di
Fausta Chiesa
Arera ha approvato una delibera per aumentare di circa il 10% gli oneri generali che coprono i sussidi alle rinnovabili e i contributi per gli energivori. La misura, pagata da tutte le famiglie, significa un miliardo in più all’anno
Un aumento del 10% circa degli oneri generali che scatterà nella bolletta della luce da oggi, 1 luglio, e che equivale complessivamente a circa un miliardo in un anno, visto che questa componente pesa per circa 10 miliardi all’anno. Il rincaro è stato previsto dall’Arera con una delibera (la numero 227) del 25 giugno ed è passato sotto traccia perché approvato lo stesso giorno in cui l’Autorità di regolazione ha annunciato le nuove tariffe per i vulnerabili rimasti nel regime di tutela. L’Autorità può infatti rivedere ogni trimestre la tariffa che serve per coprire i costi degli oneri generali e che è applicata sui kilowattora di energia elettrica consumati. Il rincaro riguarda in particolare la componente «Asos» delle bollette, che pesa per oltre il 95% degli oneri generali e che serve a copertura per gli incentivi alle fonti rinnovabili (68,1%) e per le agevolazioni alle imprese a forte consumo di energia elettrica (26,96%).
I motivi dell’aumento
Ma perché in un momento storico di caro-energia anche a causa della (passata) chiusura dello Stretto di Hormuz l’Arera (che da gennaio ha un nuovo collegio presieduto da Nicola Dell’Acqua) ha alzato la tariffa? L’aumento è stato reso necessario – spiega la stessa Autorità – per «rafforzare la liquidità dei conti di gestione presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea) che nei prossimi mesi è prevista in significativa riduzione». La Csea serve per finanziare prorpio gli incentivi ai produttori di energie rinnovabili in base a quanto spetta dai regimi di incentivazione a cui sono sottoposti, oltre che per pagare i bonus sociali e le agevolazioni alle aziende energivore. E quindi deve essere liquida.
Su chi pesa il rincaro
Su chi pesa questo aumento? Il rincaro sarà spalmato tra tutti i consumatori domestici (cioè i 30 milioni di famiglie che hanno un’utenza elettrica) e 6,7 milioni di clienti non domestici, che sono per la quasi totalità piccole e medie imprese (attività economiche connesse in bassa tensione con consumi inferiori a 20 megawattora all’anno) e per una piccola parte enti della Pubblica amministrazione. Ma potrebbe non essere finita qui. Arera scrive anche che «per contenere l’impatto immediato sulle famiglie, l’Autorità ha avviato tale adeguamento in modo limitato e graduale».
La cassa «vuota» degli incentivi
Il punto è che la cassa potrebbe essere più vuota del previsto. Nella delibera si legge infatti che «a fronte di una liquidità adeguata registrata nel mese di maggio, si prevede una progressiva e significativa riduzione delle disponibilità finanziarie nel corso del 2026 e del 2027; per il settore elettrico la progressiva riduzione della liquidità prevista presso Cassa è in primis da ricondurre alla condizione di significativo squilibrio del conto alimentato dalla componente ASOS, il cui gettito annuo è inferiore agli oneri di competenza previsti per gli anni 2025 e 2026, aumentati rispetto a quelli degli anni precedenti anche per effetto dell’entrata a regime di diversi nuovi sistemi di incentivazione».

La tariffa per finanziare il servizio ferroviario
Inoltre, in futuro potrebbe essere alzata anche un’altra componente della bolletta, la Arim, che serve per finanziare la promozione dell’efficienza energetica e per i regimi tariffari speciali per il servizio ferroviario universale e merci. «Molti elementi della componente ARIM – scrive sempre l’Arera nella delibera – sono stati annullati in sede dei precedenti aggiornamenti tariffari, in considerazione delle giacenze dei relativi conti, e ciò sta progressivamente riducendo le medesime giacenze, in relazione soprattutto ai conti alimentati dagli elementi A5RIM, ASRIM e Auc4RIM; è previsto in progressivo deficit anche il conto alimentato dall’elemento A4RIM».
I rimanenti oneri maggiori
L’acronimo Arim sta per «rimanenti oneri generali maggiori». Si tratta di una componente più piccola, che vale solo il 4,94% degli oneri generali di sistema, e viene pagata da tutti, quindi dai piccoli consumatori domestici, dalle Pmi ma anche dalle grandi imprese energivore.
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1 luglio 2026 ( modifica il 1 luglio 2026 | 14:36)
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