di
Federico Fumagalli
Il critico d’arte alla mostra «Desiderio e capricci» di Wainer Vaccari a Bergamo, alla Galleria Ceribelli, tappa del festival «La Milanesina» diretto dalla sorella Elisabetta Sgarbi: «In tivù mio fratello era pura estroversione, ora è introversione»
Non si sentiva certo la necessità di un’ulteriore ondata di calore, nel cortile interno – afosissimo, per quanto delizioso – della Galleria Ceribelli di via San Tomaso, a Bergamo, martedì 30 giugno. Ma il calore umano che accompagna l’arrivo di Vittorio Sgarbi, invitato a parlare della mostra «Desiderio e capricci» di Wainer Vaccari (fino al 13 settembre), scalda nella maniera più opportuna.
Provato nel fisico e nell’eloquio, non nel concetto che resta forte e chiaro, il professore è l’ospite più atteso alla tappa bergamasca di La Milanesiana. Il fortunato festival culturale itinerante, fondato e diretto da Elisabetta Sgarbi, prosegue nella sua 27esima edizione che terminerà il prossimo 22 luglio. Il filo conduttore di quest’anno è «Il desiderio e la legge». Il titolo connette la memoria a «La legge del desiderio» di Almodóvar e l’inizio di serata rasenta il grottesco, tonalità cara al cineasta spagnolo. Scomodare Beckett, forse è troppo. Aspettando Vittorio, in ritardo sulla tabella di marcia, per colmare il tempo Elisabetta si avventura in «questo teatrino, che mi viene difficile interpretare». In realtà non le riesce male.
Il piccolo show forzato funziona, la signora Sgarbi strappa sorrisi e perplessità: «La speranza di avere qui mio fratello, che in questo periodo non esce molto, era fievole. Ma mi è stato riferito che Vittorio è appena uscito dal suo hotel. Vi avverto – continua Elisabetta Sgarbi, rivolta al pubblico –, si presenterà con un’aria molto diversa rispetto a quella che ricordate dalla tv. Lì era pura estroversione. Ora, al contrario, si tratta di introversione». La Sgarbi chiede «un gelato per Vittorio. In questo momento lui lo ama molto. Crema e fiordilatte?». Viene accontentata. E ancora: «Tra un minuto sarà qui con noi. Facciamo tutti insieme il conto alla rovescia?».
Nuovamente, viene accontentata. E qui la sensazione è che le terrazzate della «Grande bellezza» si siano spostate, seicento chilometri verso nord.
Ecco Vittorio Sgarbi, e comincia tutto un altro film. Si parla della bella mostra di Wainer Vaccari, l’artista modenese classe 1949, per cui i riferimenti al gotha si sprecano. Gli «omini» protagonisti delle opere di Vaccari, sono come quelli di Brueghel? «Non proprio. I personaggi del pittore belga – spiega il critico, calzini rossi in vista – vanno verso il male, la dannazione. Quelli di Vaccari invece non si perdono, mirano all’alto». Il percorso artistico del contemporaneo italiano rappresenta «una ricerca manieristica – aggiunge Vittorio Sgarbi –, con cui il pittore compie una riflessione sull’arte e sulla storia dell’Arte».
Il binomio arte-famiglia, per gli Sgarbi è una costante. «Il mio legame con Elisabetta e Vittorio dura da quarant’anni. Mi piace pensare di fare parte, insieme a loro, di una specie di famiglia allargata», dice Vaccari. «Le opere di Wainer stanno anche nella casa di Ferrara – conferma la ferrarese Elisabetta Sgarbi –. La presenza di mio fratello alla Milanesiana, che prima era una costante, oggi diventa un fatto eccezionale». L’ondata di calore che ne scaturisce è, come sempre più spesso annunciano i meteorologi, altrettanto eccezionale.
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1 luglio 2026 ( modifica il 1 luglio 2026 | 10:35)
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