di
Francesca Scorcucchi

L’attrice interpreta una boss della malavita in «Lucky». «Noi donne ci siamo liberate degli stereotipi in cui eravamo imprigionate»

Una carriera lunga quarant’anni e cinque candidature all’Oscar distribuite in tutto l’arco temporale, per Rischiose abitudini (1991), American Beauty (2000), Being Julia (2005), I ragazzi stanno bene (2011) e Nyad (2024). Annette Bening ha attraversato Hollywood senza diventarne schiava, alternando la cura della famiglia al cinema d’autore, le commedie sofisticate ai drammi psicologici, e riuscendo a dare vita a donne interessanti e complicate. Succede anche in Lucky, sette puntate su Apple TV (il 15 luglio i primi due episodi, poi uno alla settimana sino al 19 agosto). La serie vede protagonista Anya Taylor-Joy nei panni di una donna costretta a confrontarsi con il proprio passato e con una potente organizzazione criminale. 

Annette Bening è Priscilla, boss della malavita, madre tossica, suocera terribile. «Priscilla è una sociopatica — ammette Bening —. Credo che recitare permetta di vivere esperienze che nella vita reale non vorresti mai fare. È terapeutico: un po’ come nei sogni, ti ritrovi in situazioni impossibili. Ogni personaggio che ho interpretato in carriera è stato un esercizio per vedere il mondo attraverso gli occhi di qualcun altro, un esercizio di empatia. Non assolvo mai i miei personaggi, cerco di comprenderli».



















































Lucky è una storia di tradimenti. Di un marito verso la moglie, di una madre verso il figlio. Niente di più distante dal senso di famiglia di Annette Bening, sposata da 34 anni con Warren Beatty. I due si sono conosciuti nel 1990 durante un pranzo di lavoro organizzato per discutere del film Bugsy. Beatty la volle come protagonista e, secondo un aneddoto raccontato più volte dal regista Barry Levinson, appena uscì da quel primo incontro disse: «La amo. La sposerò». 

Lo fecero nel 1992, pochi mesi dopo la nascita del primo dei loro quattro figli. «Ho sempre voluto fare la madre. Quando i ragazzi erano piccoli quasi sparivo dal lavoro, giravo un film e poi tornavo a casa per molto tempo». Come tante donne, racconta di aver avuto paura. «Mi chiedevo se dedicarmi completamente ai bambini, se giocare sul pavimento con loro avrebbe finito per spegnere la mia passione per il cinema». Oggi conosce la risposta. «Quello che allora non sapevo è che i figli crescono e un giorno ti ritrovi di nuovo a poterti sedere la mattina con un libro in mano. È una fase bellissima della vita». 

Ma solo con un libro in mano Bening non riesce a stare, al contrario del marito. «Ho appena compiuto 68 anni e mi piace lavorare più che mai. Mi sento molto più libera oggi. Warren si diverte in pensione, mentre io mi diverto a lavorare. Posso viaggiare, fare progetti diversi, seguire la mia curiosità. È bello essere una veterana». Ora, da veterana, può scegliere i ruoli da interpretare e constata: «In quarant’anni molte cose sono cambiate per le donne a Hollywood». 

Aveva iniziato interpretando la ragazza di un boss della mala in Miami Vice e ora, in Lucky, è lei stessa il boss crudele. «Miami Vice era una serie molto elegante, ma io mi sentivo decisamente confinata nello stereotipo della fidanzata del cattivo. Oggi sono io che sparo alla gente… Noi donne ci siamo finalmente liberate di tutti quegli stereotipi nei quali siamo rimaste imprigionate per così tanto tempo, e io sono stata fortunata a poterne beneficiare». 

4 luglio 2026 ( modifica il 5 luglio 2026 | 08:25)