«Per trent’anni ci hanno ripetuto sempre la stessa frase: «Non si può fare». Eravamo quella comunità scientifica sempre un po’ presa in giro. «Proprio quelle cose lì dovete fare? Non funzioneranno mai. E invece…». Quando ripensa alla standing ovation che poche settimane fa ha accolto al Congresso mondiale di oncologia i risultati di un nuovo farmaco contro il tumore del pancreas, la voce quasi le si incrina. «In quell’applauso interminabile, a Chicago, con tutti in piedi, ci sono passati davanti trent’anni di ricerca».

Sandra Misale oggi dirige un laboratorio con il suo nome (il Misale Lab) alla Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora, tra le istituzioni più autorevoli al mondo per la ricerca biomedica e la formazione. «Questo è un posto leggendario per gli scienziati». Qui studia le mutazioni del gene KRAS, un gene coinvolto nello sviluppo dei tumori più aggressivi: pancreas, polmone, colon e molti tumori ematologici. «Studio le varie forme di tumore che presentano questa mutazione genetica». 

Ha 41 anni. È nata e cresciuta in un piccolo paese della provincia di Reggio Calabria ed è tra le prime della sua famiglia a laurearsi. Studia biotecnologie molecolari a Torino, dove consegue anche il dottorato. «Già allora lavoravo su come si sviluppa la resistenza alle terapie contro il tumore del colon. Vedevo che quando c’era questa mutazione di KRAS, le cure smettevano di funzionare». Poi arriva il 2013. Misale entra in una sala gremita, durante un congresso, per assistere alla presentazione del primo inibitore di questa mutazione da parte del chimico Kevan Shokat. «Non si riusciva nemmeno a entrare in quella sala. Eravamo tantissimi. E lì ho capito che niente è impossibile fino a quando qualcuno dimostra che si può fare e che quella sarebbe stata la mia strada». 

Parte così per gli Stati Uniti per il post dottorato. Destinazione Massachusetts General Hospital, Harvard Medical School, di Boston. Va in uno dei pochi laboratori al mondo che dispone di quei nuovi composti. «Dovevo rimanere per poco tempo. Volevo provare quell’inibitore sulle cellule che avevo in laboratorio. Mi dicevano: ti rovinerai la carriera, non funzionerà, fai altro». Da Boston passa al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, fino ad approdare alla Johns Hopkins University. «Ero in vacanza quando mi è arrivata la proposta di creare il mio laboratorio indipendente». 

Oggi è assistant professor of oncology alla Johns Hopkins University, dove coordina il suo gruppo di ricerca e fa parte di una community di scienziati sparsa per il mondo che sta studiando questi nuovissimi farmaci contro le mutazioni del gene KRAS. «Ogni mese ci vediamo su Zoom. Ognuno nel proprio laboratorio mette un piccolo tassello nella lotta a questa mutazione genetica». 

Sandra Misale,  dalla Calabria alla Johns Hopkins per combattere la mutazione del gene Kras, considerato il cuore pulsante di molti tumori. «Abbiamo nuovi farmaci. Per il tumore al pancreas raddoppia la sopravvivenza»

KRAS: segnatevi questo nome. Un bersaglio considerato impossibile. Identificato nel 1982, è diventato uno dei più grandi enigmi dell’oncologia. Per oltre quarant’anni nessuno è riuscito a spegnerlo. «È stato definito the beating heart of cancer, il cuore pulsante del cancro. È una piccola proteina, una sorta di interruttore molecolare. Quando resta acceso, ordina alle cellule di sopravvivere, proliferare e metastatizzare». E continua. «Per trent’anni abbiamo iniziato i seminari scientifici e gli articoli con la frase KRAS is an undruggable target. KRAS non si può bloccare». Poi per spiegarti il problema, usa una metafora. «È un po’ come una pallina liscia ricoperta di olio, una cosa dove non riesci ad attaccare niente, niente riesce a entrare, niente riesce a interferire con quello che fa». 

Niente fino a 10 anni fa e poi qualcosa cambia. «Kevan Shokat è riuscito finalmente a trovare una molecola capace di attaccarsi al KRAS. Da lì è partita una rivoluzione pazzesca. Abbiamo iniziato a studiare come funziona, come potenziare il suo effetto, cosa succede se prima ha funzionato e poi non più. Quando sono arrivata negli Stati Uniti, c’era una sola molecola, adesso ce ne sono tantissime. E continuano ad aumentare, tantissime sono già in fase di sperimentazione clinica».

