di
Ester Palma
Contrari a ecumenismo e dialogo interreligioso
Lo svizzero don Pascal Schreiber, lo statunitense don Michael Goldade e i francesi don Michel Poinsinet de Sivry e don Marc Hanappier: sono i quattro vescovi della Fraternità San Pio X che saranno consacrati oggi – mercoledì 1° luglio – dalle 9 del mattino.
A celebrare sono lo spagnolo Alfonso de Galarreta con lo svizzero Bernard Fellay, predecessore dell’attuale Superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, il destinatario della lettera con cui Leone XIV chiede ai lefebvriani di «fermarsi per evitare lo scisma».
«Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa» ha detto don Davide Pagliarani nell’omelia della messa. «Il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita, una madre che ha bisogno e merita di essere amata. Dobbiamo fare il possibile per aiutarla e sostenerla. Potremmo restare indifferenti ma questo sarebbe tradire la Chiesa», ha aggiunto, sottolineando che oggi «è una giornata storica», «una festa».
Previsti oggi oltre 15mila fedeli e 1300 religiosi
La Fraternità prevede per oggi un afflusso di oltre quindicimila fedeli e 1.300 sacerdoti, monaci e suore da tutto il mondo. La cerimonia, con diretta streaming, si tiene all’interno del seminario di Écône, in Svizzera, il cuore e centro spirituale e formativo a livello internazionale del movimento. Anche la data non è stata scelta a caso: il primo luglio la Chiesa cattolica celebra tradizionalmente la festa del Preziosissimo Sangue di Gesù, istituita da papa Pio IX nel 1849, un anno dopo i moti rivoluzionari che lo avevano costretto a lasciare Roma e a rifugiarsi a Gaeta. Al suo rientro in città decise di istituire la festa, legata a una devozione antichissima, come ringraziamento a Dio.
Con la riforma del calendario liturgico decisa dal Concilio Vaticano II, la festa di luglio fu rimossa come celebrazione separata e integrata in quella del Corpus Domini e della Passione, per sottolineare l’unità del mistero del Corpo e Sangue di Cristo. Una decisione che non ha certo incontrato il favore dei tradizionalisti.

La Fraternità come reazione al 21º concilio ecumenico
Perché la Fraternità nasce proprio come reazione al 21º concilio ecumenico della Chiesa cattolica, convocato da Giovanni XXIII nel 1962 e chiuso dal suo successore Paolo VI tre anni dopo. Portò grandi novità per la Chiesa: in particolare sulla liturgia, ma anche sull’ecumenismo e sul rapporto col mondo contemporaneo. Si decise di non celebrare più, dopo 500 anni, la Messa tridentina in latino, da sempre (e ancora oggi) lingua universale della Chiesa. Al suo posto fu introdotta quella nelle lingue locali e con modifiche sostanziali al rito antico. «Aggiornamenti» che non furono immediatamente accettati e compresi dai fedeli. Tanto che lo stesso Paolo VI, nel 1972 disse nell’omelia solenne della festa dei Santi Pietro e Paolo: «Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Abbiamo la sensazione che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio». Sicuramente la «tempesta» era anche legata ai grandi cambiamenti sociali e culturali del periodo, ma già due anni prima l’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, che pure era stato fra i Padri conciliari, aveva fondato la San Pio X: per formare sacerdoti secondo la liturgia e la dottrina tradizionali, compreso l’uso della messa in latino preconciliare. La Fraternità, la cui prima rottura con la Chiesa si è consumata nel 1988, peraltro oggi è presente in oltre 70 Paesi, dall’Europa alle Americhe, all’Africa e all’Oceania, con seminari, priorati, scuole, cappelle e case religiose. Ha circa 700 sacerdoti, diverse centinaia di religiosi e religiose, seminari pieni mentre quelli «moderni» spesso faticano a accogliere nuove vocazioni.
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Il tentativo di Papa Francesco
Persino papa Francesco, che pure non poteva essere «accusato» di tradizionalismo, tentò una sorta di riconciliazione con il movimento. Anche se con il motu proprio Traditionis custodes del 2021 aveva introdotto pesanti restrizioni alla celebrazione della messa tradizionale: e dopo la morte di Benedetto XVI, il suo segretario monsignor Gaenswein disse che quel documento «aveva spezzato il cuore» del vecchio Pontefice emerito.
Ma Bergoglio ha compiuto anche gesti di grande apertura verso la Fraternità: per il Giubileo della Misericordia del 2015 concesse ai sacerdoti lefebvriani la facoltà di confessare «validamente e lecitamente» e rese permanente tale facoltà a fine Anno Santo. Nel 2017 autorizzò i vescovi a concedere, a determinate condizioni, la delega ai sacerdoti della Fraternità per assistere validamente ai matrimoni dei loro fedeli. Ma nemmeno questo bastò: e oggi la Chiesa e la San Pio X sono di nuovo ai ferri corti.
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1 luglio 2026 ( modifica il 1 luglio 2026 | 11:02)
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