Finché la barca del tormentone va, lasciala andare. Orietta Berti, all’anagrafe Orietta Galimberti, 83 anni e nessuna voglia di fare la pensionata della canzone, ha deciso di colonizzare il futuro a colpi di clic. In sessant’anni di carriera, l’instancabile ugola si Cavriago si è trasformata in opinionista, conduttrice, chef da piccolo schermo, attrice, scrittrice, spaziando dai vecchi successi ai tormentoni estivi, da “Mille” con Fedez e Achille Lauro, fino all’ultimo azzardo digitale di “QCPF (Quadri Cuori Picche Fiori)” con lo streamer Il Rosso e l’AI. Segno che la carta d’identità è solo un dettaglio burocratico, quando si ha ancora qualcosa da dire.



Berti, ci ha preso gusto a dividere lo spartito con questi nipotini? Com’è nata “Quadri Cuori Picche Fiori” con Il Rosso?


«Altroché se ci ho preso gusto. Questo è un pezzo divertente, che racconta l’amore usando i simboli delle carte. I quadri sono il sentimento platonico; i cuori la passione della gioventù; le picche l’inganno, il tradimento. E i fiori il romanticismo consapevole, tipico della terza età. Che poi è quello che sto vivendo anch’io. Matteo Baini, ovvero Il Rosso, l’ho incrociato l’anno scorso grazie a Fabio Rovazzi, mentre presentavo “Cabaret” sui suoi canali. Gli ho accennato che stavo registrando nuovi brani e lui mi ha spiazzata, chiedendomi un feat. All’inizio, a dire il vero, non era convinto del duetto con l’AI, cioè IAEM, l’avatar virtuale che canta con me, ma alla fine l’ho convinto».


Adesso ci sdogana pure l’Intelligenza Artificiale. Proprio lei, l’usignolo di Cavriago, scoperta da Giorgio Calabrese. Vuole fare da apripista cyberpunk ad Al Bano e Iva Zanicchi?


«Provo con l’AI già da un bel pezzo. Ha un gran vantaggio: non stecca mai, non sbaglia la metrica. È uno strumento di supporto che mi sento di consigliare a tutti. Però sfatiamo una falsa credenza: per fare un provino con l’intelligenza artificiale non basta schiacciare un bottone. Servono fiori di tecnici e musicisti. Dietro la macchina c’è sempre, e per fortuna, la mente umana».


La vedremo anche sui palchi di Battiti Live e del Tim Summer Hits, dividendo il backstage con Fedez e Achille Lauro. Dopo il successo di «Mille», i rapporti come sono? Vi sentite ancora?


«Ci sentiamo continuamente! Ogni volta che inizio un nuovo progetto o faccio qualcosa, mi mandano subito i cuoricini sul telefono. E io faccio lo stesso».


Di ugole, in sessant’anni di carriera, ne ha sentite a migliaia. Aveva già intuito il potenziale da stadio di Achille Lauro?


«Ma certo, era chiarissimo, fin dall’inizio. E poi l’amicizia già c’era. Abbiamo lo stesso stylist, Nicolò Cerioni, e avevamo già simpatizzato dietro le quinte di diverse trasmissioni. Quando Fedez mi ha fatto ascoltare il provino di “Mille”, lui non era ancora nei piani. Poi, cambiando la tonalità di alcune strofe, abbiamo capito che sarebbe calzato a pennello e lo abbiamo coinvolto. È la dimostrazione di come nascono le canzoni: sai come si parte, ma non puoi prevedere dove andrai a finire».


Stesso direttore creativo: non mi dirà, adesso, che vi scambiate i vestiti…


«Guardi, potrebbe non essere una battuta (ride ndr)! Quando ho curato i collegamenti dalla nave Costa Crociere con Rovazzi durante il Sanremo 2022, la domenica successiva, a “Domenica In”, Lauro mi ha detto: “Orietta, restituiscimi i vestiti!”».


Gli ha saccheggiato il guardaroba?


«Ma no! Cerioni li aveva disegnati appositamente per me, ma erano talmente eccentrici e particolari che sembravano usciti direttamente dal suo armadio».


