di
Lara Sirignano

Catania, la ragazza era in una videochat con le amiche che hanno dato l’allarme salvandola. La pm: «Repressione? È anche una questione culturale»

Era in videochiamata con alcune amiche quando lui ha tentato di strapparle via il cellulare. «Lasciami», ha urlato lei tenendo stretto il telefonino. È stato allora che Francesco Patania, 33 anni, catanese, ha cominciato a strattonare e insultare la sua compagna davanti alle involontarie testimoni rimaste online. All’improvviso, lo schermo è diventato buio e si è sentito un urlo. Le amiche, che hanno assistito alla scena terrorizzate, hanno cercato di mettersi in contatto con lei, ma non riuscendoci si sono rivolte al 112.

Solo il loro intervento e l’arrivo delle Volanti della questura di Catania ha evitato il peggio. Una violenza a cui la famiglia di Patania non è nuova: il padre è stato arrestato ad aprile scorso con l’accusa di tentato femminicidio. Ha accoltellato per strada l’ex moglie, la madre del 33enne. La vittima ha subito diverse operazioni e per settimane è stata in prognosi riservata. Seguendo le indicazioni delle amiche della donna, gli agenti dunque sono arrivati alla sua abitazione. Il 33enne non ha aperto la porta e sono dovuti intervenire i vigili del fuoco per fare entrare i poliziotti. Patania era a letto fingendo di dormire, accanto a lui la compagna in stato di choc, con ferite e lividi sul collo e sul volto. Per terra diverse chiazze di sangue.



















































L’aggressore è stato fermato e portato in carcere. La vittima è stata soccorsa e affidata ai sanitari del 118 che, in ambulanza, l’hanno portata d’urgenza al pronto soccorso. Per i medici avrebbe cercato di strangolarla e le avrebbe provocato la frattura delle ossa nasali e un trauma cranico con emorragia cerebrale, aspetto che ha fatto temere conseguenze più serie. Soltanto nelle ore successive, la vittima è stata giudicata fuori pericolo, pur rimanendo ricoverata.

A febbraio scorso — i due stavano insieme da meno di un anno — in casa c’era stata una lite violenta e la polizia era intervenuta, ma la donna aveva poi ridimensionato l’episodio. Nel 2023, inoltre, Patania era stato protagonista di un’altra violenta aggressione, quella volta era toccato all’ex moglie.

«Questo episodio — dice il procuratore aggiunto di Catania Liliana Todaro, il magistrato che coordina il pool che si occupa di reati contro le cosiddette fasce deboli — è certamente un campanello d’allarme che conferma il rischio che crimini simili possano essere collegati a una cultura della sopraffazione che nasce in certi contesti familiari». Che determinati comportamenti violenti siano stati commessi dal padre e poi dal figlio è la spia di un ambiente in cui si respira una profonda «svalutazione della figura femminile». Una riflessione che riporta l’attenzione sulla «necessità di intervenire sulle giovani generazioni — spiega la magistrata — e di percorrere la strada dell’approccio culturale, oltre che di quello repressivo».

E in questa storia il modello familiare ha certamente avuto un peso nella riproduzione della violenza. Il padre di Patania era appena uscito di galera quando, ad aprile scorso, aggredì l’ex moglie in strada, nel quartiere popolare di Picanello, a Catania. I due si erano separati tre anni prima. Il giorno dell’aggressione si presentò in scooter sotto casa della vittima. Litigarono, lui tirò fuori un coltello da cucina e la colpì più volte. La ex tentò di fuggire cercando riparo e aiuto in un negozio, ma lui la raggiunse e la ferì gravemente. Dopo l’aggressione riuscì a scappare a piedi, lasciando sul posto lo scooter e l’arma. I carabinieri risalirono a lui in poche ore. A loro disse di aver perso la testa perché la donna non gli faceva vedere i figli, ma negò la premeditazione. Una delle coltellate sferrate mancò il cuore della vittima per pochi millimetri.

3 luglio 2026