Il regista Tinto Brass ha indirizzato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per richiamare il Comune di Roma a rimediare alla situazione del Borgo di Isola Farnese, dove vive assieme alla moglie, e che da gennaio è sostanzialmente isolata per una serie di frane sul costone dove sorge l’omonimo castello. La missiva è stata pubblicata in esclusiva dal Corriere del Veneto.


«Questo borgo di Isola Farnese – scrive il regista veneziano 93enne – non è per me semplice dimora, ma è il luogo in cui ho amato, lavorato e dato forma alla mia opera, scrivendo e montando ogni mio film. Pur avendo conosciuto molti luoghi e molte stagioni, è qui che ho scelto di radicarmi: e ne sento perciò il destino indissolubilmente legato al mio».


Due frane cadute a gennaio hanno chiuso per quattro mesi ogni via di accesso, tranne una scalinata di 141 gradini che attraversa il castello. «L’arteria principale, riaperta in via provvisoria – aggiunge Brass – viene nuovamente e sistematicamente chiusa in modo automatico a ogni allerta meteo di livello giallo o all’attivarsi dei sensori d’allarme: è sufficiente un temporale di passaggio perché l’intero borgo ritorni così ad essere isolato».


Queste interruzioni, prosegue «si sono tradotte in una catena ininterrotta di ostacoli al mio diritto alla salute, alle cure e terapie prescritte, e alla più semplice e umana delle necessità di sentire accanto l’affetto dei miei cari nell’ora della fragilità.

Mia moglie Caterina, che mi è stata accanto con dedizione incrollabile in questi momenti difficili, è stata così costretta alla scelta umiliante di scavalcare le transenne, per raggiungermi in ospedale entro gli orari di visita e per poi rientrare a casa».

«Se mi rivolgo a Lei, dunque – sottolinea Brass, rivolgendosi al Capo dello stato – non è per la mia sorte, che accetto serenamente. Alla libertà ho dedicato ogni mia opera e ogni mio giorno, e non saprei restarle fedele se tacessi ora, vedendola negata alla mia gente».


La vicenda «tocca le fondamenta stesse del nostro vivere insieme: il diritto a curarsi, a muoversi liberamente, a non essere separati dai propri affetti, a coltivare il lavoro, lo studio e anche la fede religiosa. Sono i diritti che la Costituzione affida alla Repubblica perché li protegga… Mi rivolgo dunque alla Sua alta autorità morale e istituzionale, nella fiducia che Lei, dall’alto del Suo magistero, vorrà richiamare le competenti autorità locali», conclude.




Ultimo aggiornamento: mercoledì 1 luglio 2026, 17:37





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