Il difensore del Brasile dopo la sudata qualificazione: “La chiave è stata questa: stare alti, in pressing. Col Giappone è stato un banco di prova”

In Brasile si dice più o meno come da noi: “Resiliencia”. “Resilienza”. Ribaltare una difficoltà a proprio favore. “È quello che abbiamo fatto. Il gol del Giappone avrebbe potuto tagliarci le gambe, ma non ci siamo disuniti. Possiamo arrivare fino in fondo”. Così parlò Danilo, 34 anni, terzino destro di Ancelotti, vecchio capitano della Juve. Dopo l’addio all’Allianz è tornato a casa, nel Flamengo, con cui ha vinto il campionato, la supercoppa brasiliana e la Libertadores del 2025. Fin qui Ancelotti l’ha schierato titolare in tre partite su quattro, preferendogli l’ex romanista Ibañez solo al debutto col Marocco. Col Giappone è entrato nel gol di Martinelli, ma ha regalato il vantaggio a Sano con un passato sbagliato. Danilo ne ha parlato a testa alta in zona mista senza nascondersi, fermandosi a parlare una ventina di minuti con lucidità e serenità. 

Come ha resettato la mente dopo l’errore?

“Non avuto tempo di pensarci. Ho sbagliato, mi sono preso la responsabilità e sono andato avanti. L’aspetto più importante è stata la nostra resilienza. Dopo un gol subito uno può disunirsi, ma noi no. Così l’abbiamo ribaltata”. 

Cosa vi ha detto Ancelotti all’intervallo? 

“Di rimanere sereni. Lui ci trasmette sempre una serenità incredibile, quasi unica. Nello spogliatoio ci ha parlato dei cambiamenti tattici che avrebbe fatto e ci ha ribadito di stare tranquilli”. 

“Sulle nostre capacità e sull’aggressività. La chiave è stata proprio questa: stare alti, in pressing, sul Giappone”. 

Quanto pesa l’impatto dell’allenatore su di voi? 

“Moltissimo. Parliamo di uno che nel calcio ha vinto tutto, ed è solo un fattore positivo. Lo abbiamo seguito. Siamo una squadra esperta che sa ciò che deve fare, ma abbiamo anche diversi giovani di spessore. Stanno camminando per la loro strada. Dobbiamo crescere insieme”. 

Ha temuto l’eliminazione? 

“Beh, in partite come questa, quando all’intervallo sei sotto 1-0 con un mio errore, la paura c’è sempre. Ma è proprio la paura che ci ha resi più attenti e più prudenti. Non ci ha paralizzato: conta questo”. 

Il Giappone si può considerare un test di spessore? 

“Assolutamente sì, è stato un banco di prova di livello. Hanno chiuso il girone pareggiando contro Olanda e Svezia, mentre nell’ultimo Mondiale hanno battuto Germania e Spagna. Parliamo di una squadra veloce, rapida, organizzata e ordinata. Non era facile centrare gli ottavi, anzi. Come dicevo prima, la nostra resilienza ha fatto la differenza. Abbiamo mantenuto l’equilibrio. Siamo molto soddisfatti”. 

Quand’è che avete capito di poterla ribaltare? 

“Dopo due minuti dal rientro in campo. Ancelotti ci aveva detto di stare alti e tenerli lì, e noi lo abbiamo ascoltato. Si può dire che è tutta una questione di equilibrio. Dobbiamo continuare così”. 

Cosa sente di dire ai più giovani? Endrick, Rayan… 

“Che il loro entusiasmo è fondamentale. Siamo il giusto mix di giocatori esperti, come me, Casemiro, Neymar…, e loro. Endrick è entrato bene, ad esempio. Hanno la nostra stessa fame di vincere”. 

Cosa si aspetta da qui in avanti? 

“Solo noi possiamo capire cosa significa essere qui e inseguire quello che inseguiamo. Ci prepariamo affinché le cose vadano nel modo giusto. Dobbiamo restare concentrati e pensare alla prossima partita. Col Giappone siamo riusciti a ribaltare la partita e l’abbiamo fatto insieme”. 

Il Brasile sembra in crescita: pareri? 

“E speriamo di essere ancora più forti nella prossima gara”. 

L’ossessione dell’Hexa si percepisce? La sesta coppa. 

“Quando sei in campo, pensi solo a vincere la partita. Stiamo lavorando affinché vada tutto nel verso giusto. Il calcio vive di momenti. Rimontare il Giappone ci ha dato ancora più fiducia in vista della prossima. Il cammino non è finito”. 

Un ultimo sull’Italia, terza volta senza mondiali. 

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“Mi dispiace molto. È stata casa mia per anni, sono rimasto legato. Sono sicuro che nel 2030 ci sarà”.