di
Donatella Tiraboschi

Il progetto di due nuovi edifici con uffici, laboratori e spazi comuni. «Qui diverse realtà si possono contaminare a vicenda. Il luogo giusto per la concentrazione ma anche la relazione»

Tradurre un’idea è l’essenza di un progetto. E le idee sul nuovo tassello immobiliare di due edifici del Kilometro Rosso, Luca Bombassei che, con il suo studio di architettura ne ha in mano le redini, le ha chiarissime. Ad esempio, la possibilità di lavorare con il computer oltre l’ufficio, sedendosi su un gradone, en plein air, in un’interconnessione con l’ambiente e le persone che gravitano negli stessi spazi. Il tema è affascinante anche per chi di concept architettonici mastica poco, perché chi pensa gli spazi ne determina funzioni e fruizioni di chi, quegli spazi, li abiterà.

«Kilometro Rosso appartiene al territorio bergamasco, qui l’architettura non deve essere autoreferenziale, ma uno strumento al servizio di una comunità di imprese, ricercatori, lavoratori e competenze. Deve creare condizioni migliori per lavorare, ma anche per riconoscersi in un luogo», chiarisce Bombassei. Non si tratta, dunque, di una semplice aggiunta di metri quadrati. «Piuttosto, di favorire un nuovo modo di lavorare, meno rigido, meno gerarchico, più aperto — spiega —. Non significa rinunciare alla precisione o alla qualità degli ambienti professionali, al contrario. Significa progettare spazi in cui la concentrazione e la relazione possano convivere. Si può lavorare in un ufficio, in un laboratorio, ma anche seduti su una gradinata all’aperto, lungo una passeggiata, in uno spazio comune che diventa parte dell’esperienza quotidiana». 



















































Il tema dell’intreccio relazionale è da sempre il boost del Km Rosso. «Nato da una visione molto precisa — prosegue l’architetto —: creare un luogo in cui industria, ricerca, tecnologia, università e impresa potessero non solo convivere, ma contaminarsi reciprocamente. In questi 25 anni il mondo è cambiato profondamente, ma la filosofia originaria del parco è rimasta sorprendentemente attuale e cioè mettere le persone nelle condizioni di incontrarsi, anche casualmente, perché spesso l’innovazione nasce proprio da una conversazione non programmata». Il nuovo intervento commissionato da Kilometro Rosso è in fase esecutiva. 

«Si inserisce tra presenze importanti, come Confindustria e l’Istituto Mario Negri, e proprio per questo deve saper dialogare con ciò che gli sta intorno — argomenta Bombassei —. Parliamo di circa 15 mila metri quadrati tra uffici, laboratori e spazi flessibili, ma il tema vero non è solo la quantità di superficie costruita». Il tema vero è la qualità degli spazi e la rispondenza alla permeabilità che ha ispirato l’identikit progettuale: «L’edificio non deve essere un oggetto chiuso, autosufficiente, ma una parte attiva del paesaggio di Kilometro Rosso. Per questo le piazze, le parti comuni, gli spazi esterni, i percorsi pedonali e il tetto verde non sono elementi accessori, ma componenti centrali. Sono luoghi in cui si può lavorare, discutere, sostare, osservare, incontrarsi».

Un matching su un tetto verde? «Sì, lo abbiamo pensato per gli edifici con un percorso che lo attraversa con un ruolo simbolico e funzionale molto forte — evidenzia l’architetto —, un’infrastruttura leggera, capace di trasformare una copertura in un luogo abitabile, in una passeggiata, in uno spazio di relazione. Gli edifici sono diversi tra loro, ed è giusto che lo siano, perché rappresentano funzioni, epoche e sensibilità differenti. Ma devono essere tenuti insieme da un filo conduttore: il rapporto con il verde, la qualità tecnologica, la misura architettonica, la capacità di riflettere e interpretare il contesto. La differenza, quando è governata da una visione, non genera disordine: genera energia».

È un progetto a cui Bombassei tiene molto. «Perché racconta una parte significativa del nostro lavoro. Siamo spesso associati a interventi su edifici storici, dimore, restauri, spazi privati o luoghi di grande stratificazione culturale. È un ambito che amo molto, perché richiede ascolto, rispetto, precisione. Ma la stessa attenzione alla qualità, alla materia, alla luce e alle relazioni tra gli spazi può essere applicata anche alla grande scala. Progettare un edificio per un parco tecnologico e restaurare un palazzo storico sono sfide diverse, ma richiedono entrambe una cosa fondamentale, capire l’identità profonda del luogo prima di trasformarlo».


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1 luglio 2026 ( modifica il 1 luglio 2026 | 07:04)