista Laura Parada di aiutarci a leggere le conclusioni degli esperti di Harvard.
Il ruolo del microbiota nella risposta antinfiammatoria
«Le indicazioni di Harvard sono solide e, soprattutto, facilmente applicabili nella vita quotidiana», spiega l’esperta. «Vale però la pena aggiungere alcune precisazioni, perché, quando si parla di alimentazione e infiammazione, il quadro è più articolato di quanto possa sembrare».
Molti dei meccanismi biologici che spiegano l’azione antinfiammatoria di determinati alimenti sono stati inizialmente osservati in studi cellulari e sugli animali, anche se parte dei risultati è stata successivamente confermata da ricerche cliniche ed epidemiologiche sull’uomo. Inoltre, un numero crescente di studi suggerisce che una quota significativa di questi benefici dipenda dall’interazione tra i composti presenti negli alimenti e il microbiota intestinale.
In altre parole, spiega Parada, non esiste un singolo superfood capace di risolvere da solo il problema dell’infiammazione. Ciò che emerge con maggiore chiarezza dalla ricerca è piuttosto la relazione dinamica tra ciò che mangiamo e l’ecosistema di microrganismi che vive nel nostro intestino.
Più del singolo alimento, conta il modello alimentare
La scienza continua a sottolineare un concetto fondamentale: non è il consumo occasionale di un singolo alimento a fare la differenza, ma il modello alimentare complessivo.
«È l’insieme di ciò che mangiamo ogni giorno a modulare realmente i processi infiammatori nel lungo periodo», ci ricorda Parada. «Questo non diminuisce l’importanza della frutta, anzi. Significa semplicemente che nessun frutto agisce come un farmaco immediato contro l’infiammazione. I benefici si osservano quando determinate abitudini vengono mantenute nel tempo».