È la più grande fotografia ad alta risoluzione mai realizzata, un risultato ottenuto dal telescopio dell’Agenzia spaziale europea. Un modo per studiare nuovi pianeti all’interno della nostra galassia
L’immensità dell’universo racchiusa in uno scatto. Dall’Esa, l’agenzia spaziale europea, e dal suo telescopio Euclid arriva infatti la più grande fotografia ad alta risoluzione del centro della Via Lattea mai scattata. Ben 60 milioni di stelle con masse e distanze diverse, catturate da un mosaico di nove scatti. Non è solo un piacere per gli occhi, ma un passo avanti considerevole nello studio di tutto ciò che ci circonda e nella ricerca di altri pianeti fuori dal Sistema Solare su cui potrebbe esserci vita.
60 milioni di stelle tutte da studiare
Non è del tutto corretto chiamarla scoperta, ma senza dubbio grazie a Euclid si pone un tassello importante per l’esplorazione e lo studio dello spazio. Pianeti, stelle, nebulose, tutto è finito nel mirino del telescopio di fattura europea. Gli occhi vanno però alla ricerca dei cosiddetti esopianeti, ovvero quelli al di fuori del sistema solare, con anche la speranza che siano in grado di ospitare la vita. Dalla distanza dalla sua stella, alla massa, passando per l’impatto dell’atmosfera per mantenere o dissipare il calore, sono tanti i fattori che possono influenzare le condizioni e lo sviluppo di organismi sul suolo. Ma grazie all’utilizzo di Euclid lo studio e la ricerca di luoghi in cui sia possibile sarà più semplice.
L’utilità di Euclid e il microlensing
Gli scienziati, infatti, potranno sfruttare le foto del telescopio per il microlensing, ovvero la scoperta di esopianeti sfruttando le distorsioni della luce causate dal loro campo gravitazionale. Per esempio, se una stella ha un pianeta che gli orbita attorno, come può essere il Sole con la Terra, allora se vista da lontano si potrà notare una piccola alterazione dell’effetto lente creato principalmente dalla stella. A tal proposito fanno eco le parole del responsabile del progetto di osservazione, Jean-Philippe Beaulieu: «Negli ultimi 20 anni, quasi 300 pianeti sono stati scoperti utilizzando il microlensing. Per poterlo fare dobbiamo puntare su zone affollate di stelle, per esempio quelle vicino al centro della nostra galassia». Non a caso Euclid punta proprio verso il bulbo galattico, ovvero la zona più centrale della Via Lattea.
Va sottolineato però che per poter assistere a un fenomeno come il microlensing servono settimane di osservazione, ben oltre il tempo impiegato da Euclid per comporre il suo mosaico. Quindi l’utilità è zero? No, anzi, se combinate con altri telescopi le immagini saranno fondamentali per creare un archivio di riferimento della posizione dei corpi celesti osservati. In questo modo anche se il tempo di osservazione è inferiore a quello necessario, si potrà studiare il microlensing paragonando dati successivi con quelli raccolti nel tempo.
Il paragone tra Euclid e gli altri telescopi
Solo 26 ore sono servite a Euclid per catturare 60 milioni di stelle. Se lo paragonassimo all’Osservatorio di Keck servirebbero circa 2mila ore per ottenere un risultato simile. Un dato che lascia a bocca aperta, così come quello del campo visivo della foto. Prendo a confronto il famoso telescopio Hubble, una serie di istantanee di Euclid coprono una larghezza ben 270 volte più grande.
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30 giugno 2026
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