di
Gaia Piccardi

Ieri vittoria sudata per Berrettini con Wawrinka, successi anche per Grant, Paolini e Sonego. Oggi torna in campo il numero 1

Ogni giorno, i Doherty Gates vengono aperti alle 10 e chiusi 45’ dopo la fine dell’ultimo match di giornata. Ieri mattina, però, gli inservienti dell’All England Club addetti al rito immutabile sono rimasti a bocca aperta: dentro Wimbledon, si aggiravano i dinosauri. Williams Serena da Compton, ghetto losangelino ad altissimo tasso di criminalità, 44 anni ben portati sul centrale, ma non abbastanza per contenere la verve agonistica di un’avversaria che veniva al mondo quando la leonessa si prendeva sei mesi sabbatici per curare una leggera depressione, conseguente alla difesa mancata del titolo 2006 dell’Australian Open. E poi Berrettini Matteo da Roma, quartiere del Nuovo Salario, e Wawrinka Stan da Losanna, lo svizzero sbagliato finché in circolazione c’è stato un certo Roger Federer: 71 anni e 47 ace in due, il primo break dell’incontro dopo 2h51’ di wrestling sull’erba, il servizio come clava. Quattro set, quattro tie break: l’orgoglio del primo finalista italiano in Church Road prevale al tarda sera sull’ultimo urrah di Wawrinka, tre volte vincitore Slam ma mai sullo splendore di questa erba, che ieri gli ha regalato il finale di carriera più bello. Alla fine ha pianto insieme a Matteo, il vecchio Stan: «Io non vorrei ritirarmi ma temo che sia proprio arrivato il momento».

Jannik Sinner torna in campo nel Wimbledon dei grandi ritorni e dei lunghi adii, i piccoli drammi del primo turno con il serbo Kecmanovic non sembrano aver lasciato postumi: due sparring partner, più coach Vagnozzi, sono serviti ad alimentare di motivi l’allenamento di rifinitura in vista della sfida odierna con il portoghese Nuno Borges, battuto a Sofia nel 2022 sul veloce indoor. Con Jannik, torna in campo anche il numero 10 del ranking Flavio Cobolli, fresco finalista al Roland Garros: però non è un secondo turno, il suo, è la prosecuzione del match con l’argentino Navone interrotto per l’oscurità ieri sera, mentre Serena e Berrettini approfittavano del tetto sul centrale e sul campo 1 per completare le loro battaglie. Arnaldi e Cocciaretto a parte, la pattuglia italiana rimane compatta. A Jasmine Paolini, finalista nel 2024 su questi prati, è servito lo choc di un primo set perso 6-0 con l’americana Montgomery per cambiare atteggiamento e ribaltare l’inerzia («Il mio miglior match della stagione»), Lorenzo Sonego ha domato l’argentino Etcheverry in quattro set. Ma la storia made in Italy di giornata più bella è quella di Tyra Caterina Grant, 18enne nata a Roma dove giocava il padre cestista Tyrone e cresciuta a Vigevano con mamma Cinzia, maestra di tennis e, oggi, sua manager. Tyra si è allenata per sette anni all’accademia di Riccardo Piatti di Bordighera, dove ha conosciuto Jannik Sinner, di cui è buona amica, poi ha a lungo ondeggiato tra Usa e Italia prima di accettare la corte della nostra Federtennis, che le ha già permesso di indossare l’azzurro in Federation Cup e di giocare gli Internazionali del Foro Italico grazie a una wild card.



















































A Wimbledon Tyra, dopo aver superato le qualificazioni, ha eliminato a sorpresa la padrona di casa Katie Boulter, giocatrice esperta e promessa sposa di Alex De Minaur, con un’autorevolezza che non era per nulla scontata. Cresciuta nel mito di Serena, ha raccontato l’amozione di una prima volta che rimane scritta nella storia del tennis italiano: «È tutto pazzesco, ero meno tesa che nelle qualificazioni a Roehampton. Ho avuto la partita in pugno dall’inizio e l’ho chiusa». Ha debuttato nel tabellone principale nel martedì del rientro della Williams, sette volte regina di questo torneo. «Un’altra coincidenza alla quale stento a credere — sorride Grant —. Amo l’aggressività di Serena in campo: ogni punto, ogni match dipende soltanto da lei. La sua potenza dei colpi e la sua personalità in campo mi ispirano da quando sono bambina». L’altro punto di riferimento di Tyra, è Sinner. «È impossibile non essere spinti a dare il proprio meglio quando vedi Jannik scrivere ogni giorno la storia del nostro sport».

1 luglio 2026 ( modifica il 1 luglio 2026 | 13:29)