Nel 2026 chi cerca un volo si trova davanti a un paradosso: tariffe in salita su molte rotte, ma anche sconti profondi su altre, mentre le compagnie continuano a fare i conti con una cronica scarsità di aerei nuovi. La “domanda di viaggi” ha superato stabilmente i livelli pre‑Covid, ma la capacità di offerta resta compressa da ritardi nelle consegne di Airbus e Boeing e dai controlli straordinari sui motori che hanno costretto a terra centinaia di velivoli, comprimendo l’offerta e tenendo i prezzi strutturalmente più alti rispetto al passato recente.
Se si guarda alla fotografia dell’estate 2026, il quadro è tutt’altro che lineare. Alcune analisi sulle principali rotte europee mostrano cali anche molto forti rispetto a pochi mesi fa su tratte come Bergamo‑Madrid o Roma‑Lisbona, grazie alla scelta di diversi vettori low cost di tagliare le tariffe per riempire gli aerei in un contesto di incertezza geopolitica e di domanda più volatile. In parallelo, però, restano forti tensioni sui collegamenti a lungo raggio e su quelli che attraversano aree interessate dalle crisi mediorientali, dove i biglietti possono impennarsi nel giro di 24 ore, complice la necessità di dirottare rotte e l’indisponibilità di alcuni hub.