di
Claudio Del Frate
Sono le tasse trattenute ai lavoratori italiani in Svizzera. Al centro della contesa la cosiddetta «tassa sulla salute» decisa dal governo di Roma
Il governo del Canton Ticino ha annunciato martedì mattina che non verserà all’Italia i cosiddetti «ristorni», vale a dire le tasse trattenute sulla busta paga dei cittadini italiani che lavorano in Svizzera (i «frontalieri») e che devono essere «girati» all’Italia in base all’accordo fiscale internazionale pattuito tra Roma e Berna. Il blocco è una misura ritorsiva dopo che l’Italia ha deciso di applicare una ulteriore tassa a carico dei frontalieri per finanziare il servizio sanitario. Secondo il Canton Ticino questa norma viola proprio gli accordi tra i due Paesi.
Lo stop dei versamenti è stata annunciata martedì mattina dal capo del governo del Canton Ticino Claudio Zali (esponente della Lega dei Ticinesi) ma ha avuto l’appoggio di tutti i partiti. È stata definita una misura «cautelativa». «Oggi è il giorno di scadenza del pagamento – ha ricordato Zali – e tempestivamente e con trasparenza comunichiamo le nostre decisioni anche per riguardo visto l’incontro in corso a Roma tra la consigliera federale Karin Keller-Sutter e il ministro italiano Giorgetti». La controversa «tassa sulla salute» è infatti al centro anche di colloqui tra la ministra elvetica dell’economia e il suo omologo italiano.
Cosa sta succedendo in pratica? Martedì il Canton Ticino avrebbe dovuto versare al fisco italiano circa 50 milioni di euro, poco meno della metà della somma dovuta annualmente (pari a 109 milioni): si tratta come detto di soldi prelevati ai lavoratori italiani e destinati a finanziare i servizi pubblici dei comuni di frontiera in cui risiedono i frontalieri (circa 70.000 lavoratori che vivono principalmente in Lombardia e Piemonte). Il versamento è stato ora congelato.
Cosa ha provocato la rfeazione del governo ticinese? L’Italia aveva deciso di applicare un ulteriore prelievo fiscale sui frontalieri per sostenere il sistema sanitario della Regione Lombardia e per questo definito «tassa sulla salute»: l’importo varia tra i 30 e i 200 euro mensili a seconda dello stipendio del contribuente e del suo «status» di frontaliero. Questa misura ha prima di tutto provocato le proteste dei lavoratori che si vedono aumentare la pressione fiscale ma anche del Canton Ticino per due ragioni: la prima è che la «tassa sulla salute» viene considerata una violazione dell’accordo fiscale tra Italia e Svizzera; la seconda è che, aumentando il gettito fiscale incamerato dal fisco italiano dovrebbe parallelamente diminuire quanto la Svizzera restituisce all’Italia.
In definitiva, si tratta di un braccio di ferro con ripercussioni locali (il mancato versamento dei ristorni è un danno al bilancio di tutti i comuni di frontiera lombardi e piemontesi) ma anche internazionali: per quanto dotato di un’autonomia decisionale molto spinta, può un governo regionale (quale è il Canton Ticino) disattendere un trattato stipulato tra Roma e Berna?
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30 giugno 2026 ( modifica il 30 giugno 2026 | 12:28)
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