Nascosta tra i grattacieli moderni dei bairros Jardim Europa e Itaim Bibi, Casa Bola è una sfera di ferrocemento di 8 metri di diametro con 4 livelli. Costruita tra il 1974 e il 1979 dall’architetto brasiliano Eduardo Longo sul tetto della sua vecchia abitazione, è aperta al pubblico fino al 31 maggio, in occasione della mostra Aberto5. Foto Filippo Bamberghi per Living
Telefono, Casa Bola. Persino E.T. tornerebbe volentieri sulla Terra per visitare l’astronave costruita negli Anni 70 dall’architetto Eduardo Longo a San Paolo, aperta al pubblico in occasione della mostra Aberto5. È la prima volta che il maestro spalanca le porte della sua abitazione a tutti. Una casa di un altro pianeta che, all’epoca, gli valse il titolo di enfant terrible dell’architettura brasiliana.
«Da bambino chiedevo sempre ai miei genitori di passarci davanti, anche solo per vederla da lontano. Eravamo in molti a farlo, pur senza la possibilità di entrarci. Occupa un posto unico nell’immaginario collettivo», spiega Filipe Assis, ideatore nel 2022 del progetto itinerante Aberto che trasforma residenze iconiche, private e storicamente inaccessibili, in gallerie temporanee.
La sfera è nascosta tra i grattacieli moderni dei bairros Jardim Europa e Itaim Bibi, oggi sempre più densi. L’architetto la completò nel 1979 sul tetto della sua vecchia abitazione, poi diventata studio. Fece tutto a mano, senza l’aiuto di nessuno. Cinque anni di lavori per realizzare una grande palla di ferrocemento che continua a sfidare la gravità e le regole stesse dell’abitare. Così folle che i vicini la scambiarono per un’enorme antenna in grado di captare segnali dall’aldilà. Nient’altro che leggende metropolitane.
Il living si trova all’ultimo dei 4 livelli della sfera. Le finestre irregolari seguono il profilo della sfera offrendo una vista panoramica. Tutti gli elementi d’arredo sono stati disegnati ad hoc. Foto Filippo Bamberghi per Living
Gli interni curvi di malta cementizia sono dipinti di bianco, come la sala da pranzo con tavolo e lampade integrati nelle pareti. La sedia Cadeirinha in ferro verniciato con piedini sferici rivestiti di pelle, ideata per la casa, è stata rieditata dal brand Etel in occasione della mostra Aberto5, in serie limitata di 89 esemplari. Il fiore-guanto che germoglia è opera di Longo. Foto Filippo Bamberghi per Living
In realtà l’architetto l’ha abitata per diverso tempo con la moglie e i due figli. Poi la vita, con i suoi alti e bassi, ha cambiato le cose. Fino a un paio di anni fa ha continuato ad abitarla da solo, prima di trasferirsi nell’edificio sottostante per comodità: «L’idea originale prevedeva un diametro di 10 metri, ma alla fine è stata realizzata di soli 8 per motivi pratici. Una scelta che ha reso tutto più compatto, anche l’arredamento», sottolinea il classe 1942. Cento metri quadrati su quattro livelli, per sfruttare al meglio la verticalità, tante curve, nessuno spigolo e un mare di idee. Come in una barca ha sfruttato ogni centimetro, realizzando tutto su misura, oblò compresi. Ha modellato, levigato e verniciato di bianco l’intera struttura organica, integrato al muro persino il frigorifero. Le pareti diventano letti, piani di cucina, scaffali, lavandini. Gli angoli retti spariscono. La sperimentazione diventa funzionale, il provvisorio si fa permanente, l’imprevisto è stimolo creativo.
La piscina si trova sul tetto della nuova struttura adiacente alla sfera, sede della quinta edizione del progetto itinerante Aberto. Foto Filippo Bamberghi per Living
Anche nella camera da letto padronale i mobili diventano un tutt’uno con i muri. Dal matrimoniale all’armadio, dagli scaffali alla luce sul soffitto, ogni elemento è stato modellato e levigato a mano da Longo. Lo spazio richiama quello di una barca, con ogni centimetro sfruttato al massimo. Foto Filippo Bamberghi per Living
Così è nata anche la sedia Cadeirinha, diventata iconica con i suoi piedini sferici di pelle, ora rieditata da Etel in una serie limitata di 89 esemplari, cifra che riprende parte del numero civico 2889 di Avenida Brigadeiro Faria Lima. «Per non graffiare il pavimento ho pensato di aggiungere dei calzini», scherza Longo, architetto visionario che ha sempre guardato la luna, mai il dito.
Casa Bola era la sua navicella spaziale, il prototipo di un utopico progetto di abitazioni sferiche e modulari, leggere e facilmente trasportabili da una città all’altra. Una visione futuristica rimasta però incompiuta: «È il simbolo della controcultura, manifesto dell’architettura radicale. Per questo abbiamo deciso di lasciare gli interni così com’erano, senza aggiungere nuove opere contemporanee. Fatta eccezione per un video di Letícia Ramos proiettato su un televisore già esistente. Le uniche sculture sono fatte dall’architetto assemblando oggetti di uso quotidiano inutilizzati. Come dice spesso, ogni scarto ha un’anima», spiega la curatrice Claudia Moreira Salles, che con Kiki Mazzucchelli ha allestito la mostra Aberto5 nel gaiolão adiacente.
Lo scivolo giallo in vetroresina si snoda all’esterno del volume sferico della casa, una via di uscita a spirale alternativa alla scala a chiocciola. Foto Filippo Bamberghi per Living
È una grande gabbia di griglie metalliche, squadrata e trasparente, realizzata per superare i vincoli normativi dell’edilizia, diventata spazio complementare ed espositivo che fino al 31 maggio ha ospitato le creazioni di designer e artisti contemporanei, brasiliani e non, come Tomás Saraceno ed Erika Verzutti. Questo nuovo volume dal rigore geometrico crea un contrasto sorprendente con la sfera e lo scivolo giallo che si snoda attorno: un’alternativa divertente alla classica scala a chiocciola che tiktoker, influencer e youtuber non vedono l’ora di mostrare ai loro follower.
Disegnarlo per Longo è stato un gioco da ragazzi. Il maestro non voleva nessun vicolo cieco, ma un percorso fluido e dinamico. Ispirato al concetto di promenade architecturale di Le Corbusier, ha creato una continuità capace di scongiurare l’abitudine, anche per uscire di casa non si torna mai sui propri passi. «Ma l’aspetto più significativo di abitare qui dentro era il continuo esercizio di distacco, perché lo spazio non permetteva accumuli né eccessi, in sintonia con lo spirito hippie dell’epoca. Poi la mentalità è diventata sempre di più consumistica, vicina alla cultura yuppie. Oggi sembra che si stia tornando all’idea iniziale della semplificazione». E in un mondo così, anche il piccolo E.T. potrebbe restarci per sempre.
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