Il farmaco che blocca tutte le mutazione di KRAS

Passano gli anni, gli studi si moltiplicano. Ed è il lavoro di migliaia di ricercatori che, tassello dopo tassello, porta fino a Chicago, al congresso dell’American Society of Clinical Oncology a giugno 2026. «Quella molecola che studiavamo in laboratorio è diventata un farmaco che riesce a bloccare tutte le mutazioni di KRAS. È molto efficace nel tumore al pancreas, uno dei più terribili, definito il killer silenzioso. Sono stati fatti diversi trial clinici, siamo arrivati in fase 3. E quando il collega del Dana-Farber, ha presentato questi dati e ha fatto vedere le curve di risposta, quelle che noi si chiamano Kaplan-Meier, che non sono dei grafici belli ma sono semplicemente due linee che vanno in giù, siamo esplosi in un applauso gigantesco. La sopravvivenza dei pazienti era raddoppiata. È stato un momento bellissimo per tutti noi. È un nuovo inizio. Mi sento onorata e privilegiata di lavorare con queste persone per arrivare verso il prossimo traguardo». 

Sandra Misale,  dalla Calabria alla Johns Hopkins per combattere la mutazione del gene Kras, considerato il cuore pulsante di molti tumori. «Abbiamo nuovi farmaci. Per il tumore al pancreas raddoppia la sopravvivenza»

È la più giovane e unica italiana di questo gruppo internazionale all’estero, Misale ha studiato e pubblicato moltissimi lavori scientifici. «Ora abbiamo aperto una porta e si stanno intraprendendo nuovi filoni di ricerca. La cosa si fa ancora più complicata. Stiamo già discutendo se usare questi farmaci anche per fare prevenzione. Per il pancreas e non solo. Qui alla Hopkins stiamo lavorando per preparare dei vaccini Anti-KRAS mutato. 

Arriveremo a sconfiggere i tumori? «Questa è una domanda da un milione di dollari. Dobbiamo arrivare a capirli. In laboratorio noi vediamo le cose in maniera dinamica, basata su principi evolutivi. E più scaviamo, più impariamo, più vengono fuori nuove cose. A me piace guardare i dati. E se guardi i dati la situazione di oggi non è la situazione di vent’anni fa. E la situazione fra dieci anni sarà ancora diversa. Oggi abbiamo questo risultato pazzesco per trattare il tumore al pancreas, ma già ci chiediamo cosa ci sarà dopo? Cosa ci aspettiamo?». 

Fuori dal laboratorio, Sandra Misale è anche mamma di due bambini piccoli. «Vorrei stare con loro tutto il tempo, però vorrei anche stare qui in laboratorio tutto il tempo. A quattro anni dicevo: “Da grande voglio fare la scienziata”». 

Sandra Misale,  dalla Calabria alla Johns Hopkins per combattere la mutazione del gene Kras, considerato il cuore pulsante di molti tumori. «Abbiamo nuovi farmaci. Per il tumore al pancreas raddoppia la sopravvivenza»

Ed è qui che senti tutta la gioia che ti dà la ricerca. «Avere la consapevolezza che quello che faccio nel mio laboratorio, anche solo un piccolo esperimento con le linee cellulari, ha impatto sul mondo è un pensiero che mi guida. Vedere i giovani scienziati del mio gruppo lavorare con impegno e dedizione mi fa sentire fortunata e mi da tantissima speranza nel futuro». 

«Mi trovo nella prima scuola di medicina degli Stati Uniti. Qui sono state fatte grandi scoperte, come la biopsia liquida. È un’università prestigiosissima. E stiamo vivendo un momento talmente intenso ed emozionante, che mi continua a ricordare che niente è impossibile fino a che qualcuno dimostra che si può fare. E questa cosa la puoi applicare a molti aspetti della vita. Io arrivo da un paesino sul mare in Calabria: chi poteva immaginare che oggi io fossi qui? Le cose possono essere difficili, ci può volere tanto, in termini di tempo e di sforzo: passione, fatica, intuizione, fortuna. Però dentro di te, senti che è possibile».