di
Agostino Gramigna
Massimiliano Fazzini, professore di Rischio climatico all’Università di Camerini: «Fino a 3-6 ondate di calore a stagione». Il ruolo del mare
Il 23 giugno 2026 è stato il giorno più caldo mai registrato in Francia. Con un indice di temperatura integrato (media diurna e notturna) a 29,9 gradi. Oltre il 90 per cento della popolazione francese è stata esposta a temperature estreme. Abbiamo preso la Francia come Paese esempio. Avremmo potuto citarne altri. Ognuno di essi, in questo torrido giugno da record, ha fatto registrare il giorno più caldo della sua storia climatica. La domanda a questo punto è: le estati a venire saranno uguali al 2026? Caratterizzate cioé da ondate di calore estreme tendenti a riprodursi su un arco temporale sempre più esteso? Il quesito va calato in questo scenario.
In gran parte dell’Europa occidentale, da un po’ di anni, il mese di giugno si sta riscaldando più rapidamente di qualunque altro mese. Sia le temperature giornaliere che notturne crescono a ritmo molto più sostenuto di quello tenuto dal riscaldamento globale: le massime registrate diurne aumentano a ritmo triplo, quelle notturne a ritmo doppio. Tanto più che per molte città europee questo non è stato solo il giugno più caldo ma il periodo più caldo in assoluto dal 1950. A questo proposito l’Oms, che nei giorni scorsi aveva fatto sapere che l’Europa si sta riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale, ieri ha lanciato un nuovo allarme, con una proiezione: le estati future saranno così, con crisi ricorrenti, più intense e lunghe. Per l’Organizzazione dovremo farcene una ragione e imparare a conviverci. Mutando lo stile di vita. Il messaggio è stato spedito dal direttore dell’ufficio regionale europeo dell’Oms, Hans Kluge. Il quale ha aggiunto: «Cosa abbiamo imparato da questa crisi? Siamo pronti per la prossima?». I dati dicono che le temperature aumentano ovunque ma che in Europa, dagli anno’90, la media globale è cresciuta di 0,56 gradi centigradi rispetto allo 0,27 della media globale. Siamo secondi, in questa poco edificante classifica, solo all’Artico dove le temperature sono salite di 0,75 gradi centigradi.
La comunità scientifica, a differenza di quella politica (dove si scontrano negazionisti e non dei mutamenti), è sostanzialmente compatta nel delineare scenari univoci. Come ad esempio sostiene Massimiliano Pasqui, ricercatore e climatologo del Cnr: «Noi ci troviamo in una sorta di convergenza di conoscenze. Se partiamo da ciò che è stato osservato e registrato negli ultimi 30 anni notiamo che alcune caratteristiche dei cambiamenti climatici corrispondono a una generale estensione della stagione estiva. Queste caratteristiche le riscontriamo anche in inverno, anche se l’aumento delle temperature medie è inferiore a quello estivo. Dopodiché, se confrontiamo questa base di dati derivante dall’osservazione con i risultati ottenuti dai modelli matematici sul clima, vediamo che le evidenze osservate sono confermate e amplificate». Il suo ragionamento porta a questa conclusione: che conoscenza osservata e modellata (dalla matematica) dicono che le ondate di calore rappresentano un futuro ineluttabile. L’allarme dell’Oms va di pari passo con alcuni studi e organismi che si occupano di clima.
Secondo un’analisi dei ricercatori dell’organizzazione meteorologica World Weather Attribution, guidata da Theodor Keeping dell’Imperial College di Londra, con un riscaldamento globale pari a 1,4 gradi in più rispetto all’epoca pre-industriale, il caldo estremo metterà a dura prova la capacità di adattamento della società. Gli autori fanno notare che «solo 50 anni fa, nel 1976, l’ondata di calore di questi giorni sarebbe stata praticamente impossibile». Anche nel 2003, quando c’è stata la prima grande ondata di calore del XXI secolo, temperature diurne simili a quelle raggiunte ora sarebbero state 10 volte meno probabili e temperature notturne di pari entità oltre 100 volte meno probabili.
«Sulla base dell’osservazione e dell’analisi di diversi fattori — osserva Massimiliano Fazzini, professore di Rischio climatico all’Università di Camerino — statisticamente dobbiamo attenderci due scenari: ondate di calore che possono durare più giorni con temperature estreme e le medesime ondate che possono riprodursi in una stagione anche da 3 a 6 volte». Il professore di Camerino e il ricercatore del Cnr, Pasqui, ricordano un altro fattore, che si proietta sul futuro come instabilità: il mare. Il problema vero. «Il mare accumula calore ed energia lentamente che rilascia poi, in modo analogo, molto lentamente. Questo significa che c’è una grande massa di calore, di energia, accumulata che non ha ancora espresso tutto il suo potenziale». Gli esperti ricorrono ad una metafora: «Immaginiamo di avere dei contenitori di calore ancora inespressi. Ci sono report internazionali che indicano come da diversi decenni il vero riscaldamento della terra è immagazzinato nei mari. Pronto a sprigionarsi. Fino ad ora ne abbiamo visto solo una piccola parte».
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1 luglio 2026 ( modifica il 1 luglio 2026 | 08:35)
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