Come opinionista per Fox l’ex attaccante svedese ha criticato il selezionatore degli Oranje, cadendo però in un luogo comune datato e lontano dalla realtà
Dal nostro inviato
G.B. Olivero
1 luglio – 17:36 – ATLANTA (STATI UNITI D’AMERICA)
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Chi ha detto che Ibra non lavora? Nei mesi scorsi i tifosi milanisti, abbastanza inferociti, hanno ironizzato sullo svedese, sottolineandone uno scarso impegno nel suo, per la verità un po’ fumoso, ruolo di consulente di Cardinale. Adesso che il nuovo Milan sta nascendo, che è stato trovato l’assetto societario, che si è deciso di affidare la panchina a Rubén Amorim, che è stato effettuato l’acquisto più caro della storia del club prelevando Gonçalo Ramos dal Psg, in effetti Zlatan Ibrahimovic sta lavorando. Per Fox. Lo svedese è uno dei commentatori scelti dalla tv americana per analizzare quanto sta accadendo al Mondiale. E ogni giorno, senza mai saltare un appuntamento, Ibra si presenta davanti alle telecamere e non si fa problemi, come di consueto, nel dare i suoi giudizi taglienti. Solo che a volte gli capita di andare un po’ oltre e anche questa non è una novità.
la puntura—
Interrogato sull’eliminazione dell’Olanda, sconfitta ai rigori dal Marocco dopo una prestazione prevalentemente difensiva, Zlatan si è espresso così: “Koeman sembrava un allenatore italiano che gioca per non perdere, mentre l’Olanda gioca sempre per vincere. Se si perde, almeno accada mantenendo la propria identità”. Se era una battuta, gli è venuta male. Se era una considerazione tecnica, è assolutamente sbagliata.
la scuola italiana—
Detto che sapersi difendere resta un’arte (che prevede anche ripartenze, transizioni e possesso allo scopo di evitare guai: tutto quello che è mancato all’Olanda) e che tra i tanti errori di Koeman c’è quello di averlo fatto male, Ibrahimovic dovrebbe sapere che in Italia viviamo una pesante crisi di giocatori: non abbiamo più i numeri dieci di un tempo, ma nemmeno un gruppo in grado di battere la Bosnia o di evitare l’umiliazione di tre Mondiali consecutivi vissuti davanti alla tv. Ma allo stesso tempo in Italia ci sono tanti bravissimi allenatori che il mondo apprezza al punto da chiamarli su panchine lontane. Chi allena il Brasile, ossia la nazionale che ha conquistato più titoli mondiali e di sicuro non è nota per un calcio speculativo e pragmatico? Carlo Ancelotti. Da dove arriva il tecnico che il Manchester City ha scelto per ricevere la pesantissima eredità di Pep Guardiola? Dall’Italia: Enzo Maresca. Chi, pur essendo molto giovane, è stato chiamato a guidare club nobili come l’Ajax (dove Ibra è cresciuto) e il Porto? Francesco Farioli.
luoghi comuni—
Potremmo fare tanti esempi. Aggiungiamo, visto che è tempo di Mondiali, quel Marcello Lippi che vinse in trasferta la semifinale di Dortmund contro la Germania nel 2006 schierando nei supplementari quattro attaccanti. E naturalmente quell’Arrigo Sacchi, che non solo cambiò il calcio in generale ma contribuì a far nascere una nuova generazione di allenatori italiani, affascinati da un gioco moderno e offensivo. I luoghi comuni andrebbero maneggiati con cura e magari rivisitati. Non è vero che un allenatore italiano è difensivista, esattamente come non è vero, caro Ibra, che i grandi campioni sono solo quelli che vincono la Champions.
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