Torniamo ai versi di «QCPF». A un certo punto canta: «Più dimostri il tuo interesse più non c’è». Funziona così? In amore vince chi fugge?


«È la verità: più ti mostri presa e insisti, e meno l’altro ti calcola. Poi però, care ragazze, arriva quello giusto, e tutti questi tatticismi non servono più».


Il suo Osvaldo l’ha conquistata così, facendosi desiderare?


«Ah no, tutt’altro! Quando l’ho conosciuto mi è piaciuto subito. Era un bel ragazzo, con gli occhi verdi, più serioso rispetto agli altri. Se ne stava lì, in disparte, ed è stata proprio questa sua particolarità a farmi scattare la curiosità. Il prossimo 14 marzo festeggeremo 60 anni di matrimonio. Eppure mi sembra ieri, anche perché abbiamo vissuto 40 anni praticamente in simbiosi. Mio marito è stato il mio manager, il mio assistente, il mio produttore. Poi ha dovuto lasciare per via della salute, dopo un’operazione agli occhi. A quel punto le redini le ha prese Otis, il mio figlio minore. Dopo quasi 15 anni anche lui ha fatto un passo indietro per fare il papà delle sue due bambine: oggi lui cura i miei canali social, mentre il primogenito Omar si è dimesso dal suo vecchio impiego e ha preso il suo posto per seguirmi passo passo».


Insomma, viaggia a ritmi tali che non le stanno dietro nemmeno i figli. Nel frattempo il 13 giugno scorso ha vissuto una giornata indimenticabile: ha accompagnato Otis all’altare.


«Finalmente! Era il mio cruccio. Ne parlavo sempre con Don Guido, la mia guida spirituale, e gli dicevo: “Ma questi due ragazzi, quando si decidono a fare il grande passo? Hanno già messo al mondo due bambine!”. Alla fine si sono decisi. L’emozione è stata fortissima, soprattutto quando le mie nipotine hanno fatto l’ingresso con le fedi nuziali.

Sembravano due angioletti».

Nei matrimoni c’è sempre l’imprevisto dietro l’angolo, come insegna un noto sketch di Brignano. A voi com’è andata?


«Tutto liscio come l’olio. Le dirò: io me e mio marito siamo storicamente allergici ai matrimoni, li troviamo estenuanti, infatti la nostra idea iniziale era quella di svignarcela subito dopo le promesse in chiesa. E invece siamo rimasti volentieri: l’atmosfera era genuina, a Polesine Parmense, con questa chiesetta del Settecento affacciata sulle rive del Po, i prati verdi, e le mucche al pascolo. Praticamente la terra tanto amata da Giovannino Guareschi, il padre di “Don Camillo e Peppone”. Abbiamo salutato la compagnia solo dopo il taglio della torta, che ha preparato una mia amica. Pensi, il buffet dei dolci era infinito: c’era una quantità di pasticcini che non finiva più».


So che ci ha messo lo zampino anche lei.


«Sì, ho preparato i biscotti, sono andati a ruba. Il segreto? Al posto del burro ci ho messo lo yogurt, per farli più leggeri».


Sperimenta ancora le sue famose ricette afrodisiache? Gli uomini si prendono per la gola?


«Quelle ricette, quattro anni fa, le ho raccolte persino nel libro “Nella mia cucina. Le ricette di una vita”. Sono antipastini veloci e gustosi che mi sento di consigliare. Più che per prendere gli uomini per la gola, però, servono a fare bella figura a tavola quando il tempo stringe e gli ospiti sono già alla porta (ride ndr)».


Ma che suocera è Orietta Berti? Di quelle vecchio stampo, invadenti?


«Ma no! Sono sempre in giro per lavoro, non metto mai bocca nelle loro cose. Adesso i ragazzi sono partiti in crociera per la luna di miele. Gliel’avevo suggerita io, quando ancora non avevano figli, perché è una vacanza bellissima. Certo, adesso con le bambine al seguito sarà più faticoso e dovranno stare con gli occhi aperti».


E nelle vesti di nonna di Olivia (classe 2019) e Ottavia (classe 2022)? Ascoltano le sue canzoni?


