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Sonya Dakar, l’estetista di Beverly Hills che vantava tra le sue clienti celebrità del calibro di Gwyneth Paltrow, Cameron Diaz e Drew Barrymore ha perso la sua licenza dopo essere stata accusata da una sua ex cliente, Victoria Nelson, di averle procurato ustioni al volto in seguito ad un trattamento peeling a cui si era sottoposta.


APPROFONDIMENTI

Secondo i dettagli dell’accordo extragiudiziale, resi noti da Nelson in un video pubblicato su Instagram, Dakar avrebbe perso i diritti e i privilegi in qualità di estetista e titolare di un centro estetico nello Stato della California. La decisione stabilisce inoltre che Dakar non potrà richiedere né presentare istanza di ripristino della licenza per i prossimi tre anni e che dovrà pagare un risarcimento di più di 80 mila dollari: 17 mila per il pagamento delle spese di indagine e 70 mila alla parte lesa, ovvero Victoria Nelson.

«È quello che speravo? Sì.

Ma non cancella il danno che ho subito. Continuo a sottopormi alle cure del dermatologo due volte alla settimana e sto ancora affrontando anche l’aspetto psicologico ed emotivo della cosa. Le cicatrici sono ancora lì ogni mattina, così come i ricordi».Cosa è successo

Victoria Nelson aveva 26 anni quando ha iniziato le sue sedute presso il centro estetico di Sonya Dakar nel 2019. Si era recata lì per cercare di risolvere un problema di acne. «Ne sono rimasta subito affascinata. Era così intelligente e così convinta che saremmo riuscite a curare la mia acne», ha raccontato Nelson in un video sui social.

Nel video pubblicato sul suo profilo TikTok, Nelson racconta come nel corso delle sedute le due abbiano instaurato un forte legame, come se fossero parte della stessa famiglia: «Le nostre sedute erano per metà cura della pelle e per metà terapia, dice Nelson, mi sembrava davvero di passare del tempo con mia madre e di ricevere consigli da lei».

Nell’aprile 2021 Nelson racconta di essersi recata al centro per il suo solito trattamento viso e, al termine della seduta, Dakar le ha suggerito di concludere con un peeling chimico, ampiamente pubblicizzato dal centro in quanto delicato sulla pelle e con tempi di recupero molto brevi.

Nel video, Victoria Nelson racconta che Dakar le ha applicato una soluzione liquida su entrambe le guance e sulla fronte. «Ho avvertito subito una sensazione di bruciore e pizzicore. Se non hai mai fatto un peeling prima, questi trattamenti possono dare un po’ fastidio, ma questa sensazione era decisamente diversa», ricorda, aggiungendo che non le era stata fornita alcuna protezione per gli occhi e che questi avevano iniziato a lacrimarle.

Dopo aver lamentato il dolore, continua Nelson, Dakar le ha risciacquato via la soluzione e le ha dato un ventilatore per rinfrescarle il viso. «Bruciava ancora tantissimo, ed ero un po’ confusa sul perché facesse così male. Così ho aperto la fotocamera frontale del mio telefono e ho visto quella che mi sembrava una crema bianca o una lozione, ma mi sono resa conto quasi subito che in realtà era la mia pelle bruciata».

Dakar l’ha rassicurata, spiegando che la reazione della pelle era normale e che il tutto si sarebbe risolto con un mese di trattamenti. Tuttavia, dopo 18 sedute nel 2021 e 12 nel 2022, alcune delle quali includevano anche trattamenti di micro needling, la donna presentava ancora le ustioni sul viso.

«Nel corso degli anni ho speso circa 60.000 dollari da Sonya», sostiene. «Le ho affidato il mio viso, la mia pelle e, onestamente, molti dei miei sentimenti più intimi, e sentire che questa persona non si è presa cura di me nel modo in cui speravo è davvero deludente, in fin dei conti. Ho anche speso altri 30.000 dollari in trattamenti presso altri professionisti, nella speranza di riavere il mio viso e di riportare il pigmento e la texture alla normalità».

Il parere dei dermatologi

Nel luglio 2022, durante un controllo dermatologico di routine, i medici di Nelson sono rimasti stupiti dall’entità del danno riportato sul volto della donna, secondo loro non riconducibile ad un prodotto pensato esclusivamente per uso estetico. «Sono rimasti molto perplessi dal motivo per cui Sonya non mi avesse portata immediatamente presso un centro ustionati o da un chirurgo plastico, ma erano anche molto preoccupati riguardo a cosa contenesse effettivamente quel peeling, poiché, in base alla loro esperienza, i prodotti utilizzati da un’estetista non avrebbero dovuto causare un danno di tale entità», ha raccontato la cliente. 

«Da allora, diversi professionisti mi hanno spiegato che il liquido era probabilmente un dispositivo medico o, quantomeno, era qualcosa a cui un’estetista non avrebbe dovuto avere accesso. Mi è stato inoltre comunicato che anche i trattamenti di microneedling che lei stava effettuando per risolvere il problema non rientrano nell’ambito di tale licenza». La dermatologa le ha consigliato un trattamento laser che, secondo Nelson, le è costato altri 8.000 dollari.

Cosa dice la legge americana

Su questo si è espresso anche il Board of Barbering and Cosmetology, il quale afferma che entrambi i prodotti impiegati da Dakar esulano dall’ambito di competenza di un’estetista e che «spetta in ultima analisi al titolare della licenza comprendere il proprio ambito di competenza, come previsto dalla sezione 7316 del Codice delle attività commerciali e professionali».

Nelson ha inoltre richiamato l’attenzione sulle precedenti misure disciplinari adottate dal Consiglio nei confronti della licenza di Sonya Dakar: secondo il dipartimento per la tutela dei consumatori, il Board of Barbering and Cosmetology ha revocato la licenza a Dakar nel 2011 e ha sottoposto l’estetista a tre anni di libertà vigilata, sebbene non siano disponibili dettagli sulle motivazioni alla base di tale provvedimento.

Il vaso di Pandora

«Dopo aver pubblicato il mio video, è diventato chiaro che Sonya è solo una mela marcia. Ma più mi sono addentrata in questa storia, più è diventato evidente che lei potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di un problema più ampio all’interno di questo settore”, afferma Victoria Nelson sui social.

L’obiettivo della sua azione legale è «contribuire a trovare una soluzione per garantire maggiore trasparenza in un settore in cui tante giovani donne, me compresa, hanno riposto la propria fiducia».


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