I dati ci dicono che tra il 6,8% e il 10,1% della popolazione italiana soffre di calcolosi renale, con un picco di incidenza tra i 30 e i 60 anni

Daniele Particelli

5 luglio – 15:10 – MILANO

D’estate aumentano i rischi per la salute dei nostri reni. Temperature elevate, sudorazione intensa e disidratazione rappresentano dei fattori critici che possono portare alla formazione di calcoli renali e, nei casi più gravi, a episodi di insufficienza renale acuta. La Società Italiana di Nefrologia (Sin) ogni anno invita i cittadini a intensificare le misure preventive durante i mesi più caldi dell’anno, anche alla luce dei cambiamenti climatici che prolungano i periodi di caldo torrido.

L’estate è pericolosa per i reni—  

I dati più recenti ci dicono che tra il 6,8% e il 10,1% della popolazione italiana soffre di calcolosi renale, con un picco di incidenza tra i 30 e i 60 anni e una tendenza più marcata tra gli uomini. In circa un terzo dei casi, poi, i calcoli tendono a ripresentarsi entro 5-10 anni dal primo episodio, specie in estate, quando le perdite di liquidi sono maggiori e le urine si concentrano.

“I reni sono organi silenziosi ma vitali e dipendono fortemente dall’equilibrio idrosalino per funzionare correttamente. La disidratazione è uno dei principali fattori di rischio per la litiasi renale. Quando sudiamo molto, il nostro organismo perde acqua e sali, le urine diventano più concentrate e si favorisce la precipitazione dei sali, come ossalati e calcio, responsabili della formazione dei calcoli”, ha spiegato Luca De Nicola, presidente della Sin e docente all’Università Vanvitelli di Napoli.

Il rischio nei mesi più caldi dell’anno non si limita soltanto alla calcolosi. Nei soggetti più vulnerabili, come gli anziani, la prolungata perdita di sodio e liquidi può comportare un calo della pressione arteriosa, una riduzione della perfusione renale e portare anche a insufficienza renale acuta.

come difendere i reni da calcoli e insufficienza renale—  

I calcoli renali, nella maggior parte dei casi composti da ossalato o fosfato di calcio (80-90%), possono manifestarsi con coliche violente, paragonate per intensità al dolore da parto. Si tratta di un dolore acuto e trafittivo, localizzato nella zona lombare e irradiato verso l’inguine. I casi meno gravi, con calcoli inferiori al centimetro, possono risolversi spontaneamente con idratazione e terapia medica, mentre quelli più grandi possono richiedere litotrissia o un intervento chirurgico.

La miglior cura, sottolineano gli esperti, è la prevenzione, ancora di più in estate quando i rischi sono maggiori. La parola d’ordine è una sola: idratazione. La Sin raccomanda di bere almeno 3 litri di acqua al giorno per chi ha già sofferto di calcoli o vuole prevenirli. Un valido aiuto, però, arriva anche dall’alimentazione: frutta, verdura, tisane e in alcuni casi il citrato di potassio aiutano a mantenere un profilo urinario protettivo. Al contrario, secondo gli esperti andrebbe limitato il consumo di carne rossa, spinaci, crusca e frutta secca che possono favorire la formazione di cristalli nelle persone predisposte.

Occhio alla pressione e al sale: i consigli per gli anziani—  

La Sin sottolinea che particolare attenzione debba essere riservata agli anziani, che hanno una minore capacità di trattenere il sodio. Se la pressione arteriosa è nella norma (130/80 mmHg) e non vi sono segni di scompenso cardiaco o epatopatie, l’assunzione di sale va aumentata leggermente nei mesi estivi, per evitare pericolosi cali di pressione e danni alla perfusione renale.