di Alessia Calzolari

Negli Stati Uniti lasciare la mancia non è un ringraziamento per un servizio solerte e attento, ma quasi un obbligo, difficile da far comprendere ai tanti stranieri arrivati oltreoceano per supportare le loro squadre

È un vero e proprio shock culturale la prima volta che si arriva negli Stati Uniti: la mancia è attesa, incentivata, spesso addirittura richiesta al momento di pagare e oscilla – in media – tra il 10% e il 20% del totale. Il perché è presto detto: la retribuzione del personale di sala è minima, spesso si aggira intorno ai 2 dollari all’ora, e il servizio non è già incluso nello scontrino come in molti paesi Europei. A rendere lo stipendio dignitoso è proprio ciò che arriva con le mance. I moltissimi turisti internazionali, si stimano circa 1,2 milioni di tifosi, in visita oltreoceano per supportare le loro Nazionali o partecipare a questo grande rito calcistico a prescindere dalle squadre in gioco spesso si trovano spiazzati, non sono consapevoli di quanto sia importante una buona mancia e si limitano a saldare il conto tal quale. Per fortuna i ristoratori locali non si perdono d’animo e stanno trovando soluzioni alternative.



















































La soluzione dei ristoratori

Per ovviare a questo problema e non privare i loro dipendenti di un’importante fetta del loro reddito, molti ristoratori hanno iniziato a inserire d’ufficio il 20% di mancia allo scontrino come «Service Charge» o «Gratuity». A riferirlo è il New York Post che segnala che questa abitudine sta prendendo piede in particolare a New York City, Kansas City, Atlanta e Philadelphia. Almeno a livello teorico questa voce in più che si ritrova sul conto finale non dovrebbe sorprendere i visitatori stranieri che spesso sono abituati a pagare il servizio. Anche perché gli incassi di per sé sono in netta crescita in questo periodo e sarebbe un gran peccato che non ne possano beneficiare tutti i dipendenti di un esercizio.

I commenti dei lavoratori

«Sono stati tutti molto gentili. Sono rumorosi, allegri, davvero simpatici», ha raccontato Louise Daggett, cameriera del «McCarthy’s Pub NYC», al New York Post. «Ma – aggiunge – molti rimangono perplessi davanti al rituale americano di firmare lo scontrino e calcolare la mancia». Tant’è che Daggett non si tira indietro e si trova spesso a spiegare come funziona il sistema delle mance e perché è così importante.
Ma c’è anche chi si mette nei panni dei visitatori che, pur sapendo che negli USA la mancia è pressoché obbligatoria, decidono di limitarsi solo a saldare il conto: «Hanno già speso moltissimi soldi solo per arrivare fin qui. Personalmente non mi preoccupo troppo delle mance». A dirlo è Cathal Reynolds, barista del «Garvey’s Irish Pub» di New York e lo riporta sempre il New York Post.

Cosa dicono i tifosi

La BBC ha raccolto i commenti dei visitatori che in questi giorni si trovano negli USA per guardare le partite. Chris O’Flynn, dall’Australia, racconta ad esempio all’emittente inglese: «Continuo a trovare difficile capire perché questo sistema esista. In Australia c’è un prezzo fisso e si paga quello. Qui invece ci si aspetta una mancia e a volte non sai nemmeno quanto dovresti lasciare. Pagate meglio i vostri dipendenti. Dovrebbe essere il datore di lavoro, non il cliente, a garantire uno stipendio adeguato al personale».
La giapponese Maiko Asahi, invece, fa leva sui costi: «I prezzi sono già molto alti senza la mancia. Con la mancia diventano davvero eccessivi».
Insomma, forse i Mondiali stanno (ri)aprendo un dibattito sulla retribuzione del personale di sala negli Stati Uniti. Sarà interessante vedere gli effetti a lungo termine di quello che a prima vista sembrava solo uno shock culturale.

3 luglio 2026