Gli studi negli Stati Uniti, un’esplosione tardiva e il trionfo contro il campione: il portoghese affronterà Jannik con il pragmatismo di chi non smette di stupire
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30 giugno – 13:06 – MILANO
Una delle istantanee più vivide nella mente di Nuno Borges è… una sconfitta. E neanche tennistica: “Avevo sedici anni, persi in finale un torneo liceale di badminton. Andai fuori di testa, non parlai per giorni”. Nonostante sia un fan dei Coldplay e dei loro decibel da festa totale, Borges viene pur sempre dal Portogallo, terra più crepuscolare che caotica. E quindi ai sorrisi per le vittorie unisce sempre quel disincanto, quella sensazione di normalità di chi non si aspettava di diventare un tennista professionista: “Fino a poco prima della maggiore età ero un mediocre”. Poi si è ritrovato a vincere una finale contro Nadal e raggiungere picchi della storia portoghese in giro per gli Slam. A proposito, ora è sulla strada di Jannik Sinner.
dottore—
Chiamatelo dottore, Nuno Borges. Perchè il ragazzo di Maia, oasi della terra battuta portoghese, va via presto da casa e non per il tennis. O meglio, non solo: “Giocavo a tennis soprattutto per divertimento, anche se non mi è mai mancata la competitività”. I genitori (padre ex pallavolista, madre tour operator) gli danno carta bianca a patto che studi. E quindi alla Mississipi State University comincia a colpire palline ma non dimentica di onorare la propria borsa di studio. Così diventa dottore in chinesiologia, la scienza che studia il movimento razionale attivo del corpo in ogni sua forma. Di movimento ne comincia a fare anche lui: gira per Challenger e nel 2021 incassa il primo titolo di categoria sulla terra rossa di Antalya, in Turchia.
la sfida a sofia con jannik—
Fra righe e corridoi Borges, a dispetto del cognome evocativo come pochi, opera in prosa più che in poesia. Tennista pragmatico e voglioso di diventare duttile il più possibile: “Io sono cresciuto sulla terra rossa portoghese, ma ora mi sento più un giocatore da veloce”. E quindi cemento, anche indoor. Proprio la superficie su cui fronteggia Sinner nell’unico precedente: Sofia 2022, torneo con cui Jannik flirta in maniera unica a inizio carriera. L’azzurro forgia la sua imbattibilità indoor proprio sui campi bulgari e non dà scampo a Borges imponendosi in due set: “Era una partita difficile e lo sapevo” racconta a fine match, “ma ho servito bene soprattutto nei momenti importanti”. Nuno prende appunti e progetta nel suo piccolo di confezionare nuovi exploit. Come Sinner, compie il grande salto nel 2024: mentre Jannik vince due Slam, lui raggiunge gli ottavi di finale sia in Australia che a New York. E soprattutto mette in bacheca il primo alloro Atp: Bastad, terra battuta svedese. Battendo in finale Rafa Nadal.
normalità—
Un successo dietro l’altro, Nuno sbarca fino alla trentesima posizione, il best ranking. Oggi vivacchia al numero 48 e non dimentica mai di praticare il pragmatismo. In conferenza a Wimbledon gli hanno chiesto quanto fosse complicato incrociare Sinner subito: “Beh, se non altro è al secondo turno. Meglio ora che al primo, no?”. Nella pozione di Nuno gli ingredienti convivono sereni, a cominciare dalla competitività fuori dal comune: “Avete visto come scaglia a terra il cappello quando si arrabbia?” diceva sorridendo il coach Machado. Non voleva perdere mai, Borges. Nemmeno a carte o ai videogiochi. Però a quella competitività unisce un senso di normalità quasi spiazzante: “Forse Jannik non vorrà farmi divertire. Ma tanto la pressione è tutta su di lui, io dovrò cercare di non avere aspettative”. Dagli torto…
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