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Aldo Cazzullo, inviato a New York

Contro l’Austria nei sedicesimi del Mondiale serviranno le reti del fuoriclasse del Barcellona per passare il turno

DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK – Tutta l’attesa del mondo, tutta la pressione del Mondiale, tutta la tensione di un Paese meraviglioso in un momento difficile è sulle spalle di un ragazzo. Se la Spagna arriva in semifinale, Lamine Yamal compirà diciannove anni il giorno prima di scendere in campo. Alla sua età, Maradona non era convocato, Messi e Ronaldo il Fenomeno erano in panchina. 

Lui si sente addosso l’aspettativa di una nazione che arriva al Mondiale mai così divisa, lacerata dai separatismi, da uno scontro politico tra destra e sinistra mai così acceso dai tempi della guerra civile.
Tutto questo incombe sulla testa spensierata di Lamine Yamal, il predestinato. E Yamal non è il cognome. Suo padre, imbianchino immigrato dal Marocco, si chiama Mounir Nasraoui. Sua madre, cameriera della Guinea Ecuatoriale, Sheila Ebana. Il suo vero nome è appunto Lamine Yamal Nasraoui Ebana. Lamine e Yamal sono due benefattori marocchini che prima della sua nascita aiutarono il padre a non morire letteralmente di fame. Riconoscente, lui diede i loro nomi al figlio.



















































La sua vita non è stata facile come può far pensare il suo calcio lieve, spensierato, aggraziato. I genitori si separano quando ha appena tre anni. Lui cresce in un quartiere difficile di Matarò, Rocafonda, nella banlieue di Barcellona, e lo rivendica, disegnando con le mani a ogni gol gli ultimi tre numeri – 304 – del codice postale, 08304. Un segnale alla sua comunità di origine, come a dire: io non vi abbandono, io non vi dimentico, sono orgoglioso di voi come voi lo siete di me.

Gioca a pallone da quando aveva quattro anni. Comincia a segnare nelle giovanili del Barcellona quando viene bloccato, come molti della sua generazione, dalla pandemia. Xavi lo chiama ad allenarsi con la prima squadra quando ancora non ha un contratto da professionista. Baciato dal talento e dalla sorte, esordisce al Camp Nou a quindici anni. A 15 anni e 10 mesi è campione di Spagna. A sedici è già titolare in Champions, a diciassette in Nazionale. Si mette nelle mani di Jorge Mendes, il procuratore di Cristiano Ronaldo. 

Eppure il destino è in agguato.
Ad aprile si fa male nel modo all’apparenza più assurdo: calciando – e oltretutto segnando – un rigore contro il Celta Vigo. Lesione al bicipite femorale della coscia sinistra: stagione finita. Lo stesso infortunio di De Bruyne, che però ha 35 anni. Il belga è stato operato. I medici del Barcellona hanno scelto per il loro giovane campione una terapia conservativa, che gli ha evitato il bisturi ma l’ha costretto a settimane di stop.
Per i Mondiali ce l’ha fatta, ma per ora la situazione non è brillante. La Spagna sta stentando. Non ha segnato con Capo Verde. Si è sbloccata facendo quattro gol all’Arabia Saudita, il primo proprio di Lamine Yamal. Però contro l’Uruguay è stato toccato duro, un fallaccio da dietro, e il c.t. Luis de la Fuente l’ha sostituito per risparmiarlo. Nel primo pomeriggio di Los Angeles, nella sera italiana avrà molto bisogno di lui per sbloccare la gara contro l’Austria, in teoria abbordabile, in realtà piena di insidie, come si sono rivelati i sedicesimi per i brasiliani e per i tedeschi. In un momento in cui la Spagna ha decisamente bisogno di essere rasserenata, con un governo pericolante, l’ex premier con i gioielli venezuelani in cassaforte, i parenti del premier in carica a rischio galera, e un’estrema destra alle soglie del potere che grida contro gli immigrati e i loro figli. Gente come lui.

Avere gli occhi puntati addosso non è sempre un vantaggio. Tutto di Lamine Yamal fa notizia. Hanno scritto che si fasciava dita e polso perché si dopava; è invece un rito scaramantico; da quando, tre anni fa, si ferì alla mano destra dando una botta alla tv e fece un partitone con la fasciatura, ha deciso di fasciarsi sempre. «Mi piace – ha spiegato -, mi dicono che sembro Benzema», che però si fasciava per proteggere il mignolo fratturato e mai guarito del tutto. Altri riti sono piaciuti meno alle persone di buonsenso, come quando ha ingaggiato alcuni nani come intrattenimento per la festa dei suoi diciotto anni, tipo signorotto rinascimentale. «A me ha offerto quindici mila euro, ma non ci sono andata» dichiarò la modella spagnola Claudia Calvo. Intervenne a rimettere ordine la nonna, Fatima, cui è legatissimo: arrivata dal Marocco sui barconi, accolta in un campo di rifugiati, matriarca della famiglia. Ora il nipote sta con un’altra modella, Ines Garcia, balzata in due mesi a seicentomila follower (lui ne ha 45 milioni), dopo la storia tormentata con la cantante argentina Nicki Nicole, che in realtà si chiama Nicole Denise Cucco.

Tecnicamente lo accostano a Messi. Rivista oggi, la foto di Leo ambasciatore Unicef che fa il bagnetto a Lamine Yamal, estratto a sorte come bambino simbolo della nuova Spagna multietnica, appare quasi profetica. Un rito magico. Lui però dice di preferire Neymar. E comunque non si vede in campo a quarant’anni, almeno non sull’ala: «Se proprio devo, mi sposterò al centro», dove si corre di meno e si prendono meno botte. La sua comunicazione è basica, la sua firma uno scarabocchio. «Durante il Mondiale in Qatar guardavo le partite di nascosto sul telefonino mentre ero a scuola. Ora sono qui. Non riesco a crederci». Cosa ti piace degli Stati Uniti? «I fast-food e i grattacieli».

Ma che importa? Stasera scende in campo la bandiera della terza generazione di America 2026, dopo i grandi vecchi Leo e CR7 – di cui potrebbe essere figlio – e la coppia francese Mbappé- Dembelé. La torcia è passata di mano. Dopo le meraviglie della Francia, tocca al la Spagna accendersi.

2 luglio 2026 ( modifica il 2 luglio 2026 | 07:34)