Tutto esaurito, religioso silenzio durante la proiezione e, al termine, dibattito molto partecipato. Così Varese ha accolto Renato De Maria al suo primo incontro pubblico nella città natale. È accaduto mercoledì primo luglio ai Giardini Estensi, occasione la proiezione, di Franco Battiato. Il lungo viaggio. Il fatto che il film fosse stato già proposto al cinema a inizio febbraio e un mese dopo in tv, su Rai Uno e poi su Rai Play, dove è ancora disponibile, non ha influenzato negativamente sull’affluenza.

C’era chi si è mosso per rivedere il regista – parenti, amici e persino ex compagni d’asilo a Masnago – chi perché fan del cantautore e – la maggioranza – per entrambi motivi. Come già lo scorso anno per Tecla Insolia, premiata la scelta degli organizzatori di Filmstudio 90 (sul palco anche il presidente, Gabriele Ciglia) di arricchire la proiezione con la presenza di un ospite, meglio ancora se varesino di ritorno.

Cresciuto e formatosi in realtà alla grande scuola bolognese, De Maria ha ricambiato l’affetto della città e degli spettatori non nascondendo lo sguardo ammirato davanti alle bellezza dei Giardini Estensi e della vista che offre («Meraviglia quel campanile e questo cielo!») e rispondendo in modo esauriente alle tante domande intelligenti di spettatrici e spettatori.

«Sono sincero – ha spiegato – prima di girare questo film non ero un fan di Battiato, naturalmente lo conoscevo, da giovane è anche capitato di incontrarci e parlare, ma non nel modo profondo che mi ha fortunatamente imposto Il lungo viaggio».

Più andava avanti lo studio (durato un anno) e più crescevano interesse e stima per l’artista come per la persona.

«Era autentico nel suo bisogno di ricerca, artistica, pensate a come ha anticipato l’uso dell’elettronica, e spirituale. Musicalmente di alto livello con testi in cui alto e basso, pensieri elevati e appunti di quotidianità. Sapeva emozionare, commuovere e sono lusingato che venga riconosciuto questo merito al mio film».

Non strettamente motivata dal copione la decisione di girare una scena al Sacro Monte. «Non sapevo che Battiato ci fosse stato in concerto», ammette il cineasta anche se l’intelligenza artificiale ci ha costruito tutto un mondo intorno. Tra i sogni, si spera non proibiti, di De Maria figura un film sul leader degli Skiantos, Freak Antoni. Quanto Bologna sia nel suo cuore («A Bologna mi consideravano varesino, a Roma bolognese, mi sento sempre allegramente fuori posto») lo si è capito dal confronto, meglio, attestato di condivisione, con Gianni Beraldo sulla bontà dello storico concerto dei Clash in piazza Maggiore. Inteso, non solo per lo scambio di opinioni sulle varie forme del rock, l’incontro con Francesco Tomassini, giornalista di Malpensa24, figlio di Antonio, il senatore che riuscì nell’impresa di riunire tutti i componenti della colonia degli artisti varesini di Roma: «Eravamo una quarantina, gran bella serata».

In quanto a un eventuale ritorno a Varese prima che passino altri sessant’anni, l’autore di Franco Battiato. Il lungo viaggio ha lasciato aperto se non un portone, almeno una porta. Il 22 luglio, per iniziativa della Cineteca di Bologna, ovviamente in piazza Maggiore, verrà riproposto Paz!, film di De Maria ispirato ai personaggi dei fumetti del suo grande amico Andrea Pazienza. Realizzato nel 2002, tornerà al cinema da settembre. Cosa buona e giusta sarebbe che si potesse rivedere anche a Varese. Magari organizzando un incontro di De Maria con gli studenti del liceo artistico Frattini.