L’altra sera ho visto Obsession – il film horror che insieme a Backrooms tiene banco in queste settimane – e ho pensato: quasi quasi tiro fuori dalla scatola il mio kit del Piccolo Lacaniano e faccio la figura di quello studiato. Nella storia del ragazzo impacciato che esprime il desiderio di essere desiderato dalla collega carina e, una volta esaudito, ne sconta le terrificanti conseguenze puoi trovarci volendo tutto l’armamentario del maestro: dal desiderio dell’Altro come fonte dell’angoscia all’esempio della mantide, dall’agalma alla palea. Poi però mi sono detto: ma chi voglio prendere in giro, il film l’ho trovato modesto e non mi ha nemmeno fatto paura, anzi ho riso sotto i baffi per metà proiezione davanti a certe scene di comicità involontaria. D’accordo, Obsession non ha di mira quelli come me – il promettente regista ha grosso modo l’età di Edoardo Prati, io sono brizzolato come Minuz & Masneri – e quando ero adolescente mi spaventavo con altri film, con gli slasher come Venerdì 13.