di
Redazione Cronache
L’ex direttore di «Chi» ha raccontato al «Giornale» i mesi dopo la pubblicazione delle chat private: «Mi sono isolato nella bolla». Il silenzio degli amici, la rivendicazione del privato, l’accusa di abuso di potere respinta: «Rifarei tutto. Non ho fatto nulla di cui vergognarmi»
«Sono felicissimo che non ci sia più nessuno sul mio carro. Ma voglio che non salga più nessuno». Alfonso Signorini sceglie l’immagine più dura per raccontare il dopo: non solo l’esposizione delle sue chat private, ma il vuoto rimasto attorno. Il silenzio di chi, dice, si professava fratello o amico e poi è sparito.
La bolla
Nell’intervista al Giornale, l’ex direttore di Chi racconta di essersi costruito una bolla. «Non come vivere: come sopravvivere». Perché, spiega, quando si finisce «al centro di un clamore mostruoso» bisogna reggere l’urto. Alla domanda su chi non ce la fa, risponde con due parole: «Si ammazza». Lui dice di essersi salvato con la coscienza, la fede, i suoi avvocati, una garanzia economica e soprattutto il compagno, che gli è rimasto accanto.
La ferita
La ferita più profonda resta il tradimento percepito da lui: «A parte la gogna, il silenzio di certe persone che si professavano fratelli, amici». Persone che in passato gli avevano scritto biglietti, lettere, parole di affetto e stima, e che poi sono «letteralmente sparite».
Per Signorini non è solo una questione personale: «Tacere significa essere conniventi con un sistema che potrebbe colpire chiunque». Rivendica il diritto alla vita privata: «Se non commetti reati, non puoi essere privato di questa libertà». E sull’accusa che non gli è andata giù, quella di abuso di potere, replica: «Io non ho mai considerato il potere». Tornerebbe indietro? «Rifarei tutto. Non ho fatto nulla di cui vergognarmi».
L’opera
Adesso nella bolla ci sono musica, teatro, scrittura, viaggi, affetti. La televisione resta una possibilità: «Non è detto. Non escludo che la televisione torni nella mia vita». Ma lo slancio, dice, glielo ha ridato l’applauso all’Arena di Verona dove ha firmato l’allestimento della «Bohème»: «Niente parole ma mi è arrivato al cuore».
5 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA