Domani alle 18.30 don Franco Cencioni verrà festeggiato, possiamo dire così, quasi in casa, essendo legato all’avvocato Giovanna Berti, titolare delle Terme Marine Leopoldo II, alla famiglia Berti, da una parentela che è sempre stata occasione di vicinanza e di grande rispetto. Ma la scelta di don Franco di partecipare ad un talk show fatto solo di affetto e semplicità, e di auguri per i suoi 100 anni, è anche perché le Terme Marine gli ricordano Marina di Grosseto e soprattutto Villa Gaia dove il ’prete di Maremma’ ha trascorso alle Colonie tanti anni, con centinaia di bambini che avevano bisogno, nella terra della ’mala aria’ di ’aria buona’. Marina è nel cuore di monsignor Cencioni. E il conduttore del talk show poi, Giancarlo Capecchi, è l’amico da più di mezzo secolo che ha scritto per don Franco il libro della sua storia, raccontata in prima persona. Libro esaurito purtroppo da tanti anni, e che verrà mostrato solo in copia per ricordare la foto simbolica della copertina.
Tutti sono invitati a partecipare, il general manager della struttura Amedeo Vasellini ricorda che ingresso e parcheggio sono gratuiti. Tra le tante sorprese di domani che gli faranno gli amici, Banca Tema, il Comune di Grosseto, il Coro dei Concordi, Dominga Tammone, non mancheranno una ballata di Mauro Chechi e un acrostico di Piero Meini.
Ma don Franco, come ha sentito la vocazione?”Oggi, a 100 anni di età, è difficile rispondere. La decisione l’ho presa da grande, una riflessione durata fino alla vigilia della mia consacrazione a sacerdote, avvenuta il 23 dicembre 1950. Il Padre Eterno si serve sempre di vie sconosciute. Proprio Lui ha voluto che ’qualcuno’ mi prendesse, ancora ragazzetto, in una famiglia non certo agiata ma sana, molto unita, in un momento particolare, quando si scoprì che questo ragazzotto non era idoneo a quello che era destinato a fare nella vita: il minatore”.
E quindi cosa accadde?”Mio babbo, oltre che trovare la disponibilità della maestra – eravamo nel 1937 – che mi aveva accompagnato per cinque anni e che mi accolse come uditore, per la passione che avevo dimostrato per gli studi, mi mandò da un sarto, Augusto Benocci, che viveva, orfano di padre, con la mamma Carola a Montorsaio: un ex salesiano che era diventato un ottimo sarto seguendo l’insegnamento di don Bosco, al quale si devono le scuole di arti e mestieri”.
Era un po’ uditore e un po’ sarto.. però diventò prete?”E’ vero, iniziando il percorso praticamente nel 1938, quando don Amleto Pompili e monsignor Ginnetti che indicò a don Pompili, per me, la Congregazione di don Orione a Tortona, mi avviarono in questo Istituto prestigioso e aperto alle esigenze degli umili. Fu tenuto conto infatti che la mia famiglia non avrebbe potuto sostenere il costo della retta al seminario di Grosseto (160 lire al mese) perchè mio babbo, come minatore, ne prendeva appena 250. E anche il ’Tolomei’ di Siena mi fu precluso in quanto, seppure vincitore di semiconvitto, la spesa era addirittura superiore a quella di Grosseto: inaccessibile quindi per la famiglia Cencioni”.
Il resto don Franco lo racconterà domani non solo rispondendo alle domande di Capecchi ma anche a quelle del pubblico, perché questo sarà un talk show dove il legame fra platea e ospite sarà quanto mai forte. E il sacerdote sarà pronto a rispondere (“Finché avrò forza”, dice) alle domande di chi vorrà sapere qualcosa di più.