di
Simona Marchetti

Nonostante la diffida social, lo scorso 24 giugno il brano è stato però suonato durante l’intervento del presidente alla Great American State Fair per i 250 anni degli Stati Uniti

La diffida era arrivata alcuni giorni prima via social, ma è caduta nel vuoto. «Gli eredi di Leonard Cohen hanno appreso che la canzone “Hallelujah” verrà eseguita a un comizio di Donald Trump il 24 giugnosi legge infatti nel post sulla pagina Instagram del leggendario cantautore canadese, scomparso nel 2016 – . Questo utilizzo non è autorizzato e gli eredi non lo supportano né lo approvano o autorizzano alcun uso simile della canzone». A dispetto del monito, che fra l’altro si conclude con la formula «grazie per l’attenzione» usata proprio dai social media del presidente americano e che ha scatenato l’ironia di molti follower, il 24 giugno scorso il brano in questione – accompagnato dal sorvolo di un bombardiere B-2 – è stato regolarmente suonato durante il comizio di Trump alla Great American State Fair per celebrare i 250 anni degli Stati Uniti. «Trump che utilizza la musica di Leonard Cohen è blasfemia», ha commentato un utente. «Leonard era troppo istruito, compassionevole ed esperto di come va il mondo per essere d’accordo con una qualunque delle c*****e MAGA. Mi auguro che gli eredi intraprendano un’azione legale», gli ha fatto eco un secondo fan. 

Non è comunque la prima volta che “Hallelujah” risuona a un comizio di Trump: era già successo due anni fa a Oaks, in Pennsylvania e in quell’occasione era stato il cantautore Rufus Wainwright a condannare duramente l’utilizzo non autorizzato della sua versione del brano scritto da Cohen nel 1984, definendola «una blasfemia totale» e sottolineando che la canzone «è un inno alla tolleranza e alla pace».  Ovvero, l’esatto opposto di quanto professato dal movimento MAGA. In ogni caso Cohen e i suoi eredi sono in buona compagnia, visto che anche altri artisti – fra cui i Rolling Stones nel 2016 e, più di recente, Olivia Rodrigo e Sabrina Carpenter – hanno preso posizione contro l’uso indiscriminato della loro musica da parte del presidente Usa. Che però continua imperterrito a fare quello che vuole, in barba a diffide formali e denunce social.



















































30 giugno 2026