Badge inserito, ma l’ufficio è vuoto. C’era la gestione di uno stabilimento balneare con ristorante nel Ponente genovese, e insieme l’impegno da sindacalista, dietro le troppe assenze di M.D., 54 anni, assistente capo della polizia scientifica. Un incastro di impegni impossibile da far coesistere con i doveri verso lo Stato, se non – secondo l’accusa – “tagliando” le ore in questura. Il tribunale di Genova lo ha condannato in primo grado a tre anni e due mesi di reclusione per truffa aggravata ai danni dello Stato e falsa attestazione della presenza in servizio, applicando il pugno duro della legge Brunetta contro l’assenteismo nel pubblico impiego.

Secondo la ricostruzione della Procura del capoluogo ligure, tra il 2021 e il 2023 l’agente avrebbe accumulato circa 135 ore di presenze fantasma. Ritardi cronici, uscite anticipate e persino ore di straordinario formalmente richieste e pagate, ma che l’uomo avrebbe utilizzato per dedicarsi alla società sportiva dilettantistica di cui era presidente e al bar dell’annesso lido balneare.

Poi l’infortunio alla caviglia. Per l’accusa, M.D. si sarebbe fatto male durante una serata qualunque. Il mattino successivo, tuttavia, avrebbe denunciato l’incidente come un infortunio in itinere, ossia avvenuto mentre si recava al lavoro. Un escamotage che gli ha permesso non solo di ottenere il congedo per malattia, ma anche di non avere controlli a casa, trascorrendo il periodo di convalescenza – circa un mese e mezzo – direttamente al bancone del bar dello stabilimento e sui campi della struttura sportiva.

La battaglia legale, in ogni caso, è tutt’altro che conclusa. La difesa dell’assistente capo, affidata all’avvocato Riccardo Passeggi, ha già respinto le conclusioni del tribunale di primo grado e ha annunciato il ricorso in appello per cercare di ribaltare una sentenza che, al momento, rischia di costare caro al poliziotto della scientifica.