«Certo che le ascoltano. Anzi, quando devo memorizzare i testi, le faccio ascoltare prima a loro. Le racconto una cosa buffa: una compagna di scuola di Olivia, un giorno, ha detto a sua nonna: “Nonna, perché non canti come la nonna di Olivia? Così vai anche tu in televisione”. Ci siamo fatti una risata pazzesca. I bambini sanno essere deliziosi».


Tv, canzoni, concerti, social: ha un’energia che fa invidia alle ventenni. Qual è il segreto? Dobbiamo dare la colpa al gin tonic?


«Ma se lo bevo appena da tre anni (ride ndr)! All’ inaugurazione della pizzeria di Briatore a Milano me lo ha fatto assaggiare per la prima volta Fabio Rovazzi e ho scoperto che era davvero squisito. Da allora è diventata la mia bevanda preferita. Non bevo più vino, né champagne, né altri alcolici. Nelle occasioni speciali mi concedo solo il mio gin tonic».


Si è inventata persino il Tabar Karaoke Tour: di che si tratta?


«È un tour che toccherà diverse città, da Milano a Napoli, passando per Roma, Rimini, la Versilia e così via. Ci si iscrive alla serata, si sale sul palco e si canta un pezzo. Chi vince la finalissima si porta a casa un premio: un duetto nel mio prossimo album».


Insomma, continua a fare la talent scout.


«Bisogna dare una mano ai giovani, dare loro il modo e lo spazio di farsi notare».


Questa estate fittissima conferma che non conosce la parola ferie. Ma il tempo che passa le fa paura?


«Bè sì, inutile negarlo. Il tempo scorre, anzi vola proprio. Me ne accorgo guardando le mie nipotine. Per fortuna oggi ci sono i cellulari, e posso vederle crescere giorno dopo giorno, anche da lontano. A volte mi siedo con Olivia, scorriamo la gallery, e le mostro com’era appena nata».


Ha ancora un sogno nel cassetto? Magari un ritorno a Sanremo per la tredicesima volta? Ha già mandato un pezzo a Stefano De Martino?


«No, non ho nessuna intenzione di rimettermi in gara. In passato, a essere onesti, mi hanno quasi “obbligato” (ride ndr). Per i primi Festival (“Io ti darò di più”/“Io, tu e le rose” ndr) mi voleva a tutti i costi Gianni Ravera, a cui sarò sempre riconoscente. Sono tornata l’ultima volta nel 2021, con “Quando ti sei innamorato”, per lo stesso identico motivo: Amadeus si era innamorato della canzone».


Ma De Martino le piace?


«Molto, è un gran bel ragazzo, ci sa fare. Non lo conosco personalmente, ma so che ha un supporto di primissimo ordine per le scelte musicali, esattamente come i suoi predecessori».


Il suo direttore musicale è Fabrizio Ferraguzzo, manager dei Måneskin. Si sussurra di una loro reunion proprio all’Ariston: lei è ancora una loro fan?


«Sempre. Aspetto questa reunion. Intendiamoci, Damiano è bravissimo anche da solo, ma i Måneskin insieme sono tutta un’altra musica».


Dopo sessant’anni di carriera, c’è qualche “no” di cui si pente? Cederebbe, per esempio, alla “Canzonissima” di Milly Carlucci?


«Ho collezionato molti più no che sì, ma non ho rimpianti. “Canzonissima”? Non fa per me quella formula. Preferisco cantare le mie canzoni, possibilmente inedite».


Guardando alla sua musica, e a questo amore trasversale che riesce a unire le generazioni, si sente una donna fortunata?


«Sono una donna fortunata, e il merito è del mio pubblico. È proprio per loro che ho messo in cantiere un nuovo album in uscita a Natale. Sarà il primo capitolo di un progetto che diventerà doppio. E, sempre sotto Natale, uscirà un libro edito da Mondadori, dedicato alle tradizioni scomparse. È il mio regalo per tutta la gente che continua a volermi bene».




Ultimo aggiornamento: giovedì 2 luglio 2026, 07:49





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