di
Greta Privitera

La premio Nobel iraniana: «La nuova Guida suprema è un fantasma»

Shirin Ebadi è la prima giudice iraniana, un ruolo che la Repubblica islamica le toglie subito dopo la Rivoluzione, perché una donna è incapace di emettere sentenze valide. Da quella ferita, invece di arrendersi, nasce la sua seconda vita: diventa avvocata per i diritti umani, anche per rimediare all’errore di aver creduto, da giovane, in quella stessa Rivoluzione che la spoglia di tutto. Quella scelta le vale il Premio Nobel per la Pace, e oggi vive in esilio a Londra, dove continua a lavorare per un Iran libero e democratico.
 
Quanti sostengono ancora il regime? 
«Non molti, lo sappiamo dal numero delle persone che sono andate a votare nelle ultime elezioni, nel 2024, avvenute prima del massacro di gennaio, una strage che secondo le stime degli analisti ha causato fino a 40.000 vittime. Non dimentichiamo che sono passati solo sei mesi, e mentre quegli uomini celebrano alla grande la morte del leader, le famiglie di chi non c’è più non dimenticano ciò che hanno subito. Posso affermare con certezza che oggi solo il 15% della popolazione iraniana sostiene la Repubblica islamica, che, nonostante finga forza e compattezza, è molto più debole di quanto non fosse prima dell’inizio della guerra». 

Che cosa è rimasto davvero degli ayatollah? 
«Il loro leader supremo è stato ucciso, così come molti altri comandanti e ufficiali. Non sappiamo nemmeno se l’attuale Guida, Mojtaba Khamenei, l’adorato figlio, sia vivo o morto: non abbiamo mai visto una foto, e la sua voce non si è mai sentita dopo l’elezione dell’8 marzo». 



















































Che cosa prova guardando le immagini di questo funerale infinito? 
«Penso a una cosa sola: invece di spendere tanti soldi per dire addio a un dittatore, sarebbe stato molto meglio destinarli a chi non può permettersi di mangiare, a chi, per colpa del governo, non ha nemmeno un tetto. Sono tantissimi in Iran. Spero che durante le cerimonie ci sia almeno l’opportunità per queste famiglie di consumare un pasto. Ho in testa solo i milioni di poveri che vedono tutti questi soldi spesi per nulla. Mi fanno arrabbiare le continue ingiustizie che il mio popolo è costretto a subite».

Qual è la differenza tra la Repubblica islamica di oggi e quella dei funerali di Khomeini, del 1989? 
«Alla morte di Khomeini il regime era molto più forte, così forte da non aver bisogno di una settimana di celebrazioni per convincere il mondo della propria legittimità e del proprio sostegno popolare. Il Paese era completamente nelle mani degli ayatollah. Oggi invece non è chiaro se esista un vero leader o se ci sia qualcun altro che parli al suo posto. Davvero, il fatto che non si presenterà nemmeno ai funerali del padre, della moglie e dei figli aumenta il dubbio sulla sua salute». 

A un certo punto, durante la guerra, alcuni, tra cui lei, hanno pensato o sperato che i mullah potessero cadere. 
«Nonostante io sia contro ogni conflitto, quando sono iniziati i bombardamenti, sapevo che avrebbero indebolito il potere; e in effetti molti dei loro uomini sono stati uccisi. Per quanto usino la carta di Hormuz e del nucleare, al loro interno sono più deboli e paranoici». 

Lei ha anche sostenuto il principe Reza Pahlavi: perché? 
«Semplice, perché è l’unico ad aver dichiarato la propria disponibilità a guidare un periodo di transizione, fino ad arrivare a un referendum libero in cui gli iraniani possano scegliere la forma di governo, repubblica o monarchia. Al momento è l’unico che si è proposto per questo ruolo di traghettatore. Pur essendo il principe ereditario della dinastia Pahlavi, ha più volte dichiarato di non avere alcuna pretesa dinastica legata alla sua candidatura. E io voglio solo che il popolo iraniano sia libero di scegliere che vita vivere». 

A proposito del popolo iraniano: arriverà il giorno della liberazione? 
«Gli iraniani e le iraniane si libereranno da soli, attraverso la disobbedienza civile che continua ancora oggi. Il regime non è stato capace di rispondere ad alcuna richiesta del popolo. Non lo ha mai fatto. Sono convinta che la vittoria della gente è vicina. Non è possibile prevedere una data, ma accadrà».

4 luglio 2026 ( modifica il 4 luglio 2026 | 22:36)