di
Marco Calabresi
Un solo precedente tra il numero 1 e il portoghese, nel 2022, vinto dall’italiano. Dal trasferimento negli Usa all’esempio di Federer: tutto sul prossimo rivale dell’altoatesino
Per ritrovare l’unico precedente tra Jannik Sinner e Nuno Borges bisogna tornare al novembre del 2022: Jannik, allora numero 10 del mondo, vinse in due set negli ottavi di finale dell’Atp di Sofia. Si ritroveranno di fronte domani a Wimbledon, su una superficie su cui il portoghese ha appena battuto un altro italiano, Luciano Darderi. A Maiorca, la scorsa settimana, Borges si è fermato in semifinale, mentre ieri gli sono bastate poco più di due ore per battere in tre set il qualificato americano Tristan Boyer.
Attualmente numero 48 del mondo, Borges ha vinto un solo titolo Atp nella sua carriera, ma fu una vittoria pesantissima, soprattutto per il nome dell’avversario che aveva davanti: Nuno è stato infatti l’ultimo avversario di Rafa Nadal in una finale, quella del 2024 sulla terra svedese di Bastad. Vinse, ma parlò quasi imbarazzato durante la premiazione: «So che tutti volevano che vincesse lui, lo desiderava anche una parte di me, ma ha prevalso qualcosa di ancora più grande».
Nuno Borges, un ragazzo come tanti e il trasferimento negli Usa
Borges non è mai andato oltre la trentesima posizione del ranking, ma per i presupposti con cui era iniziata la sua carriera nessuno in famiglia si aspettava qualcosa di diverso. «Fino ai 16 anni ero un ragazzo come tanti, giocavo a tennis per divertimento – ha raccontato tempo fa in un’intervista all’Atp -. È stato un percorso graduale, passo dopo passo, durante tutta la mia giovinezza. Non ho avuto lo stesso impegno smisurato di molti ragazzi che si sono dedicati a questo a tempo pieno fin da quando avevano 13 o 14 anni. Alcuni di loro hanno lavorato fin da piccoli per diventare i migliori al mondo, e io non posso certo dire di aver fatto lo stesso».
La svolta, però, Borges l’ha data trasferendosi negli Stati Uniti: nel 2015 si iscrisse alla Mississippi State University, dove iniziò a raccogliere i primi risultati: fu nominato tre volte giocatore dell’anno della Southeastern Conference, ha ottenuto più volte il titolo di All-American sia in singolare che in doppio e nel 2019 ha raggiunto la finale dei Campionati Ncaa di singolare. La sua carriera da professionista è invece iniziata nel 2020, ma fu un inizio lento, tra il Covid e diversi infortuni al polso e alle caviglie. E sempre a causa del Covid, nel gennaio 2022, fu costretto a ritirarsi dall’Australian Open, in quello che sarebbe stato il suo primo torneo dello Slam.
Tifoso del Porto, appassionato di pasticceria, fan dei Coldplay e figlio di un ex campione nazionale di pallavolo, Borges ha sempre avuto Federer come eroe d’infanzia: «Roger è stato il mio unico e solo idolo fin dai primi tempi. Imparando a essere un professionista, a competere e a giocare le partite, si impara davvero ad apprezzare quello che faceva in campo. Come riusciva a rimanere calmo e positivo anche nei momenti più concitati». Sin da piccolo, a Borges fu diagnosticata una sordità parziale all’orecchio sinistro: una problematica che però non gli ha impedito di arrivare a sfidare il numero uno del mondo. Il bilancio contro i Top 5, però, è impietoso: dieci partite, dieci sconfitte.
30 giugno 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA