Carbonara di Po (Mantova) 30 giugno 2026 – È morto per un malore, probabilmente per il caldo torrido, mentre raccoglieva angurie in un campo nel Mantovano.

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Il luogo della tragedia

La vittima è un cittadino marocchino, Thahar El Haddad di 55 anni residente nella vicina Castelmassa, in provincia di Rovigo,

La dinamica

Il dramma verso le 18 di ieri quando l’uomo, regolarmente assunto con altri connazionali dall’Agricola “Fondo Gonzaga di Magnocavallo, stava raccogliendo delle angurie unitamente ad altri operai ha accusato un malore rovinando a terra. E dai sindacati arriva una dura denuncia sul lavoro nei campi in condizioni climatiche impossibili per il caldo torrido.

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I soccorsi  onecms:1s4plhgacjiigrosnq2:154ww7sln28 (HD)

Sul posto anche un elisoccorso

Immediati i soccorsi: eliambulanza giunta dall’Ospedale Civile di Parma, ambulanza dall’Ospedale di Pieve di Coriano, carabinieri della Stazione di Poggio Rusco e personale Ats Val Padana: nonostante i tentativi di rianimazione posti in essere dai sanitari del 118, durati oltre mezz’ora, per il lavoratore non c’è stato nulla da fare.

La temperatura era quasi di 40 gradi

Secondo alcuni siti specializzati, come ilmeteo, ieri attorno alle 18 Carbonara di Po si è registrato un forte caldo, con temperature comprese tra i 34 e 36 gradi e durante la giornta la massima aveva toccato i 39, ma il calore percepito è stato anche superiore a causa dell’elevata percentuale di umidità.

Indagine e autopsia

Sono in corso tutti gli accertamenti per verificare il rispetto delle normative sul lavoro e intanto la salma è stata portata all’obitorio dell’Ospedale Civile di Mantova, per l‘autopsia disposta dalla Procura della Repubblica che dovrà determinare la causa del decesso.

La denuncia della Cgil

“Nel Mantovano siamo a 3 lavoratori morti (uno in itinere) più uno in coma per il caldo: è una strage. “Ci sono sono sacche di schiavismo agrario”. Lo dice all’AdnKronos Michele Orezzi, segretario generale della Cgil di Mantova, commentando il caso del bracciante morto. “Le ordinanze contro il caldo – spiega – non funzionano: non ci sono controlli  sufficienti in generale e soprattutto per il settore dove ci sono ancora sacche di illegalità e schiavismo”, sottolinea.

“La cosa allucinante è che qua si muore come cent’anni fa nei campi, in mezzo a un’indifferenza che sembra quella di cent’anni fa. Stiamo normalizzando il fatto che uno debba morire di lavoro in giornate in cui c’è un’allerta sanitaria. È una cosa che non sta né in cielo né in terra”, rimarca il sindacalista.

Dei quattro lavoratori “ci sono tre migranti e un italiano”, evidenzia il sindacalista che precisa: “Il lavoro nei campi, essendo a grandissima concentrazione migrante, colpisce direttamente le fasce più ricattabili delle popolazione quindi in questo caso anche le comunità di migranti”, evidenzia. “La comunità indiana e la comunità marocchina sono tra le più grandi che ci sono in provincia di Mantova”, conclude.