di
Alessandra Nardini
Mentre le città si surriscaldano, chi non ha la possibilità di spostarsi paga il prezzo più alto, non solo in fatto di salute, ma anche di costi. I luoghi pubblici dove poter trovare sollievo (soprattutto nel weekend) non bastano nelle grandi città e i danni li stiamo vedendo in questi giorni
L’Europa si scalda a velocità record, due giorni fa Berlino ha registrato 40°C e nello stesso giorno, a Londra, sono state chiamate 8.869 ambulanze in 24 ore, giornata storica, che ha superato perfino il picco del Covid; e a Torino alle 6:30 del mattino la città ha registrato la minima più alta dal 1753, con 27,5°C. Sembrerebbe una livella, un caldo democratico che schiaccia tutti allo stesso modo, ma non siamo tutti sulla stessa barca quando si parla di crisi climatica. Soprattutto nelle grandi città, dove trovare un luogo in cui rinfrescarsi è sempre più una necessità. Eppure l’accesso al fresco ha un costo che cambia da città a città e pesa in modo molto diverso sui bilanci delle famiglie. Chi può permettersi una piscina privata, una casa climatizzata o una seconda casa vive l’ondata di calore in modo diverso da chi resta in città, magari in un appartamento senza aria condizionata.
Sollievo dal caldo, a che prezzo?
Ma quanto costa, concretamente, trovare qualche ora di sollievo dal caldo? Abbiamo confrontato il costo di una giornata “al fresco” in tre grandi città italiane, poli di lavoro e studio dove si concentra la vita quotidiana di chi resta in città, analizzando prezzi delle piscine comunali e private, e disponibilità di alternative gratuite come biblioteche climatizzate e rifugi climatici. Il risultato è che il diritto al fresco non è garantito omogeneamente all’interno delle città stesse. Basti pensare che tra Milano, Torino e Bologna un ingresso in una piscina privata costa mediamente tra i 20 e i 30 euro a persona, cioè da due a tre volte il prezzo di una piscina comunale.
Il dimezzamento delle piscine comunali di Milano
C’è poi una questione di accessibilità: Se i prezzi delle piscine comunali sono molto simili tra le tre città, quello che colpisce è la loro disponibilità. Milano ha circa 467mila abitanti per ogni piscina comunale estiva, Torino e Bologna ne hanno circa 160 e 190mila per struttura. A Milano, la città più popolosa d’Italia dopo Roma e uno dei principali poli economici del Paese, l’offerta pubblica si è ridotta proprio mentre le estati diventavano sempre più torride. Negli ultimi otto anni il capoluogo lombardo ha perso cinque dei suoi principali centri balneari comunali (per lavori di riqualificazione o adeguamenti): la Scarioni ha chiuso nel 2018, il Lido nel 2019, poi tra il 2022 e il 2023 si sono aggiunte Argelati, Suzzani e Saini. Oggi le piscine comunali estive sono soltanto tre, una ogni circa 450mila abitanti. Parallelamente, l’offerta privata è diventata l’alternativa principale, ma con costi molto più elevati, dove un ingresso giornaliero può facilmente superare i 20 euro a persona. Il prezzo che pagherebbe una famiglia con due figli nelle strutture comunali, contro gli oltre 70 euro in quelle private (senza considerare trasporti, pranzo o lettini).
Offerta pubblica a Torino
Il quadro cambia a Torino, dove l’offerta comunale è più ampia e i prezzi restano sensibilmente inferiori. Le cinque piscine estive aperte garantiscono una disponibilità quasi doppia rispetto a Milano in rapporto alla popolazione e un ingresso feriale costa 5,80 euro (meno di 9 nei weekend). Una famiglia di quattro persone spende poco più di 20 euro per entrare, meno della metà rispetto alla media delle strutture private, che rimangono intorno ai 50 euro.
I rifugi climatici di Bologna
Bologna segue una strada diversa. Pur disponendo di poche piscine comunali estive, il Comune negli ultimi anni ha rafforzato la rete dei cosiddetti “rifugi climatici”: biblioteche, spazi civici e luoghi pubblici climatizzati aperti gratuitamente durante le ondate di calore (qui la lista del Comune di Bologna). Una strategia che riconosce come il refrigerio sia sempre più un servizio essenziale, soprattutto per anziani, persone fragili e cittadini che vivono in case surriscaldate. Questa settimana, per esempio, il Comune ha deciso di sospendere sia le chiusure del lunedì, sia le riduzioni di orario già programmate per il periodo estivo di le tutte le biblioteche comunali climatizzate.
Se fino a pochi anni fa andare in piscina era un’attività ricreativa. Oggi, durante le ondate di calore che durano settimane e superano spesso i 30°C, è diventato uno dei modi più efficaci per proteggersi dagli effetti del caldo estremo. Se il fresco diventa un bene essenziale, allora lo è anche la sua accessibilità. Non più soltanto una questione di tempo libero, ma una questione di equità.
30 giugno 2026 ( modifica il 30 giugno 2026 | 18:02)
© RIPRODUZIONE RISERVATA