La produzione italiana di Stellantis torna a salire dopo il crollo registrato nel 2025, ma il recupero resta ancora parziale e lontano dai traguardi indicati nei confronti con il governo. È la fotografia scattata dalla Fim-Cisl nel report sul primo semestre 2026: nei primi sei mesi dell’anno, dagli stabilimenti italiani del gruppo sono usciti 252.223 veicoli, con una crescita del 13,7% rispetto allo stesso periodo del 2025.

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Attenzione a Mirafiori: che fa sì +135%, ma confrontando con un anno dove ha messo insieme quasi 9 mesi di stop. E, in ogni caso, con forte rallentamento in vista. E lunedì 7 e martedì 8 si fermerà di nuovo. Il motivo ufficiale è nuovamente la mancanza di componenti per la linea della Fiat 500, nello specifico i motori.

Il cuore dello slancio, piuttosto, è in Basilicata, con il dato conferma il ruolo dello stabilimento di Melfi nella ripartenza produttiva del gruppo in Italia.

Insomma, se in casa Fiom si lanciano segnali d’allarme, Fim Cisl sceglie di vedere il bicchiere mezzo pieno. “Ma la ripresa vera è lontana” ammettono.

Secondo Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, i dati confermano un recupero già emerso nel primo trimestre. Allo stesso tempo, il dirigente sindacale ha sottolineato che la produzione resta ancora molto distante dall’obiettivo di un milione di veicoli discusso ai tavoli ministeriali.

Le stime del sindacato indicano che a fine 2026 la produzione italiana dovrebbe fermarsi poco sopra le 500 mila unità, di cui circa 300mila autovetture: un miglioramento rispetto al 2025, ma ancora insufficiente per parlare di pieno rilancio.

La crescita del semestre è trainata in particolare dalle autovetture, salite del 27,7% a 158.193 unità. A sostenere questo risultato sono soprattutto due novità produttive: la Fiat 500 ibrida entrata a pieno regime a Mirafiori e la Jeep Compass prodotta a Melfi.

Sul fronte dei veicoli commerciali, invece, il quadro è meno brillante. Lo stabilimento di Atessa registra una flessione del 4%, collegata al rallentamento dovuto all’adeguamento del reparto di verniciatura. Nonostante questo calo, il sito abruzzese resta il principale polo produttivo italiano del gruppo, con oltre 94mila mezzi assemblati nel semestre.

La ripresa si concentra soprattutto negli impianti che hanno beneficiato di nuovi lanci di prodotto.

Mirafiori mette a segno un aumento del 135,4%, raggiungendo 36.048 vetture, grazie al contributo della 500 ibrida, per quando adesso questo slancio sia in fase di forte rallentamento, con tutti i dubbi dei sindacati. Anche Melfi cresce con forza: +88,4% e 35.920 unità, sostenute dalla nuova Jeep Compass.

Più stabile la situazione di Pomigliano, che resta poco sopra quota 79 mila vetture. Modena, invece, mostra un forte incremento legato al trasferimento da Torino delle produzioni Maserati GranTurismo e GranCabrio.

Nel secondo semestre, secondo quanto riportato, a Melfi è previsto anche l’avvio della produzione della DS7 e della Lancia Gamma. Per la Fim-Cisl, questi modelli potrebbero contribuire a un ulteriore aumento dei volumi entro la fine dell’anno.

Il quadro più difficile riguarda però Cassino, dove la situazione continua a peggiorare. Nei primi sei mesi del 2026 lo stabilimento ha prodotto appena 6.700 vetture, con un calo del 36,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Nel sito laziale restano in produzione Alfa Romeo Giulia, Alfa Romeo Stelvio e Maserati Grecale, ma i livelli di attività risultano molto bassi: secondo il sindacato, si lavora ormai solo cinque-sei giorni al mese.

Le proiezioni della Fim-Cisl indicano per l’intero 2026 una produzione di circa 13mila vetture, in ulteriore diminuzione rispetto alle meno di 20mila del 2025. Uliano ha definito questa condizione insostenibile, chiedendo a Stellantis decisioni rapide sui futuri modelli di Alfa Romeo e Maserati, rinviate a fine anno, oltre a nuove attività produttive per tutelare occupazione e indotto.

Sullo stabilimento, d’altra parte, sembrano allungarsi sempre più le ombre di un partner cinese, da Dongfeng a Leapmotor.

Secondo il sindacato, il miglioramento dei volumi ha già avuto effetti sul lavoro: nel primo semestre il ricorso agli ammortizzatori sociali si è ridotto di circa il 30% e in alcuni stabilimenti si sono registrate anche nuove assunzioni.

Restano però aperti diversi nodi del piano industriale. Tra questi, il futuro di Cassino, il rafforzamento di Mirafiori con un secondo modello e l’assegnazione di nuove attività a Termoli, dopo l’abbandono del progetto della gigafactory.

Nel giudizio della Fim-Cisl, il piano presentato da Stellantis rappresenta un passo avanti rispetto all’epoca Tavares. Il sindacato richiama gli investimenti annunciati, i circa 300 ingressi nell’ingegneria e l’impegno a mantenere aperti tutti gli stabilimenti italiani.

Perché il recupero del 2026 possa trasformarsi in una vera inversione di tendenza, però, secondo la Fim-Cisl serviranno ulteriori decisioni industriali e una domanda di mercato capace di sostenere in modo stabile la produzione. Ma il mercato lo conquisti solo con la strategia, che tradotto significa: modelli che piacciano al pubblico, prezzi competitivi.