CREMONA – Si prendano Breugel e Bosch, i tanti fiamminghi che si sono cimentati con la natura morta, ma anche l’Espressionismo e il Surrealismo, Lucian Freud: è ‘un oscuro scrutare’ – il titolo richiama un romanzo di Philip Dick – la personale di Matteo Lupatelli aperta da oggi al 29 agosto al Museo di Storia naturale.
Il luogo non è casuale, visto che la mostra è frutto di una riflessione sulla realtà e sulla natura, sulla trasformazione di fiori, piante e oggetti, sulla metamorfosi delle forme e la caducità della vita. «Questa mostra – conferma la conservatrice Anna Mosconi – si inserisce in un percorso espositivo che il museo pratica da sempre e che ha come protagonista la natura. Inoltre siamo particolarmente contenti di aver riportato a casa un artista cremonese che in città manca da anni e che invece riteniamo sia giusto far conoscere meglio e valorizzare».

Matteo Lupatelli, Rodolfo Bona e Anna Mosconi
Nato nel 1963, formato all’Accademia di Brera, Lupatelli ha affiancato la pittura alla professione ‘vera’ di illustratore di libri per bambini e ragazzi, e infatti in una vetrinetta spuntano coniglietti, elefantini, draghetti, un bulldog e gabbiani sapienti. È figlio d’arte – suo padre era Antonio Lupatelli, il leggendario Tony Wolf ‘papà’, tra gli altri, di Pandi – e la mostra è in effetti figlia di una vita vissuta tra pennelli e colori, mostre e musei, cataloghi d’arte.

«Lupatelli è un artista cremonese, ma è innanzi tutto un artista» – sottolinea l’assessore alla Cultura Rodolfo Bona. Le sue opere mi hanno colpito da subito, prima guardando le riproduzioni e poi osservandole dal vivo. È un bene che siano uscite dalla cantina in cui l’autore le conserva, l’auspicio è che in molti le vengano a scoprire anche perché la mostra segue quelle dedicate di recente agli artisti contemporanei cremonesi, da Giordano Garuti a Michele Mascarini.

Le opere esposte sono state realizzate da Lupatelli negli ultimi dieci anni e sono il frutto di una riflessione sulle opere di Hieronymus Bosch, dei Breugel, delle nature morte fiamminghe. È una riflessione sulla forma, oltre che sulla natura, che arriva alla forma deformata di Lucian Freud.

«In effetti manco da Cremona da ventisette anni – ha ammesso Lupatelli -, lavoro da tempo su Bosch, Breugel, i fiamminghi e anche su Grünewald, che però ho escluso da questa mostra perché sarebbe stato fuori tema».
I primi dipinti esposti sono tre autoritrattti, che possono ricordare l’Espressionismo di Emil Nolde, ma anche un Van Gogh al quadrato. L’uso dei colori è spregiudicato, al limite del lisergico. In un paio di opere sono raffigurati i processi intestinali, una serpentina di viscere messe a nudo con ironia, quasi un esperimento anatomico.

La galleria del museo ospita diverse opere di evidente ispirazione boschiana, in un affastellarsi di creature immaginifiche e fantastiche, protagoniste di un bestiario poliformico, divertente e mostruoso. Creature, appunto: nate da un sogno (o da un incubo), fantasticherie, chimere, dettagli di ali, zampe o branchie che spuntano in un caos da inizio o fine del mondo. Un caos coloratissimo, come coloratissime sono le nature morte esposte sulla parete di fronte: fiori, frutta, suppellettili, una farfalla e pure un topo emergono dallo sfondo scuro.
In effetti sono nature non morte, ma vive: l’arte ha bloccato l’inevitabile disfacimento di forma e sostanza, fissandolo in un eterno presente.

